giovedì 5 luglio 2007

Estratto da Bennett

Bennett: c’è qualcosa in noi che si “nasconde”. Da questo “qualcuno che si nasconde”, vari impulsi entrano nella nostra vita, entrano nella nostra esperienza, nella nostra coscienza, e così via. In maniera impercettibile, ci identifichiamo con essi; ma qualche volta siamo in grado di vedere, realmente con sgomento o addirittura orrore, che sono presenti in noi diversi atteggiamenti riguardo le persone o le nostre responsabilità, che non possiamo accettare, che vogliamo ripudiare. Nel complesso, abbiamo successo nel metterle da parte, e non farci disturbare, ma rimane qualcosa in noi che desidera nascondersi.
Obbligare se stessi a vedere questo è molto doloroso. Questo non significa che io soffro, ma che qualcosa che desidera nascondersi non può sostenere di trovarsi sotto la luce. Essere in grado di vedere se stessi in maniera che quel qualcuno rimanga sotto i nostri occhi, sotto osservazione, questo è una punizione per l’eternità (riferimento alla parabola della divisione delle pecore e capre nei vangeli). Una cosa è se non abbiamo completamente tradito la ragione della nostra esistenza o completamente sprecato i “talenti” (parabola dei talenti nei vangeli) nelle nostre mani, ma figuratevi in voi stessi qualcuno che ha, e che si è sempre rifiutato di vedere ciò che ha, ma che un giorno si troverà – avendo rifiutato di vedere – costretto a vedere la realtà.

J.G. Bennett – Making a soul pag 81

Credo che questo estratto, tradotto dal libro di Bennett metta in luce il cuore dell'idea di lavorare su di se, è la cosa più difficile vedere se stesso in maniera obiettiva e comprendere le parti che ci ostacolano. Ostacolano in cosa? Si potrebbe domandare, questo è il punto fondamentale del lavoro su di sé, cosa vogliamo ottenere? Senza un giusto scopo quella parte "oscura" può essere il nostro obiettivo, quindi che senso ha mettere luce su di essa? Nessuno. Tante persone indirizzano ad essere quello che si è senza bisogno di cambiare nulla, in base al loro scopo di essere "liberi" probabilmente per loro è vero. Dal mio punto di vista questo può nascondere un atteggiamento adolescenziale perché non desiderano essere contraddetti nelle loro pulsioni, e perché non hanno intenzione di fare sforzi in nessuna reale direzione. Resta comunque, che se osserviamo le persone che agiscono "liberamente" solitamente tendono ad un profondo egoismo meccanico che non tiene in considerazione nulla che no sia il loro personale tornaconto. E' un fatto oggettivo che nessuno può fare il lavoro per qualcun altro. Se uno è convinto che gli spetta tutto deve perseguire questo scopo. Chi si trova nella condizione di avere la necessità di creare un certo ordine e controllo in se e di svelare e usare la parte nascosta di lui è il benvenuto ad aprire le porte della percezione immediatamente, per non diversi trovare un domani a vedere senza nessuna possibilità di cambiamento. Ma non ci sono garanzie, la risposta arriverà per ognuno momento dopo momento e qualche volta verrà completamente confutata da una nuova comprensione, ma sinceramente il risultato è qualcosa che nella sua armonia vale il prezzo pagato.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Chi vuole proseguire la traduzione? Il collegamento al testo inglese lo trovate in questo sito

