venerdì 17 ottobre 2008

Sul ricordo di sé (parte 2)

Il seguito dell'articolo di Iro sul ricordo di sé.
Buona Lettura,
E.

Sul ricordo di sé
(parte seconda)


Rifacendomi alla prima parte di questo scritto, volevo citare ancora alcuni esempi su cosa può sembrare terzo stato. Dei momenti particolari possono presentarsi innanzi a noi come stati più alti e probabilmente da un certo punto di vista lo sono, ma veleggiano ancora dentro le sponde del secondo stato. Dato che una grossa parte del Lavoro è quella di mettere ordine nel centro intellettuale anche perché è il centro più lento, quindi quello più abbordabile e poiché per lungo tempo i tentativi di ricordarci di noi sono prettamente di carattere intellettuale, potrebbe capitare di trovarci nella posizione in cui un centro osserva un altro centro.

Ripetuti e ferrei tentativi di indurre il terzo stato a partire dalle parole, cercando di formularlo intenzionalmente con il pensiero, possono talvolta scollegare momentaneamente i centri, possono spezzare per un po’ certe catene, certi meccanismi e permettere così al centro intellettuale di osservare sorpreso e stupito quanto veloce, abile e preciso sia il centro motorio e quanta facilità e memoria abbia nel destreggiarsi ovviamente con ciò che lo riguarda come i movimenti del corpo, gli spazi tridimensionali, il ricordarsi le strade percorse, il sapersi orientare, il ricordarsi le forme e le posizioni.

Così, come esiste la possibilità di vedere il pensiero scollegato dal movimento, è possibile pure - a seguito di intensi attriti spesso legati a relazioni sentimentali e interpersonali - trovarsi in un’altra parte intellettuale - un po’ più rapida però - a osservare il centro emozionale vivere i suoi sentimenti, la sua vita, le sue illusioni, pulsioni, passioni, piaceri e dispiaceri, sconnesso dagli altri centri comunque, sempre un centro che ne osserva un altro e non una veduta dell’insieme dei centri che ricevono correttamente il loro cibo, ovverossia le impressioni che entrano, si dividono in tre parti e vanno a ricadere ciascuna su ogni cervello, portandoci a quel processo che ricade sotto la definizione del comprendere.

Ah … già … dimenticavo di dare la giusta attenzione al centro istintivo, proprio ora sta reclamando il caffè e quindi me ne sono ricordato, ma direi che non passa certamente inosservato e, per includere pure lui nel processo di un centro che ne osserva un altro, basta provare a cambiare delicatamente il nostro regime alimentare come ad esempio bere un caffè di meno al dì o un cambiamento meno delicato come il non assumere zuccheri per un’intera giornata o il seguire una semplice dieta (magari ci farebbe pure bene perdere qualche chilo), per osservare le sue rivendicazioni a proposito e tastare con mano più da vicino quale significato potrebbe assumere per noi sotto questa nuova luce, una parola con la quale, spesso ci si riempie la bocca senza avere la minima idea di che cosa sia, come si eserciti e nemmeno come funzioni, un potere che crediamo di possedere ma che non abbiamo e che passa sotto il nome di volontà. Il ricordare noi stessi è strettamente connesso con lo sviluppo della volontà come potrebbe essere altrimenti? Non possiamo contare sugli accadimenti, moriremo di fame e inoltre, il pensiero senza volontà andrebbe nelle direzioni cui è sempre casualmente ed erroneamente andato, schiavo dei sentimenti, degli istinti, dei movimenti, completamente incapace di pensare per conto suo senza distrazioni.

Le descrizioni finora citate riguardo cosa potrebbe sembrare il terzo stato, mirano a portare solamente un po’ più d’informazione al viandante della Quarta Via impegnato nel non facile percorso del ricercare innanzitutto la verità su se stesso e non a respingere e rifiutare talvolta con veemenza cosa non è ricordo di sé, risultato questo abbastanza comune e che procede autonomamente come tutte le ottave che ricadono sotto la legge dell’accidente quindi, proviamo a vivere ciò che stiamo vivendo senza necessariamente catalogarlo se non lo comprendiamo e lasciamo invece che l’esperienza sia ciò che è, che faccia il suo corso.

