venerdì 5 settembre 2008

Sul ricordo di sé

Un interessante articolo di Iro sul ricordo si sé,
buona lettura.
E.

Sul ricordo di sé

(parte prima)

Durante il percorso lungo il cammino nel Lavoro della Quarta Via (la Via del non credere ma del verificare e comprendere per noi stessi in prima persona), a un certo punto immancabilmente ci si chiede che cosa è esattamente ricordare sé stessi, se stiamo avendo questi stati, se dei particolari momenti con percezioni acute dell’ambiente che ci circonda così diversi dal solito, possiamo definirli ricordo di sé.

Il centro intellettuale ha bisogno del suo cibo, cioè di definire - sotto forma di parole ovviamente - tale significato e il comprenderlo implicano inoltre la capacità di trasmetterlo ad altri, ognuno di noi a suo modo e con i mezzi che il secondo stato offre e il linguaggio è uno di questi mezzi.

Ricordiamoci pure, che la maggior parte del Lavoro inizia ed è svolto nel secondo stato, forse però non prima del capuccino e brioche …

“… riesco a ricordarmi di me ora ? … ho questa capacità dopo un mese, un anno, dieci anni, vent’ anni che Lavoro su di me? … e ora, nuovamente ora, eternamente ora, in questo momento, mi sto ricordando di me? … sii voglio ricordarmi di me proprio ora … in questo preciso momento … ma … succede qualcosa ?!?

… sta cambiando qualcosa ora che … v-o-g-l-i-o r-i-c-o-r-d-a-r-m-i d-i m-e!! Me lo sto urlando interiormente che l-o v-o-g-l-i-o!!! “.

Ahimè … forse nulla accade … ma allora cos’è ricordare noi stessi ?!?

Per poter in parte parlare di cosa è il ricordare noi stessi sarebbe meglio descriverne il suo opposto cioè cosa non è ricordare noi stessi ossia cos’è dimenticare noi stessi e, togliendo le cose inutili e superflue come la gratuita identificazione (il calciatore che dico io, è sicuramente più bravo del calciatore che dici tu), l’economicissima e spesso pure gratificante immaginazione (… ero soprapensiero … se vincessi la lotteria … ), e le non meno mirabolanti, energiche e orgogliose emozioni negative (espresse a destra e a manca solamente perché vogliamo essere sinceri con gli altri e dire ciò che realmente pensiamo di loro), togliendo tutto questo e qualche altra non meno importante quisquilia dicevo; ne rimarrebbe uno stato di coscienza (il terzo stato di coscienza) che potremmo definire come ricordo di sé.

Ciò che stiamo cercando quindi è uno stato di coscienza che è diverso dall’ordinario, da quello che stiamo vivendo quotidianamente da una vita, diverso da quello che di solito ci fa lavare i denti, bere il caffè, andare al lavoro, guardare la tv, fare il tifo per una squadra di calcio, discutere di politica, provare fastidio solamente perché una persona inciampando ci ha leggermente toccati, che ci fa fare sesso, procreare e che ci fa sentire imbarazzati di fronte a sconosciuti e al capo, che ci fa suonare il pianoforte, che ci fa credere che siamo esseri coscienti, che abbiamo volontà, che ci fa distruggere i nostri simili, i nostri consanguinei e alle volte persino noi stessi.

Un modo per acquisire informazioni e comprensioni sul ricordo di sé è quello di praticare l’osservazione dei diversi stati di coscienza che si susseguono durante il nostro quotidiano vivere ricordandoci che il terzo stato - quello cui miriamo - è sovrapposto al secondo stato di coscienza ovverossia allo stato ordinario di veglia (quello citato nel precedente paragrafo), il quale è sovrapposto a sua volta al primo stato, che rappresenta letteralmente la funzione del dormire, del sonno fisiologico della macchina umana.

Per comprendere meglio i diversi stati di coscienza e le loro sovrapposizioni potremmo dire che quando siamo nel primo stato non siamo consci né di noi stessi -a letto che dormiamo- né dei vicini che alle sei e tre quarti del mattino se ne stanno gridando di cotte e di crude, né degli altri due possibili stati.

Nel secondo stato -quello in cui ho ragione solo io- possiamo avere la consapevolezza che eravamo nel primo stato fino alle sette del mattino, solo che magari ce ne rendiamo conto solamente al pomeriggio perché un collega durante la pausa caffè ci ha espresso tutto il suo disappunto per la nottataccia che aveva appena passato e il pensiero associativo ci ha portato a ricordare che noi invece avevamo dormito beatamente come dei bimbi fino a quando non ha suonato la sveglia alle sette.