G. I. GURDJIEFF

Copione del Balletto
LA LOTTA DEI MAGHI

Stampato Privatamente
presso
THE STOURTON PRESS
CAPE TOWN SOUTH AFRICA
1952



Primo Atto

L'azione prende spazio in una grande città commerciale in Oriente.
La piazza del mercato dove varie strade e vicoli si incontrano: attorno ad essa, negozi e bancarelle con ogni varietà di merce - sete, terrecotte, spezie; botteghe di sarti e ciabattini.
Sulla destra, un fila di bancarelle con frutta: case a terrazza di due e tre piani con molti balconi, alcuni con appesi tappeti e altri con bucato.
Sulla sinistra, su tetto, un negozio di tè; più avanti, bambini che giocano: due scimmie si arrampicano sui cornicioni.
Dietro le case si vedono strade che si arrampicano serpeggiando sulla montagna; case, moschee, minareti, giardini, palazzi, chiese cristiane, templi indù, e pagode.
In lontananza, sulla montagna si vede la torre di una antica fortezza.
Tra la folla che si muove nei vicoli e la piazza del mercato, tipi di quasi ogni popolo asiatico sono essere incontrati con, abbigliati nei loro costumi tradizionali: un Persiano con barba tinta; un Afgano tutto in bianco, con un'espressione fiera e audace; un Belucistano in turbante bianco a punta e una giacca corta senza maniche e un'ampia cintura, dalla quale spuntano parecchi coltelli; un Indù-Tamil mezzo nudo, la fronte rasata e una forca bianca e rossa, il segno di Vishnu, dipinto sulla fronte. un nativo di Khiva che indossa un cappello di pelliccia largo e nero e un cappotto fittamente imbottito; un monaco buddista vestito di giallo, con la testa rasata e una ruota da preghiera in mano; un Armeno vestito di un 'chooka' nero con una cintura d'argento e un colbacco nero ('a black Russian forage cap' nel testo, n.d.t.); un Tibetano in un costume che assomiglia al cinese, orlato di pelliccia pregiata; inoltre Bucariani, Arabi, Caucasici e Turcomanni.
I mercanti bandiscono le loro merci, invitando i clienti; mendicanti con voci piagnucolanti chiedono l'elemosina; un gelataio diverte la folla con una canzone spiritosa.
Un barbiere di strada, rasando la testa di un venerabile vecchio 'hadji', racconta le notizie e i pettegolezzi della città a un sarto che pranza nel ristorante a fianco. Un funerale passa attraverso uno dei vicoli; davanti c'è un 'mullah' e dietro di lui il cadavere è trasportato su una bara coperta da un drappo funebre, seguito dalle donne piangenti. In un altro vicolo c'è una rissa e tutti i ragazzini accorrono a guardare. A destra, un fachiro a braccia aperte, gli occhi fissati su un punto, è seduto su una pelle di antilope. Un mercante ricco e importante passa ignorando la folla, lo seguono i suoi servi, trasportando cesti carichi di acquisti. Poi appare qualche mendicante esausto, mezzo nudo e impolverato, evidentemente appena arrivato da qualche zona colpita da carestia. In un negozio, cachemire e altri tessuti e materiali sono banditi e mostrati ai clienti.
Dalla parte opposta del negozio del tè, è seduto un incantatore di serpenti circondato da una folla curiosa. Passano asini carichi di ceste. Passeggiano donne, alcune indossano lo 'chador' e altre col viso scoperto. Una vecchia donna con la gobba è ferma davanti al fachiro e, con aria devota, mette soldi nella ciotola di cocco per l'elemosina davanti a lui. Ella tocca la pelle sulla quale egli è seduto e va via, premendo le proprie mani sulla propria fronte e occhi. Passa una processione nuziale; davanti ci sono bambini vestiti allegramente, dietro di loro buffoni, musicisti e tamburini. Passa il banditore, urlando più che può. Da un vicolo si sente il martellare di fabbri ramaioli. Ovunque c'è rumore, suono, movimento, risate, sgridate, preghiere, affari - la vita ribolle.