Se vogliamo imparare a ricordare noi stessi veramente noi stessi, emozionalmente, dobbiamo passare, anzi penetrare interamente con il nostro essere tutti i mondi che ci abitano compresi quelli più bassi e infimi, quelli che non vorremmo mai vedere, quelli che ci fanno sussultare solo all’idea di entrarci in contatto perché mettono in discussione le nostre più tenaci convinzioni, sono proprio li che vi risiedono le paure più radicate e profonde strettamente legate alle nostre debolezze e/o caratteristiche principali e in un modo o nell’altro poco a poco, dovremmo esporci a loro ed abbracciarli che ci piaccia o no altrimenti il Lavoro si inceppa e come si sa - per usare un detto popolare - “prima o poi tutti i nodi vengono al pettine”.

Può darsi che diverremo abili nel ricordarci di noi alla luce di casa nostra ma potremmo dire lo stesso in una strada buia di periferia?
Può darsi che diverremo abili a ricordarci di noi alla luce di un Monastero Tibetano ma potremmo dire lo stesso quando aspettiamo da ore in fila ad uno sportello?

Il ricordo di sé è la luce di casa nostra, la strada buia di periferia, il Monastero in Tibet, l’essere in una lunga fila a uno sportello, è questo e molto altro, molto di più … è essere coscienti di noi stessi nel posto dove ci troviamo e del posto che ci troviamo, è verità, sincerità, è il pensiero il sentimento e il movimento fusi all’unisono in ogni piccola parte del nostro corpo, il respiro pregno dei sensi, del sentimento di sé e del pensiero, è unificazione, compassione, è trasformare le emozioni negative in essere, in presenza, è amare senza aspettative … ma tutto ciò, va preso con relatività perché il terzo stato ha gradi, così come gli altri stati ne hanno.
Forse, il pieno ricordo di sé è raggiunto solo nel quarto stato di coscienza, stato nel quale si aggiunge un aspetto di consapevolezza che ha sapore intellettuale oltre alla predominante emozionale già circolante, che si espande omnidirezionalmente intorno a noi proprio così come l’irradiarsi della luce del Sole, con la luce dall’alto che ci illumina e l’attenzione armoniosamente divisa in tre parti distinte, definite, indissolubili.

Se il terzo stato ha un aspetto emozionale che lo caratterizza, il quarto forse contiene più un aspetto intellettuale, anche se entrambi includono emozione, comprensione. Se dal punto di vista del terzo stato il secondo sembra arido, inanime, il terzo stato visto dal quarto, sembra contenere delle forti limitazioni alla consapevolezza, sarebbe come l’essere costretti a viaggiare in una piccola stanza avendo invece a disposizione un intero Sistema Solare.

Gradirei concludere questa seconda parte con il proposito di scriverne una terza - a patto che me ne ricordi - riguardo cosa può indurre, richiamare e stimolare il Ricordo di sé, vedremo che ne pensa il Fato … se mi sarà propizio e mi accompagnerà nella tana del bianconiglio o dovrò andarci da solo e francamente, andarci da solo mi fa un po’paura … ma forse questo fa parte del pagamento.

“ Fili di luce si diramano, in tutte le direzioni, si espandono salgono verso il cielo, collegano gli esseri viventi e tutto il creato con i mondi sovrastanti in un continuo scambio di energie, si espandono verso i pianeti, verso il sole, verso questo Sistema Solare, verso mondi fuori da questo Sistema Solare.
Tu, uomo, che cammini eretto sul vialetto dietro casa, puoi divenire consapevole dell’incommensurabilmente grande universo che ti circonda come palpabili petali di rose, le enormi distanze non significano più separazione ma unione, le enormi distanze hanno un inizio e una fine completandosi a vicenda, ciò che hai sempre creduto fosse spazio vuoto è invece vita, ricco di vita vibrante che fluttua, che scorre come in un’incessante e instancabile danza cosmica.
Tu, uomo, puoi contenere un universo ed espanderti in esso, tutti i mondi sono in te e tu sei tutti loro, l’infinitesimamente grande è vivo e presente in te come l’infinitesimamente piccolo a tal punto che il pianeta sul quale poggi i piedi ti sembra talmente minuscolo da perdere l’equilibrio, ti sembra quasi di cadere, la consapevolezza si espande in ogni direzione come la luce del Sole, fino ad accarezzare le stelle e tu, uomo, con tutte le tue paure, con tutte le tue preoccupazioni, con tutta l’importanza che ti dai, dove sei ora? ”

