giovedì 30 ottobre 2008

Pagina dei commenti aperti

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Divertitevi...

mercoledì 29 ottobre 2008

29 Ottobre Anniversario della Morte di Gurdjieff

Oggi è l'anniversario della Morte di G.I. Gurdjieff.

Un ricordo con gratitudine a quello che ha dato e lasciato.

E.

venerdì 24 ottobre 2008

Considerazione Iinterna e Considerazione Esterna

Una traduzione dai commentari di Nicoll sulla considerazione interna ed esterna.
Buona lettura,
E.

Testo tratto da

“Commentari psicologici agli insegnamenti di Gurdjieff e Ouspensky”
parte I°
Birdlip, 22 febbraio 1943

Tra le molte cose che dobbiamo osservare in noi stessi e su cui lavorare in accordo con questo insegnamento che stiamo studiando, c’è uno stato psicologico chiamato considerazione interna. Si riferisce ad un processo che assorbe molta forza in noi e, come ogni cosa che consuma energia inutilmente, ci tiene addormentati.

La considerazione interna è un ramo dell’identificazione. Come sapete lo studio dell’identificazione in tutti i suoi differenti rami è una delle più importanti forme di lavoro pratico su se stessi. Un uomo che si identifica con ogni cosa non è capace di ricordare se stesso. Per ricordare se stessi è necessario non identificarsi. Ma per imparare a non identificarsi, un uomo deve prima di tutto imparare a non identificarsi con se stesso. Una forma di identificazione è la considerazione interna, di cui ci sono parecchi tipi, ed alcuni di essi sono forme di identificazione con se stessi. Una delle più frequenti forme della considerazione interiore è pensare a cosa gli altri pensano di noi, a come ci trattano, a quale atteggiamento mostrano verso di noi. Un uomo può sentire che non è valutato abbastanza e ciò lo tormenta e lo fa sospettare degli altri, causandogli la perdita di un immenso ammontare di energia e sviluppando in lui un atteggiamento distruttivo ed ostile.

Strettamente connesso con tutto ciò è quella forma di identificazione chiamata “tenere i conti”. Un uomo comincia a pensare che la gente gli deve qualcosa, riservare trattamenti migliori, più ricompense, più riconoscimenti, ed egli ascrive tutto questo in un libro psicologico dei conti, le pagine del quale girano continuamente nella sua mente; un tale uomo comincia talmente ad auto commiserarsi che diventa impossibile parlare con lui senza che si riferisca alla propria sofferenza. Tutti i conti di questo tipo, tutti i sentimenti che voi pensate vi siano dovuti e a cui voi non dovete nulla da parte vostra, hanno una grande conseguenza psicologica nello sviluppo interiore dell’uomo. Un uomo nel lavoro può crescere solo attraverso il perdonare gli altri. A meno che voi non cancelliate i vostri debiti, niente in voi può crescere. E’ detto nel Padre Nostro: “perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori.” Sentire che vi è tutto dovuto, sentire i debiti, ferma ogni cosa. Questo è il significato interno di ciò che dice Cristo riguardo il far pace con il proprio nemico. Egli dice: “Mettiti presto d’accordo col tuo avversario mentre sei con lui per la strada, che egli non ti consegni al giudice e questo alle guardie e sii cacciato in prigione. In verità vi dico che non ne uscirai finché non avrai pagato l’ultimo spicciolo.” (Matteo V 25,26)
CONTINUA

martedì 21 ottobre 2008

Esempi della legge del Tre e del Sette nella musica di Gurdjieff - De Hartmann

Una traduzione di un interessante articolo di Wim van Dullemen del 2002.
Buona lettura.
E.

Visto che la musica non si può ridurre a livello razionale, un'analisi superficiale della forma della musica di Gurdjieff non può mostrarci degli esempi in cui rappresenta queste leggi in un ambiente musicale.Dopo qualche breve avviso o precisazione sulla musica di Gurdjieff e De Hartmann, saranno analizzati due esempi e discussi passo passo: 'Hymn from a great Temple nr.1' e 'Prayer and Despair'.