Due uomini si dipanano dalla folla. Entrambi sono vestiti riccamente. Uno di loro, Gafar, è un attraente, ben fatto, ricco Parsi di circa trenta o trentacinque anni, ben rasato tranne per un paio di baffetti e i capelli corti. Indossa una giacca di seta giallo chiaro cinta da una sciarpa rosa pallido, e pantaloni blu; sopra di questi ? ('a brocade robe' nel testo, n.d.t.), la gonna, polsini e risvolti della quale sono ricamati d'argento; ai piedi ha stivali alti di pelle gialla, le gambe ricamate in oro e pietre preziose; la sua testa è ricoperta da un turbante of a figured Indian material, dal colore predominante turchese: alle sue dita ci sono anelli con grandi smeraldi e diamanti. L'altro uomo è il suo confidente, Rossoula, vestito anche lui in modo ricco, ma più trascuratamente. Egli è basso, forte, fine e astuto, il capo assistente del suo padrone in tutti i suoi affari di cuore e intrighi. Egli è sempre di umore astuto e gaio. In testa ha un passamontagna rosso avvolto da un turbante giallo; in mano ha un rosario rosso e corto.
Gafar guarda qualche articolo e si ferma occasionalmente a parlare con qualche suo conoscente, ma evidentemente niente lo interessa. In tutti i suoi movimenti si può notare il vanto di un uomo sazio di piaceri. Con i suoi eguali egli è contenutamente civile, ma verso gli altri guarda con disprezzo o avversione. Egli ha provato tutto, visto tutto, e le cose per le quali altra gente lotta e si sforza, per lui non dura a lungo.
In questo momento, due donne spuntano da un lato della strada a sinistra, nella piazza. Una di loro, Zeinab, è una giovane, circa venti o ventidue anni, di tipo Indo-Persiano, più alta della media e molto bella. È vestita di una tunica bianca con una sciarpa verde alla vita: i suoi capelli lisci con la riga in mezzo sono legati con un fermaglio d'oro; tirato sulla testa porta uno 'chador', ma il suo viso è scoperto. L'altra è la sua confidente, Haila. Lei è una donna good-natured bassa e grassoccia. Indossa una giacca di velluto blu sotto uno 'chador' viola. La sua bocca è coperta con un fazzoletto.
Zeinab stringe un rotolo di pergamena avvolto in un fazzoletto di seta. Passa lungo la piazza, dando graziosamente l'elemosina ai mendicanti che incontra. Gafar la nota e la segue con lo sguardo. Il suo viso lo interessa poiché sembra, a una primo sguardo, ricordargli qualcuno o qualcosa. Egli si informa con Rossoula e altri conoscenti su chi ella sia, ma nessuno lo sa.
Appena dopo, Zeinab va da una mendicante vicino alla quale si trova un bambino di circa otto anni mezzo vestito con una ferita aperta sul suo braccio nudo. Appena datagli l'elemosina, Zeinab nota la ferita, e curvatasi su di lui parla amichevolmente alla mendicante a proposito di lui. Infine ella dice qualcosa a lei, indicando un lato della strada e poi il bambino. È chiaro dai gesti di lei che sta consigliando alla donna di portare il bambino dove possa essere curato.
Per tutto il tempo, Gafar non smette di osservare Zeinab.
Zeinab vuole bendare il braccio del bambino, ma non ha niente con cui avvolgerlo, allora sfoglia il fazzoletto di seta nel quale è avvolto il rotolo di pergamena e fascia la ferita. Poi, accompagnata da Haila, lascia la piazza per una strada laterale.
Gafar consulta in fretta Rossoula. È chiaro che gli sta dando istruzioni per seguire Zeinab e scoprire il possibile su di lei. Quando Zeinab sparisce, Rossoula prende la stessa strada. Gafar gli bada, poi con calma raggiunge la mendicante e comincia a parlare con lei. Riconoscendo il fazzoletto al braccio del bambino come il dono di Zeinab, lui, senza sapere perché, desidera acquistarlo. Offre alla donna del denaro, ma lei rifiuta di venderglielo. Gafar, getta una manciata di denaro e prende quasi con forza il fazzoletto dal bambino, poi va lentamente verso il centro della piazza. La donna stupita raccoglie il denaro e alza le mani al cielo, ringrazia Gafar. Poi, prendendo il bambino per mano, va verso il vicolo che le aveva indicato Zeinab.
Rossoula ritorna e con gesti deprecanti, dice a Gafar che ha scoperto che Zeinab non è una donna che è possibile avvicinare casualmente. Poi, ancora parlando insieme, Gafar e Rossoula vanno per una strada sulla sinistra.
Cala la sera. In uno dei vicoli c'è molto movimento, e fuori da esso esce un derviscio accompagnato da una folla tra cui ci sono molte donne e bambini. Questo derviscio è stato molto onorato nella terra degli ultimi ('in the country of late' nel testo, n.d.t.), e gode grande rispetto tra tutte le diverse etnie. Recita alcuni versi sacri e al ritmo del verso fa certi movimenti che somigliano a ginnastica o danza.
Il significato dei versi è:

Dio è uno per tutti,
Ma è trino (three-fold).
Gli uomini sbagliano, poichè è settuplo.
Nella sua totalità è unisono.
Nella sua divisione è multi suonante.
E in un altra divisione è contraddittorio.
Egli è ovunque in tutte le forme.
Quando gli uomini lo vedono
dipende dalle loro qualità
Quale parte essi toccano.
Ma chi tocca, se è ignorante,
Vede nella parte che tocca, tutto di Lui,
E non dubitando, prega about him.
Egli già pecca
Poiché agisce contro
Le leggi imposte
Nei comandamenti degli Altissimi.
Il comandamento è questo:
Io sono verità.
La tua incredulità ti attira (Your unbelief draws you)
Nella vicinanza con me
Poiché egli che mi vede. ...

La fine dei versi si perde nei colpi forti di tamburo intorno a un ciarlatano che vende medicine.
Il crepuscolo si infittisce. Uno ad uno i mercanti raccolgono la loro roba e chiudono i loro negozi. Nel momento in cui il muoversi della folla è al suo culmine, cala il sipario.


Secondo Atto

Nella scuola del Mago Bianco.
Una stanza ampia che sembra un laboratorio o un osservatorio con qua e là scaffali sui quali ci sono boltheads, provette e oggetti di forme fantasiose che ricordano un laboratorio moderno, inoltre parecchi rotoli di pergamena e libri.
Nel retro, una enorme finestra con tende. A sinistra, una porta conduce a una stanza più interna. A destra, una porta che conduce all'esterno.
Nell'angolo a destra c'è una clessidra. Dalla parte sinistra ci sono tavolini sui quali ci sono molte boltheads, vetri e libri aperti.
Davanti alla finestra c'è un telescopio con una strana forma, e a sinistra, su un piccolo tavolo, c'è un aggeggio simile a un microscopio.
A destra c'è una poltrona che sembra un trono, con uno schienale alto su cui è dipinto il simbolo dell'enneagramma, e a sinistra c'è una piccola sedia per l'assistente del Mago.
Quando si apre il sipario ci sono parecchi allievi, sia uomini che donne, già sul palcoscenico e altri si vedono entrare di tanto in tanto. Essi sono benfatti, piacevoli giovani con una buona e piacevole espressione sui loro visi. Indossano tuniche bianche; quelle delle ragazze sono lunghe, quelle degli uomini al ginocchio. Ai loro piedi hanno dei sandali. Le ragazze hanno capelli lisci raccolti con fermagli d'oro, gli uomini li hanno d'argento. Alla cintola hanno tutti sciarpe; le ragazze gialle, arancioni e rosse, quelle degli uomini sono verdi, blu e azzurre.
Sono tutti impegnati. Alcuni stanno sistemando e pulendo gli aggeggi, alcuni stanno leggendo e altri stanno agitando dei liquidi nelle provette. By now, il numero degli allievi è aumentato.
Dalla porta esterna entra l'assistente del Mago. È un vecchio di media statura, indossa spectacles e con una barbetta grigia. Indossa un soprabito giallo sopra un undergarment corto e bianco con una sciarpa viola alla cintola. Ha dei sandali ai piedi; sulla sua testa un cappuccio (skullcap) bianco con una sciarpa viola attorno. In mano ha un lungo rosario di madreperla, e sul petto, pendente da una catenella d'argento, c'è il simbolo dell'ettagramma - una stella a sette punti in un cerchio.
Gli allievi salutano l'assistente del mago che risponde gentilmente mentre passa da uno all'altro esaminando e correggendo il lavoro. Gli allievi continuano ad assemblare. È evidente che i rapporti tra loro sono gentili, benevoli e amichevoli.
Un inserviente entra dalla porta interna e dici qualcosa, e dal movimento dei presenti, è ovvio che attendono qualcuno.
Entra il Mago Bianco. È un vecchio alto e benfatto con un viso benigno e piacevole e una barba lunga e bianca.
abito bianco e lungo con maniche ampie e risvolti dai quali si vede una undergarment color crema. Ha dei sandali ai piedi. In mano un lungo bastone dal pomello d'avorio, e al petto, pendente da una catenella d'oro, c'è il simbolo dell'enneagramma lavorato in pietre preziose.
Al grande inchino degli allievi il Mago risponde con un sorriso gentile come se li benedicesse. Poi camminando lentamente verso il trono, e dopo aver ancora benedetto gli allievi, il Mago si siede. (In questo momento il simbolo sul trono si accende.) Gli allievi ognuno a turno, vanno da lui e gli baciano la mano, dopodiché tornano ai loro posti e riprendono l'occupazione che avevano sospeso.