Iro, settembre 2008

8 commenti:

marcello ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=3vV8b5UIhmc

L'ultima parte di questo scritto mi ha fatto ricordare la Teoria delle Stringhe

Kuri ha detto...

grazie del link, le stringhe sono viste come gli idrogeni o sbaglio ?

Minimo ha detto...

Scusate se m'intrometto ancora una volta e perdonate la prolissita’, ma ho letto, con attenzione questa volta, l'intero articolo di Iro.
Siccome mi pare di aver sentito G. rigirarsi nella tomba, mi trovo nella scomoda posizione di dover criticare alcune idee cosi’ come sono state esposte.
Solo per amore della chiarezza del sistema cosi' come lo conosco.
Ho trovato varie imprecisioni nell'articolo, molte approssimazioni, alcune cose impossibili da verificare.
Alcuni gia' si troveranno a reagire a queste parole, come fossero attaccati personalmente. Non e' cosi'.
Cercate solo di rimanere aperti, senza necessariamente prendere una posizione.
Voglio dare il mio punto di vista, in modo che sia possibile valutare le cose in modo piu' oggettivo.

Un'idea che appare nella prima parte dell'articolo e' come i movimenti siano piu' controllati e deliberati nel terzo stato.
Siccome questa idea viene un po' ripetuta in tutto l'articolo, l'affronto qui. La deliberatezza dei movimenti non ha nulla a che vedere con il terzo stato. E' come un esercizio, si usa per vedere certe cose.
La coscienza e le funzioni (in accordo con la quarta via) sono indipendenti. I movimenti del corpo possono essere lenti, veloci, assurdi, non fa alcuna differenza. Altrimenti il movimento deliberato sarebbe indice di presenza, e molti lo pensano ed attuano, rendendo cosi' le funzioni e la coscienza strettamente collegati.
Esempio stupido ma efficace: improvvisamente, nella giungla, vi trovate inseguiti da una tigre, sarete immediatamente nel terzo stato, ma starete anche correndo come dei forsennati, senza alcun controllo sui vostri movimenti, e sarebbe stupido che cercaste di farlo.
Tutto il lavoro sui movimenti od osservazione dei centri viene fatto nel secondo stato, nel terzo, non solo non c'e' bisogno di tale lavoro, ma sarebbe controproducente.

Altro: il maggiordomo viene indicato come una parte precisa della macchina, risiede nel re di cuori, e' l'unica parte che ci permette di alzare gli occhi al cielo.
Questa idea non l'ho trovata in nessun libro della quarta via (il re di cuori intendo), magari mi scordo qualcosa.
Non vedo come sia verificabile che una parte del genere esista, ed ammesso che esista non ne vedo l'utilita'(anche del maggiordomo devo aggiungere). Se questo re di cuori e' l'unica parte che mi permette di fare certe cose che differenza fa nel mio lavoro? Ho creato una parte in me e ho deciso che fa un certo lavoro, a cosa serve?
Non viene spiegato. Anche in termini pratici che vuol dire?

Altro: le persone nel terzo stato non sono viste come nemici ma in modo piu' emozionale ( in contrasto con il centro istintivo).
Questo dipende dalla situazione. Se si cammina in un vicolo buio in New York, sarebbe inopportuno essere emozionalmente disponibili, ne verreste spiacevolmente sorpresi.
Cosi' come nella guerra del vietnam molti veterani tuttora lamentano di non poter vivere con la stessa intensita’ con cui vivevano nella giungla. Certo avere lo stesso atteggiamento in una serata conviviale co amici sarebbe assurdo.
Sicuramente il centro istintivo era super-attivo in uno stato di guerra, ma questo non vuol dire che lo stato fosse di minor valore di uno emozionale. Ancora una volta la differenza tra funzioni e coscienza e’ evidente. Si puo’ essere nel terzo stato indipendentemente dal centro in cui ci si trova nel momento.
E’ importante capire bene la differenza tra funzioni e coscienza.