La musica è un mondo di per sé (all'interno di sé stessa). Ogni bambino uomo e donna ha avuto la propria esperienza fatta di insostituibili parametri in questo regno dato da Dio. Provare a migliorare la vostra comprensione della musica, qualunque essa sia, è qualcosa che richiede disciplina. In questa disciplina, noi dobbiamo prima definire il contesto di un genere musicale e quindi dobbiamo analizzarlo al limite di dove la nostra visione intellettuale può portarci.

Avendo accesso a quella frontiera proviamo ad aprirci completamente al possibile significato emozionale e alla ragione che nella vera musica è sempre sacra affinché questa musica esista.

L'approccio intellettuale è soltanto una piccola parte dell'esercizio nel suo insieme e non dovrebbe mai avere un impatto aggressivo. Dovrebbe essere come studiare un fiore, con attenzione in maniera da non danneggiarlo.

L'approccio più anti-scientifico possibile! Questo è ciò che i tedeschi chiamano: 'hineininterpretieren' assomiglia al procedimento in cui il povero diavolo inizia a calcolare tutta la notte finché i suoi calcoli gli mostrano che in realtà egli è ricco! Io cercherei di evitare quel pericolo il più possibile separando le osservazioni in "Fatti e fantasie": ciò significa portare avanti un analisi testuale a livello di base e un interpretazione soggettiva.
CONTINUA

venerdì 17 ottobre 2008

Sul ricordo di sé (parte 2)

Il seguito dell'articolo di Iro sul ricordo di sé.
Buona Lettura,
E.

Sul ricordo di sé
(parte seconda)


Rifacendomi alla prima parte di questo scritto, volevo citare ancora alcuni esempi su cosa può sembrare terzo stato. Dei momenti particolari possono presentarsi innanzi a noi come stati più alti e probabilmente da un certo punto di vista lo sono, ma veleggiano ancora dentro le sponde del secondo stato. Dato che una grossa parte del Lavoro è quella di mettere ordine nel centro intellettuale anche perché è il centro più lento, quindi quello più abbordabile e poiché per lungo tempo i tentativi di ricordarci di noi sono prettamente di carattere intellettuale, potrebbe capitare di trovarci nella posizione in cui un centro osserva un altro centro.

Ripetuti e ferrei tentativi di indurre il terzo stato a partire dalle parole, cercando di formularlo intenzionalmente con il pensiero, possono talvolta scollegare momentaneamente i centri, possono spezzare per un po’ certe catene, certi meccanismi e permettere così al centro intellettuale di osservare sorpreso e stupito quanto veloce, abile e preciso sia il centro motorio e quanta facilità e memoria abbia nel destreggiarsi ovviamente con ciò che lo riguarda come i movimenti del corpo, gli spazi tridimensionali, il ricordarsi le strade percorse, il sapersi orientare, il ricordarsi le forme e le posizioni.

Così, come esiste la possibilità di vedere il pensiero scollegato dal movimento, è possibile pure - a seguito di intensi attriti spesso legati a relazioni sentimentali e interpersonali - trovarsi in un’altra parte intellettuale - un po’ più rapida però - a osservare il centro emozionale vivere i suoi sentimenti, la sua vita, le sue illusioni, pulsioni, passioni, piaceri e dispiaceri, sconnesso dagli altri centri comunque, sempre un centro che ne osserva un altro e non una veduta dell’insieme dei centri che ricevono correttamente il loro cibo, ovverossia le impressioni che entrano, si dividono in tre parti e vanno a ricadere ciascuna su ogni cervello, portandoci a quel processo che ricade sotto la definizione del comprendere.