In questo momento entra Zeinab. È in ritardo e ha il fiatone dalla fretta. Va subito dal Mago e gli bacia la mano. Dal modo in cui il Mago la saluta, è evidente che è una delle sue allieve preferite. Poi lei va dagli altri allievi e apparentemente dice loro le sue recenti impressioni sulla mendicante col bambino.
Uno degli allievi va dal Mago, che sta parlando col suo assistente, e gli chiede di spiegargli qualcosa. Evidentemente la risposta del Mago interessa tutti, così a poco a poco si radunano attorno a lui e ascoltano. Continuando la spiegazione il Mago si alza (in questo momento il simbolo sul trono si spegne) e andando al microscopio comincia qualche dimostrazione. Gli allievi a turno vanno al microscopio e guardano dentro. Dopodiché, il Mago va alla finestra e tira la tenda. Si vede il cielo limpido e stellato. Il Mago punta il telescopio verso il cielo. Gli allievi a turno vanno al telescopio e guardano dentro, allo stesso tempo ascoltano la spiegazione del Mago.
L'idea principale dell'esposizione è la seguente: Ciò che è in alto è simile a ciò che è in basso, e ciò che è in basso è simile a ciò che è in alto. Ogni unità è un cosmo. Le leggi che governano il Megalocosmo governano anche il Macrocosmo, il Deuterocosmo, il Mesocosmo, il Tritocosmo e altri, comprendendo in basso il Microcosmo. Avendo studiato un cosmo, conoscerai gli altri. Il cosmo più vicino di tutti per i nostri studi è il Tritocosmo, e per ognuno di noi il più vicino soggetto di studio è se' stessi. Conoscendo se' stesso completamente uno conoscerà tutto, perfino Dio, dal momento che gli uomini sono creati a sua somiglianza.
Detto questo, il Mago torna lentamente al suo trono.
Entrano l'inserviente, e avvicina il Mago, informandolo che qualcuno sta chiedendo di entrare. Avendo ricevuto il permesso, l'inserviente conduce la mendicante col bambino. Ella si prostra ai piedi del Mago e chiede aiuto, indicando il bambino. Anche Zeinab va dal Mago e intercede per il bambino.
Il Mago, dopo aver guardato la ferita, parla a due degli allievi che poi vanno nella stanza interna e ritornano, uno portando un cuscino su cui è appoggiata una bacchetta d'avorio con una grossa palla d'argento all'estremità, e l'altro portando un fazzoletto, una tazza e un barattolo che contiene un liquido. Il Mago prende il barattolo e versa il liquido nella tazza, puccia il fazzoletto in questi e lo stende sulla ferita. Poi con grande cura prende la bacchetta e, senza toccare la ferita, passa parecchie volte la bacchetta sul braccio del bambino. Quando il Mago toglie il fazzoletto, la ferita non c'è più.
La mendicante, ammutolita e stupefatta, cade in ginocchio e bacia l'orlo dell'abito del Mago. Il Mago spettina il bambino carezzevolmente e poi li congeda.
Gli allievi tornano ai loro posti e riprendono le loro occupazioni. Il Mago cammina nella stanza, andando da qualche allievo per esaminare il lavoro e dare istruzioni adatte. Poco dopo dice qualcosa a tutti gli allievi e ritorna al suo trono.
Immediatamente gli allievi lasciano il loro lavoro e si mettono in fila, e al segnale del Mago fanno vari movimenti che somigliano a danze. L'assistente del Mago si aggira tra loro e corregge le loro posture e movimenti.
Queste 'danze sacre' sono considerate essere uno dei soggetti principali di studio in tutte le scuole esoteriche d'Oriente, sia nell'antichità che al giorno presente. I movimenti in cui consistono queste danze hanno un duplice scopo: esprimono e contengono un certo sapere e, allo stesso tempo, servono da metodo per raggiungere uno stato armonico dell'essere. Le combinazioni di questi movimenti esprimono diverse sensazioni, producono varie gradazioni di concentrazione del pensiero, creano sforzi necessari in diverse funzioni e mostrano i limiti possibili di forza individuale.
Durante un intervallo, uno degli allievi indica la clessidra, dopodiché il Mago dice a tutti loro di terminare le occupazioni precedenti e prepararsi per cosa c'è dopo. Nel mentre egli stesso va alla finestra e alza la tenda.
È mattina presto e il sole si sta alzando sull'orizzonte. appena appare il primo raggio, il Mago Bianco con il suo assistente e i suoi allievi dietro a lui cadono in ginocchio. Pregano.
Il sipario scende lentamente.