Ancora: differenza tra personalita’ ed essenza.
Un’altra cosa quasi impossibile da verificare, Negli esempi riportati, l’essenza sembrerebbe questo stato semi-infantile in cui ci si libera di pregiudizi e timori e si fanno cose (come il correre sui prati a piedi nudi ecc…).
Il fatto e’ che per molte persone, quella sarebbe la falsa personalita’ (che si comporta come fosse libera), infatti, in uno stadio intermedio del lavoro, succede proprio questo, le persone imitano i comportamenti di quella che ritengono essere l’essenza (hanno sviluppato la falsa personalita’ del lavoro).
Non e’ un grande male in se’, ma invece di combattere la menzogna, la si rinforza. Il tutto nasce dal credere di poter differenziare tra le due in maniera formatoria.
Non si puo’ (a parte in casi limite) distinguere tra personalita’ ed essenza. Queste sono idee date come strumenti lavorativi, non come dati di fatto. Se presi alla lettera creano confusione.


Che l’essenza non sia il terzo stato, ci riporta all’idea di funzioni e coscienza, si puo’ essere nel terzo stato in essenza, ed anche in falsa personalita’. Ad esempio, si puo’ verificare che si puo’ esprimere emozioni negative (anche feroci) ed essere in un terzo stato. Si osserva, mentre si urla o si e’ identificati (spero di no, ma capita), che non ci si puo’ fare nulla, ma qualcosa e’ capace di osservare imparzialmente che si e’ in balia delle proprie emozioni in quel momento (non e’ il centro intellettuale per chi volesse saperlo).
Ossia la falsa personalita’si esprime (uno dei pochi casi in cui si puo’ esser certi, secondo la quarta via) eppure si e’ nel terzo stato.

Si parla anche del tentativo di ricordarsi di se’ nel centro intellettuale.
Questo e’ impossibile, e’ non solo il centro piu’ lento, ma anche un solo centro, e come sappiamo ne occorrono almeno due (?) o tre. Viene anche detto che una parte piu’ rapida del centro intellettuale (quale?) osserva i movimenti piu’ rapidi del centro emozionale. Anche questo e’ impossibile. Il centro non puo’ cambiare velocita’ a piacimento. Se qualcosa osserva il centro emozionale, non e’certo il centro intellettuale.

Viene detto che il ricordare se’ stessi sia connesso alla volonta’ (testualmente; come potrebbe essere altrimenti?).
Molto difficile da verificare, un grande numero di dottrine afferma l’esatto contrario.
Si dovrebbe spiegare meglio cosa sia questa volonta’ e come svilupparla.
Personalmente, gli stati piu’elevati sperimentati nella mia vita sono stati completamente disconnessi dalla mia volonta’, sono capitati e basta. Anche ora e’ cosi’, non ha niente a che vedere con quello che faccio.
L’unico quarto stato (se dobbiamo definirlo cosi’), l’ho ‘ricevuto’ prima di aver cominciato qualsiasi lavoro su di me.
Inoltre, non ho incontrato ancora nessuno che abbia ottenuto questa mitica volonta’.

Si cita come parte importante del lavoro l’osservazione delle parti piu’ infime della macchina.
Sono d’accordo con l’idea, ma usare termini come infimo o simili, denota gia’ un giudizio che non dovrebbe essere parte dell’osservazione. Tutte le parti della macchina devono essere viste come uguali, alcune utili ed altre inutili, ma il giudizio di migliore o peggiore colora troppo il lavoro, rischia di scindere le cose in quelle che ci piacciono e quelle che non ci piacciono, anche qui potrebbe subentrare la falsa personalita’ dello studente.