Ah … già … dimenticavo di dare la giusta attenzione al centro istintivo, proprio ora sta reclamando il caffè e quindi me ne sono ricordato, ma direi che non passa certamente inosservato e, per includere pure lui nel processo di un centro che ne osserva un altro, basta provare a cambiare delicatamente il nostro regime alimentare come ad esempio bere un caffè di meno al dì o un cambiamento meno delicato come il non assumere zuccheri per un’intera giornata o il seguire una semplice dieta (magari ci farebbe pure bene perdere qualche chilo), per osservare le sue rivendicazioni a proposito e tastare con mano più da vicino quale significato potrebbe assumere per noi sotto questa nuova luce, una parola con la quale, spesso ci si riempie la bocca senza avere la minima idea di che cosa sia, come si eserciti e nemmeno come funzioni, un potere che crediamo di possedere ma che non abbiamo e che passa sotto il nome di volontà. Il ricordare noi stessi è strettamente connesso con lo sviluppo della volontà come potrebbe essere altrimenti? Non possiamo contare sugli accadimenti, moriremo di fame e inoltre, il pensiero senza volontà andrebbe nelle direzioni cui è sempre casualmente ed erroneamente andato, schiavo dei sentimenti, degli istinti, dei movimenti, completamente incapace di pensare per conto suo senza distrazioni.

Le descrizioni finora citate riguardo cosa potrebbe sembrare il terzo stato, mirano a portare solamente un po’ più d’informazione al viandante della Quarta Via impegnato nel non facile percorso del ricercare innanzitutto la verità su se stesso e non a respingere e rifiutare talvolta con veemenza cosa non è ricordo di sé, risultato questo abbastanza comune e che procede autonomamente come tutte le ottave che ricadono sotto la legge dell’accidente quindi, proviamo a vivere ciò che stiamo vivendo senza necessariamente catalogarlo se non lo comprendiamo e lasciamo invece che l’esperienza sia ciò che è, che faccia il suo corso.

Se vogliamo imparare a ricordare noi stessi veramente noi stessi, emozionalmente, dobbiamo passare, anzi penetrare interamente con il nostro essere tutti i mondi che ci abitano compresi quelli più bassi e infimi, quelli che non vorremmo mai vedere, quelli che ci fanno sussultare solo all’idea di entrarci in contatto perché mettono in discussione le nostre più tenaci convinzioni, sono proprio li che vi risiedono le paure più radicate e profonde strettamente legate alle nostre debolezze e/o caratteristiche principali e in un modo o nell’altro poco a poco, dovremmo esporci a loro ed abbracciarli che ci piaccia o no altrimenti il Lavoro si inceppa e come si sa - per usare un detto popolare - “prima o poi tutti i nodi vengono al pettine”.

Può darsi che diverremo abili nel ricordarci di noi alla luce di casa nostra ma potremmo dire lo stesso in una strada buia di periferia?
Può darsi che diverremo abili a ricordarci di noi alla luce di un Monastero Tibetano ma potremmo dire lo stesso quando aspettiamo da ore in fila ad uno sportello?

Il ricordo di sé è la luce di casa nostra, la strada buia di periferia, il Monastero in Tibet, l’essere in una lunga fila a uno sportello, è questo e molto altro, molto di più … è essere coscienti di noi stessi nel posto dove ci troviamo e del posto che ci troviamo, è verità, sincerità, è il pensiero il sentimento e il movimento fusi all’unisono in ogni piccola parte del nostro corpo, il respiro pregno dei sensi, del sentimento di sé e del pensiero, è unificazione, compassione, è trasformare le emozioni negative in essere, in presenza, è amare senza aspettative … ma tutto ciò, va preso con relatività perché il terzo stato ha gradi, così come gli altri stati ne hanno.
Forse, il pieno ricordo di sé è raggiunto solo nel quarto stato di coscienza, stato nel quale si aggiunge un aspetto di consapevolezza che ha sapore intellettuale oltre alla predominante emozionale già circolante, che si espande omnidirezionalmente intorno a noi proprio così come l’irradiarsi della luce del Sole, con la luce dall’alto che ci illumina e l’attenzione armoniosamente divisa in tre parti distinte, definite, indissolubili.

Se il terzo stato ha un aspetto emozionale che lo caratterizza, il quarto forse contiene più un aspetto intellettuale, anche se entrambi includono emozione, comprensione. Se dal punto di vista del terzo stato il secondo sembra arido, inanime, il terzo stato visto dal quarto, sembra contenere delle forti limitazioni alla consapevolezza, sarebbe come l’essere costretti a viaggiare in una piccola stanza avendo invece a disposizione un intero Sistema Solare.