Terzo Atto

Nella casa di Gafar.
Una stanza con un'alcova nell'angolo a destra, nel quale - dietro colonne intagliate - si può vedere una fontana con un bacino di marmo.
A sinistra, una porta conduce agli appartamenti interni, e alle spalle, un'altra porta conduce al giardino.
La stanza è arredata in stile Indo-persiano. A destra, panche ricoperte di tappeti e cuscini sono disposte in parecchie file contro il muro Mindari. Nell'angolo a sinistra c'è un divano basso vicino al quale ci sono parecchi tavoli intagliati. Su uno c'è un kalian e altri oggetti per fumare, su un altro un servizio da sorbetto, su un terzo un piccolo gong e su un quarto una brocca e bacinella di raffinata e costosa fattura per lavarsi le mani.
Gafar cammina per la stanza. Egli è senza giacca ma sulla testa ha un skullcap ornato di pietre preziose. Ogni suo movimento, ogni suo sguardo mostrano che sta aspettando con impazienza. Ogni tanto si siede sul divano e diventa assorto in pensieri. Egli sente che gli stanno accadendo cose completamente nuove. Lui che è sempre stato così alteramente calmo e indifferente ora è agitato e preoccupato da sciocchezze che prima non avrebbero attratto la sua attenzione. Ultimamente è diventato irritabile, sospettoso e impaziente.
Proprio adesso sta aspettando Rossoula che gli porta notizie su Zeinab, la donna che hanno incontrato al bazar un mese fa, e che Rossoula - in spregio a tutte le sue capacità ed esperienza in tali materie - non è ancora riuscito a ?allettare incitare nell'harem di Gafar. Ieri Gafar ha ordinato a Rossoula di sistemare questo ad ogni costo e quel che lo agita così tanto ora è l'aspettare il risultato degli sforzi finali di Rossoula. Ma nello stesso tempo, egli sente che tutto questo è semplicemente ridicolo. Molte volte prima era stato attratto da qualche donna, ma mentre Rossoula si occupava della faccenda, o si dimenticava delle donna oppure lei cessava di interessarlo. Ma ora, non solo non dimentica, ma per tutto il giorno pensa più e più volte Zeinab.
Rossoula entra dalla porta nel retro. Sembra molto distratto - e questo è proprio innaturale per lui. Porta notizie molto scoraggianti. Dice a Gafar che tutti gli sforzi per eseguire i suoi ordini sono falliti e non sa neanche cosa fare di più.
Entrambi riflettono seriamente. Ogni mezzo di sedurre Zeinab è stato provato: ogni cosa che possa essere fatta in questo caso è stata fatta.
Le hanno mandato molti tipi di regali: stoffe indiane antiche ricamate d'oro; i cavalli più belli - arabi, cinesi e persiani; pellicce siberiane; una rarità inestimabile quale una collana di smeraldi - il dono del Rajah di Kolhapur al nonno di Gafar; la famosa perla blu di Gafar, la 'Lacrima di Ceylon'; e infine, le hanno offerto per sua esclusiva proprietà - come un harem separato con servi e serve - l'appena restaurato castello dei Gafar, l'orgoglio della loro famiglia, il 'Soffio di Paradiso'. Ma tutto è stato inutile. Zeinab ha rifiutato ogni cosa e non ha voluto sentirne.
Gafar è perplesso. Si convince sempre di più che non ha la forza per riconciliare se stesso all'incomprensibile testardaggine di Zeinab e capisce che, in verità, lei è stata la causa del suo insolito stato mentale durante questo periodo. È evidente che in questa donna c'è qualcosa di eccezionale. I modi in cui lui, Gafar, prende tutti i fallimenti di Rossoula affascina lui stesso. In ogni altro caso si sarebbe semplicemente indignato, ma ora sebbene è incapace di reprimere la propria rabbia, nel suo cuore è quasi contento che in questo caso tutti i metodi di Rossoula siano insufficienti.
Le cose strane che osserva in se stesso portano la sua attenzione sui suoi rapporti con le donne in generale.
Grazie alla sua ricchezza, la sua eminenza e le sue circostanze di nascita, la sua vita è stata così sistemata che, già a diciassette anni, era già circondato da donne e - in osservanza con le usanze della sua zona - aveva già il proprio harem. Ora ha trentadue anni ma è ancora scapolo, nonostante il fatto che per un lungo tempo ha desiderato di sposarsi, specialmente per compiacere la sua anziana madre che sogna sempre che lui si sposi. Ma fino ad ora non ha mai incontrato una donna che, dal suo punto di vista, è adatta per essere sua moglie. Molte donne lo hanno attratto e all'inizio sembravano devote e meritevoli della sua fiducia, ma alla fine tutte dimostravano che il loro amore e devozione mascherava soltanto insignificanti sentimenti egoistici. Con alcune è stata la passione per un bel ragazzo, con altre la sete di lussuria che poteva instillare loro, con altre ancora, la vanità di essere la favorita di un nobiluomo e così avanti.