Piu’ volte si nomina la differenza di gradi del terzo stato.
Non solo non capisco cosa si voglia dire, ma non vedo neanche l’importanza di questa informazione. Se sono nel terzo stato, certamente non mi preoccupo di quale grado questo sia, infatti, di solito, non c’e’ alcuna attivita’ mentale. La descrizione dei diversi gradi puo’ solo essere successiva e derivata dal centro intellettuale che cerca di spiegare cose che non puo’ capire.

Si definisce il quarto stato come uno stato dal sapore piu’ intellettuale del terzo, ed inoltre come il quarto stato osservi il terzo.
Qui e’ difficile dire le cose con assoluta certezza, se si ha avuto esperienza del quarto stato, di solito non si ricorda molto di quello che succede (come dice anche G.), e chiunque puo’ dire un po’ quello che vuole.
In questo caso faccio fatica a credere che il quarto stato si preoccupi del terzo.
Se nel terzo c’e’ gia’ un’assenza di pensieri, immaginiamo nel quarto.
Quando si dice un sapore intellettuale, s’intende il centro intellettuale superiore (inverificabile, almeno finche’ non si e’ li’) cosi’ come nel terzo s’intende il centro emozionale superiore. Ma queste sono solo definizioni, hanno poco a che fare con l’esperienza stessa. E mi permetto di dire che nel quarto stato, una qualunque preoccupazione con altri stati, o la macchina stessa, scompaiono completamente.
Ancora una volta la spiegazione viene data in momenti successivi dal centro intellettuale, che non solo non ha capito nulla dell’esperienza, ma tende a rovinarla con inutili spiegazioni. (questa non e’ un ‘accusa a nessuno, ma il modo in cui tutti i centri intellettuali lavorano).

Mi dispiace se questo mio dovesse offendere nessuno. Spero di no. Anche se la quarta via non e’ un posto per persone ipersensibili e delicate, certamente non e’ mia intenzione offendere nessuno.

Vorrei solo fare un invito a pensare profondamente ed onestamente, prima di scrivere.
So veramente quello di cui parlo? L'ho vissuto in prima persona o sto solamente ripetendo idee prese da altri?
Il lavoro e' molto piu' produttivo se ci si concentra su quello che si sa, anche se dovesse essere poco che il pretendere di sapere molto senza pero' approfondire nulla.
Come diceva O." posso lavorare con qualcuno che mi dice che vuole una pera, ma non posso con qualcuno che dice di voler essere conscio".
Scusatemi ancora.

E ha detto...

Ciao Minimo, vorrei mettermi in contatto con te per chiderti una cosa, ho rimesso i commenti moderati così puoi postare il tuo indirizzo mail e non sarà pubblico ne pubblicato, se per qualche ragione non vuoi postare il tuo indrizzo mail fammelo sapere così tolgo la moderazione.
Grazie,
Enzo

Minimo ha detto...

Caro E,
buone e cattive notizie, prima quelle buone.
Quello pubblicato era il mio ultimo post (a parte questo).
Ho detto e dato tutto quello che potevo e penso di aver esaurito la mia utilita'.

Preferirei non cominciare uno scambio privato, se non ti dispiace. Ho delle ragioni per mantenere l'anonimato.
Rispondero' ad eventuali domande, se vuoi pubblicarle qui, ti rispondero'. Non riesco ad immaginare cosa potresti volere che non possa essere scritto qui.
Vorrei anche salutare e ringraziare tutti per la partecipazione al dialogo, e alla volonta' di mettersi in discussione.
Ciao a tutti

E ha detto...

Ciao Minimo,
ok quello che ti volevo chiedere, per cui non mi sembrava giusto usare lo spazio dei commenti, era relativo al tuo commento, ci sono dei punti molto interessanti che mi piacerebbe pubblicare come articolo invece che come commento, ma non volevo solo copiarlo ed incollarlo.
Pensavo che in parte potresti decontestualizzarlo dalla risposta e ripostarlo per essere pubblicato, se ti va bene.
ciao,
Enzo

Minimo ha detto...

Caro E,
con le cose che ho scritto puoi fare quello che vuoi, se ti sembra utile.
Basta che non le cambi :)

marcello ha detto...

proprio adesso che cominiciavo a innamorarmi!!
Addio Minimo...ci mancherai pistolone