Nel terzo stato - quello del ricordo di sé -, possiamo essere coscienti di noi stessi e ricordare noi stessi indipendentemente dalle pause caffè e dalle nottatacce passate dai colleghi, ci svincoliamo dalla legge dell’accidente e una delle grazie che possiamo quasi immediatamente notare è l’essere liberi dal pensiero associativo ma questa è solo una piccola perla della grande collana che il terzo stato ci offre, inoltre, va ricordato pure che il terzo stato ha gradi, e che i differenti gradi rendono disponibili più perle della collana e, tanto per citarne un’altra connessa con il corpo, i movimenti non si fanno più automaticamente quindi, niente gesti inconsulti, grattate di capo, trilli con le dita e corruccia menti vari perciò bisogna volere ogni singolo movimento … che faticaccia eh …?!? (Ma che è … diverremo mica degli automi senza spontaneità??).

L’idea degli stati che si sovrappongono l’un l’altro può divenire forse più comprensibile pensando a una casa a tre piani come ai tre stati di coscienza dove ogni piano serve a sorreggere quello successivo, tutti i piani hanno una funzione precisa, solo che il terzo piano non è indispensabile né al primo né al secondo, la casa sta in piedi comunque e si può benissimo vivere nei primi due piani una vita intera, anzi addirittura solo nel primo piano e poi, guarda caso, sono già arredati. Vivere nel terzo piano non è un obbligo per l’essere umano, spesso non sa neppure che esiste tale piano e inoltre per poterci abitare -per usufruire della meravigliosa veduta dell’oceano- bisognerebbe liberarne l’ingresso da tutte le cianfrusaglie che vi abbiamo depositato davanti … nooo … troppa fatica.

Tutto il Lavoro con piccoli scopi quotidiani ci porta a osservare questi stati e le loro diverse gradazioni, noi stessi e allo sviluppare poco a poco l’attenzione, la volontà e a bilanciare i centri. Sarà così quindi che inizieremo a coglierci in differenti momenti della giornata nei diversi stati. Ci saranno dei momenti che, pure mentre stiamo colloquiando con altre persone inizieremo a sbadigliare e coglieremo che avremmo voglia di fare una pausa e magari un sonnellino -saremo quindi più vicino al primo stato- e altri che ci ricorderemo esattamente le cose da fare e le parole da dire senza quasi perdere il filo dell’attenzione e senza che nulla c’impensierisca e ci faccia deviare dai nostri scopi, saremo quindi più vicini al terzo stato, allo stato del’ricordo di sé’.

Nella brama del definire, talvolta scambiamo certe percezioni e certe osservazioni per quanto acute siano per ricordo di sé. Fare lo sforzo di ricordare noi stessi (anche se non capiamo bene come), cercare di perseguire gli scopi che ci siamo dati o che ci hanno dato, parallelamente allo studio del Sistema della Quarta Via, ci permette alla fine di sviluppare correttamente una parte precisa in noi stessi (il maggiordomo) che osserva e accumula materiale prezioso. Più il maggiordomo è sviluppato maggiore sarà il controllo esercitato sui centri inferiori ma ciò non significa ancora essere nel terzo stato. Un maggiordomo correttamente forgiato risiede nei centri inferiori (nel re di cuori) ed è l’unica parte della macchina che ha la capacità di tenere uno sguardo verso il cielo, altrimenti non ci sarebbero proprio speranze per l’essere umano di divenire tramite i propri sforzi, un essere unificato e con volontà, un essere conscio.

Certe percezioni, come potrebbero accadere per esempio entrando inaspettatamente in un bar o in un determinato luogo, la strana consapevolezza delle persone e dell’ambiente circostante potrebbero essere scambiate per stati superiori dato che succedono di rado e sono piuttosto insolite ma normalmente sono accompagnate da una freddezza interiore quasi glaciale, più che altro è come se il centro istintivo avesse detectato un possibile pericolo e quindi si fosse attivato per la difesa del corpo cui è ospite, acuendo così la percezione degli eventuali pericoli o nemici. Lo stato del ricordo di sé contiene prevalentemente un aspetto emozionale e le persone sono viste tutt’altro che come nemici.