Tutto quello che ha visto lo ha totalmente disincantato. Non ha mai conosciuto una donna per cui potesse provare la fiducia e stima che, dal suo punto di vista, doveva appartenere a sua moglie. Egli si abituò a vedere su tutte le belle parole sull'amore e la simpatia di anime come le mere fantasie di poeti, e gradatamente le donne sono diventate più o meno tutte uguali per lui, distinguendosi solo nel loro tipo di bellezza e nelle loro varie manifestazioni della passione. Il suo harem è diventato parte della sua collezione di oggetti preziosi. Non può più vivere senza le sue donne quanto non può vivere senza fumare, senza musica, o senza tutti i lussi che lo hanno sempre circondato. Ma ha da tempo cessato di cercare qualcosa in una donna altro che non sia il momentaneo godimento di una cosa bella.
E ora, improvvisamente sorge in lui questa strana curiosità verso questa donna incomprensibile. Può essere possibile che ella sia veramente così totalmente diversa dalle altre? L'aspetto di Zeinab lo ha colpito al primo sguardo, ma cosa sa di più di lei? Secondo le informazioni avute da Rossoula, Zeinab è la figlia unica di un ricco khan di una lontana città. Ha ventuno anni e completamente libera, non promessa ad alcuno, e vive tranquillamente da sola, con qualche servitore e una vecchia serva di nome Haila. Al suo paese si occupa di scienze ed è venuta qui per studiare alla scuola di un celebre mago. Va ogni giorno a questa scuola e il tempo rimanente lo passa a casa sua impegnata nei suoi studi. In tutto questo c'è molto di strano, diverso da quello a cui è sempre stato abituato. Ma il pensiero di Zeinab non gli da tregua; non riesce a smettere di pensarla ed è pronto ad ogni sacrificio pur di possederla.
Ancora pensando profondamente, Gafar si alza e cammina per la stanza. Poi, evidentemente preso da un nuovo pensiero, si siede di nuovo sul divano.
È ora chiaro che è impossibile sedurre Zeinab con i mezzi che attraggono altre donne e conquistano la loro resistenza. Stando così le cose, rimane una sola cosa da fare - sposarla. Presto o tardi dovrà prendere moglie, e più belle di Zeinab non ne ha mai trovate. E se lei provasse di essere una moglie tale come l'ha sognata lui, potrebbe essere la felicità di lui e la gioia di sua madre.
Gafar ci pensa per un po' e infine parla della sua decisione a Rossoula. Poi chiama un servitore e gli da un ordine. Il servitore esce dalla porta a sinistra.
Subito dopo un'anziana donna entra dalla stessa porta. È una dei parenti più stretti di Gafar. Le spiega la sua decisione e le chiede di fare da tramite. L'anziana signora dice che farà il suo compito con piacere e non ha dubbi sul successo. È risaputo che le più famose bellezze della zona considererebbero diventare sua moglie una felicità, sapendo della sua ricchezza e posizione. Ella torna nelle stanze interne e subito ritorna accompagnata da altre due donne. Tutte e tre, velate dal 'chador', poi si dirigono verso la casa di Zeinab.
Gafar, con espressione pensosa, è ancora seduto sul divano. Rossoula cammina per la stanza e di tanto in tanto si rivolge a Gafar suggerendo varie distrazioni. Ma il pensiero di Gafar è lontano e niente lo attira. Ascolta Rossoula in modo assente e infine, solo per sbarazzarsi di lui, accetta uno dei suoi suggerimenti.
Immediatamente a un ordine di Rossoula, entrano dei musicisti che formano un'orchestra di strumenti musicali assortiti Afgani, Indiani e Turkestani. Questi strumenti sono: una zitera (una specie di balalaica a manico lungo con sette corde, suonato con un archetto), un adoutar (una specie di balalaica a due corde, suonata con le dita), un rabab (con tre corde di budello e tre corde di rame, suonato con uno stecchetto), un atarr (una specie di mandolino a manico lungo e sette corde, suonato come un mandolino), un asaz (anch'esso una specie di mandolino con tre corde di seta e tre di budello, suonato come un mandolino), un caloup (una specie di zitera con molte corde d'acciaio e rame, suonato con un ossicino agganciato al pollice), una zourna (una specie di piffero), un gydjabe (una specie di violino), un daff (tamburello), un davul (una specie di tamburo), un gaval (una specie di flauto), un galuk (una specie di clarinetto), e altri. I musicisti si siedono sul Mindari e cominciano a suonare.
Appena inizia la musica, le ballerine dell'harem fanno la loro entrata in coppie, danzando.
Queste ballerine sono state comprate in vari paesi. Per la loro bellezza, come per le loro capacità e agilità, sono considerate il meglio del paese. La gente deve venire da Gafar per vederle soltanto. Nessun estraneo che le vede ballare in gruppo può evitare di esserne avvinto, e quando ognuna balla la danza del proprio paese, i giudici più severi vanno in estasi.
Ci sono dodici ballerine, ognuna vestita nel proprio costume nazionale. Oggi, sarà perché sentono l'umore del loro padrone o sarà che da molto tempo non danzano per lui, ballano con eccezionale abbandono.
Per prima, una Tibetana fa una danza della sua misteriosa patria. Poi, un'Armena di Mousha balla accompagnata da un lento, un ballo amoroso della sua regione, quasi addormentata, ma piena di fuoco nascosto. È seguita da una Osetinka del Caucaso in una danza leggera come l'aria. Poi una Zingara, una figlia del popolo che ha dimenticato la propria patria, in una focosa, roteante danza che sembra parlare della libertà delle steppe e il fuoco lontano del accampamento. PAG27
PAG28 1paragrafo
Gafar, indifferente a tutto, si è sempre deliziato delle sue ballerine, ma oggi le guarda quasi senza vederle tanto completamente è immerso nei suoi pensieri e sentimenti.
Durante una danza di gruppo le donne inviate ritornano. Con sguardo contrito l'anziana signora dice a Gafar che la sua proposta non è stata accettata. Gafar diventa pazzo di rabbia, manda tutti via e rimane da solo con Rossoula. Sono entrambi zitti.
Gafar cammina a grandi passi per la stanza. Si aspettava di tutto ma non questo. È stato superato il limite. Mai in vita sua a subito una tale umiliazione. Rossoula non è meno abbattuto di Gafar. Pensa profondamente, e si sta evidentemente torturando il cervello. Presently his face clears va da Gafar e gli parla.
Gafar ascolta con una faccia oscura. Quello che Rossoula propone va contro il suoi sentimenti più profondi, ma è offeso e indignato e vuole a tutti i costi trovare un modo. Il suo desiderio per Zeinab è quasi diventato odio, e il desiderio di vendetta per la sua umiliazione lo soverchia. Rossoula continua a persuaderlo. Infine, dopo una breve lotta con se stesso, Gafar acconsente.
Chiamano un servo e lo mandano con un messaggio.
Gafar si risiede sul divano con un'espressione scontrosa e adirata. Rossoula vaga per la stanza rallegrandosi della sua inventiva e risorse.
Poco dopo, una vecchia megera entra accompagnata dal servo.
È bassa e curva con un grande naso a uncino, capelli grigi scompigliati e vivaci occhi vaganti, faccia scura con un grosso foruncolo peloso sulla guancia sinistra; le sue lunghe, magre e nodose mani hanno unghie lunghe e sporche. Indossa un corto e lurido abito viola e pantaloni neri, ai piedi pantofole turche. È coperta con uno 'chador' sporco e nero rattoppato in vari punti con pezze colorate: in mano un bastone liscio.
Gafar chiede alla megera se può stregare una donna per farla innamorare di lui. La megera con espressione confidenziale, risponde affermativamente, ma quando sente il nome della donna, trema di paura e dice che in quel caso lei non può niente. Essi le offrono dell'oro, ma questa volta l'oro non aiuta.
La megera non può fare niente da sola, ma dice loro che c'è una persona che, se vuole, può stregare Zeinab. È possibile persuaderlo, ma sarà necessario dargli molto, molto oro.
Gafar e Rossoula si consultano: chiedono alla megera e evidentemente decidono di procedere. La megera acconsente a guidarli.
Il servo entra e li aiuta con i soprabiti. Nel mentre, su ordine di Gafar, dei servi portano dalle stanze interne borse piene di doni. Poi, accompagnati dai servi che portano le borse, Gafar e Rossoula escono dalla porta sul retro.
Sipario.

Quarto Atto

La scuola del Mago Nero.
Una grande caverna. La parete di fondo ha una proiezione in mezzo; a destra una rampa per l'entrata, un passaggio conduce a una grotta più interna.
A sinistra in una recesso buio c'è una specie di camino nel quale arde un fuoco. Nel camino un calderone dal quale ogni tanto escono fumi verdastri.

E ha detto...
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