Generalmente all’attivarsi degli io di Lavoro e del maggiordomo si attiva anche un cambio dello stato di coscienza che di norma, fluttua nei gradini del secondo stato, quasi sicuramente diverso da quello rispetto quando ci siamo appena alzati dal letto alle cinque del mattino, certamente più vicino al terzo stato ma non ancora al ricordo di sé, perciò potremmo incautamente definire ciò che in noi osserva la capacità o l’incapacità di perseguire un determinato scopo come lo stato dell’essere presente.

Alle volte, a seguito di esperienze di vita quelle quali del mettersi in viaggio per andare a trovare un vecchio e caro amico che non vedevamo da anni, oppure passare un periodo di vacanza in un paese esotico a stretto contatto con la natura, oppure in Tibet, accade che per un po’ ci si spogli del solito maleodorante fardello che ci accompagna tutti i santi giorni costantemente, cioè la falsa personalità. Ciò che di solito appare e rimane per un po’ a seguito di queste esperienze è l’essenza, la nostra essenza, l’aspetto emozionale del nostro vivere la vita, il bambino che è in noi, in alcuni più cresciutello in altri meno. Vivere la nostra essenza può essere fantastico, un’esperienza liberatoria, con meno pensieri (sotto meno leggi) potremmo scorgerci dire delle cose a delle persone che non avremmo mai avuto il coraggio di dire prima e soprattutto dirle con leggerezza, magari ci metteremo pure a danzare allegramente, a muovere il corpo, a camminare a piedi nudi sull’erba anche se non abbiamo mai avuto il coraggio di farlo prima in pubblico, potremmo tranquillamente trovarci a colloquiare per ore con una persona che ci è sempre stata antipatica -una cosa di pelle- e trovarla addirittura simpatica, carina e attraente ciò nonostante, queste che ho appena descritto e altre meraviglie legate all’essenza non sono ancora lo stato del’ricordo di sé’ in quanto sovente in questi stati non abbiamo ne coscienza di noi stessi ne consapevolezza di ciò che ci circonda.

L’apparire del terzo stato è come l’apparire del sole attraversando con l’aereo le nuvole, la turbolenza nell’attraversarle e l’aereo che vibra, possono ben rappresentare lo stato di veglia con tutta la miriade di ‘io’ senza senso che ci catturano e spadroneggiano -la tribolazione dell’essere umano- poi man mano che si sale, le vibrazioni diminuiscono e appare il sole, la quiete, l’aereo sembra immobile, sembra galleggiare sul nulla, vediamo le nuvole come il secondo stato, sono sotto di noi, sembrano proprio il mare dell’immaginazione, un cimitero e solo pochi attimi prima ne eravamo dentro, immersi nel secondo stato, identificati, pieni di paure, dubbi, incertezze … ci chiediamo dove eravamo, che abbiamo fatto tutto quel tempo la dentro? … Pazzesco, quanto tempo sprecato in quella valle di lacrime.


1 commento:

Amico di amici ha detto...

D: Che cosa facciamo quando non stiamo compiendo un lavoro reale? Si puo' dire che ci stiamo preparando per il lavoro?

R: Dipende, di chi stiamo parlando? Le rispondero' in termini di un gruppo che sta svolgendo un lavoro reale. Il che significa un gruppo che soddisfi i seguenti requisiti:

1. Che esista la necessita' del lavoro; che richiede qualcuno a cui sia stata affidata la responsabilita' del lavoro per un dato luogo e per una certa copmunita' umana.
2. La capacita' o la competenza dell'individuo per compiere il lavoro.
3. Un gruppo di tali persone.

Quando si ottengono queste condizioni, le attivita' - tanto individuali quanto collettive - condotte da questa persone sono attivita' di lavoro, se vengono designate come tali.
Queste attivita' possono essere parziali, possono essere preparatorie per qualcos'altro, ma non sono preparatorie per il lavoro: SONO realmente il lavoro.

Si puo' dire che solo un gruppo di persone che NON ha ricevuto l'incarico del lavoro, si stia preparando al lavoro. E anche allora, esse sperano solo di prepararsi per il lavoro, perche' non hanno nessuna garanzia che il lavoro venga accettato.
Quando dico accettato, in questo caso intendo che il guadagno effettivo, l'aspetto sostanziale o baraka di cio' che stanno facendo, a piu' di un livello, puo' essere reso disponibile per loro: possono essere 'pagate' per esso solo se sono abbastanza fortunate da trovarsi in una situazione di lavoro.

Solo, cioe', se ad un certo punto vengono coinvolte in una scuola di lavoro anche dopo che hanno accumulato una certa capacita' potenziale.