Gradirei concludere questa seconda parte con il proposito di scriverne una terza - a patto che me ne ricordi - riguardo cosa può indurre, richiamare e stimolare il Ricordo di sé, vedremo che ne pensa il Fato … se mi sarà propizio e mi accompagnerà nella tana del bianconiglio o dovrò andarci da solo e francamente, andarci da solo mi fa un po’paura … ma forse questo fa parte del pagamento.

“ Fili di luce si diramano, in tutte le direzioni, si espandono salgono verso il cielo, collegano gli esseri viventi e tutto il creato con i mondi sovrastanti in un continuo scambio di energie, si espandono verso i pianeti, verso il sole, verso questo Sistema Solare, verso mondi fuori da questo Sistema Solare.
Tu, uomo, che cammini eretto sul vialetto dietro casa, puoi divenire consapevole dell’incommensurabilmente grande universo che ti circonda come palpabili petali di rose, le enormi distanze non significano più separazione ma unione, le enormi distanze hanno un inizio e una fine completandosi a vicenda, ciò che hai sempre creduto fosse spazio vuoto è invece vita, ricco di vita vibrante che fluttua, che scorre come in un’incessante e instancabile danza cosmica.
Tu, uomo, puoi contenere un universo ed espanderti in esso, tutti i mondi sono in te e tu sei tutti loro, l’infinitesimamente grande è vivo e presente in te come l’infinitesimamente piccolo a tal punto che il pianeta sul quale poggi i piedi ti sembra talmente minuscolo da perdere l’equilibrio, ti sembra quasi di cadere, la consapevolezza si espande in ogni direzione come la luce del Sole, fino ad accarezzare le stelle e tu, uomo, con tutte le tue paure, con tutte le tue preoccupazioni, con tutta l’importanza che ti dai, dove sei ora? ”

Iro, settembre 2008

martedì 14 ottobre 2008

Scuole e Trappole

Il lavoro sulla Quarta Via così come tutti i percorsi spirituali e di evoluzione dell’uomo può essere usata sia per fini evolutivi che per fini personali. Nel secondo caso è possibile subire dei danni molto gravi alla propria persona, per questo è indispensabile che chiunque desideri portare avanti un lavoro personale consideri certi elementi che possono indicare la direzione in cui un’organizzazione si sta muovendo.

Il prolificare di scuole, gruppi e gruppetti possono essere un utile strumento di diffusione e confronto delle idee del sistema ma può anche essere uno strumento di danneggiamento e sofferenza se usato nel modo sbagliato. Vi sono alcuni elementi che indicano quando un gruppo o scuola sta andando in una direzione opposta ai principi dello sviluppo e crescita dei suoi partecipanti. Di seguito voglio fare un elenco di situazioni che se sono parte di un gruppo dovrebbero far riflettere i suoi partecipanti riguardo ai veri intenti del gruppo stesso.

La Quarta Via è un via per l’uomo occidentale, e per tanto risente di una serie di limitazioni tipiche della nostra cultura, le pratiche che possono avere avuto un certo significato per dei percorsi spirituali sviluppatisi in altri contesti storici e culturali, come ad esempio quella di venerare il maestro o di prendersi cura del suo sostentamento non funzionano, o meglio sono manipolati per fini individuali ed egoistici, nella nostra civiltà.

I punti da tenere presenti per chiunque faccia parte o desideri far parte di un’organizzazione da sono:

* Se il maestro, l’insegnate o insegnanti traggono il loro sostentamento dall’organizzazione. Questo è un punto importante, perché un individuo che il cui sostentamento è portato avanti grazie ai propri allievi è limitato dal fatto che deve avere un certo numero di entrate per riuscire a sbarcare il lunario e questo può condizionare la sua relazione con l’organizzazione.
* Il numero dei partecipanti. Se un’organizzazione è molto grande di solito, viene meno il lavoro individuale con le singole persone, che rappresenta un punto fondamentale per non scadere in comportamenti strutturati e cristallizzati. Quante più persone fanno parte di un’organizzazione tanto più il messaggio diventa “standard” questo è un limite al Lavoro.
* I soldi. Un organizzazione deve sopravvivere, ma è importante l’uso che viene fatto dei soldi, se questi non sono impiegati per le attività e l’aiuto dei membri con difficoltà allora si rischia di creare una azienda piuttosto che un luogo di lavoro, lo scopo di un’organizzazione non è quello di essere ricca ma di sostenere le sue attività
* Il dogmatismo. Quanto le idee di lavoro diventano degli assoluti e non è più possibile metterle in discussione si cristallizzano nella mente formatoria e questo arresta il lavoro.
* L’unico luogo di evoluzione e l’unica via possibile. Se un organizzazione dice di essere l’unico luogo e il suo messaggio l’unico grazie al quale è possibile evolvere sta ingannando i suoi membri.
* La perdita di tutto. Se un’organizzazione dice che allontanandosi dall’organizzazione stessa un individuo perde ogni possibilità di evoluzione significa che deve proteggere il suo status e quindi non ha la forza di vedere al di la di sé stessa.
* Distacco netto e giudicante tra i membri dell’organizzazione e i non membri. Se un’organizzazione giudica “inferiori” o senza nessuna possibilità coloro che non ne fanno parte dimostra di non aver capito come funziona il mondo in cui opera ed attua un processo di auto glorificazione di sé e dei membri portando all’illusione di essere quello che non si è.
* Rifiuto delle famiglie e luoghi di appartenenza. Un’organizzazione che chiede di rinunciare alle proprie famiglie di origine o amicizie inganna i suoi membri e li porta ad abbandonare delle parti molto importanti della loro vita, con l’intento di renderli dipendenti dall’organizzazione.
* Donazioni. Un’organizzazione che chiede soldi di continuo, e chiede donazioni di oggetti e servizi senza che ve ne sia un reale bisogno, come al fine di sostenere un membro ammalato o che ha avuto problemi, dimostra di essere nella direzione di accumulare soldi come priorità e di allontanarsi dalle reali necessità dei membri.
* Un’organizzazione che abbandona i membri perché non adatti per impedimenti fisici o troppo vecchi senza un reale sostentamento e aiuto dimostra di non essere interessata all’evoluzione e cura dei suoi partecipanti.
* Cristallizzazione delle attività. Se un’organizzazione dà troppa importanza alla forma, come ad esempio agli esercizi, che devono essere fatti in maniera assoluta e senza discutere, che diventano routine e non si modificano, dimostra di aver perso il senso e lo scopo di tali strumenti e si cristallizza nella limitatezza della forma piuttosto che nella dinamicità di vedere cosa serve nel momento.
* Il maestro come superuomo. Se il maestro o gli istruttori sono considerati come dei superuomini e questo è nutrito e incentivato dall’organizzazione, si genera una condizione di soggezione nei membri e di conseguenza un divario fra loro e la struttura stessa dell’organizzazione.
* Il senso di colpa. Se in un’organizzazione gli aderenti vengono fatti sentire in colpa e giudicati per il livello del loro lavoro si genera una struttura di dominio e gerarchia negativa che non può portare a nessuna evoluzione.
* Struttura piramidale. Se la struttura è rigidamente piramidale e non vengono considerate le singole individualità si perde lo scopo del lavoro in gruppo.
* Legame a vita nell’organizzazione. Se un’organizzazione impone in maniera diretta o indiretta un legame a vita con la stessa, non vi è la comprensione che il lavoro di scuola serve come strumento di passaggio e non come punto di arrivo.
* Il silenzio. Quando vi sono argomenti di cui non si può parlare, l’organizzazione chiude le porte al suo arricchimento e al confronto con le diversità.
* Chiusura ad altre discipline. Se un’organizzazione dice che il suo percorso è l’unico e non considera che in altri sia possibile trovare integrazioni per arricchire e espandere il proprio lavoro si ferma la sua crescita.
* Il maestro deve essere un servitore dei suoi studenti e non i suoi studenti servitori del maestro, in linea di massima un uomo che ha già lavorato su di sé dovrebbe essere in grado di aiutare gli altri e per questo avere più facilità a lasciare andare la sua falsa personalità. Un insegnante che deve dominare gli altri sta perseguendo dei fini personali e non aiuterà l’evoluzione dei membri. Se vi fosse la comprensione che un maestro è un servitore non vi sarebbero così tanti individui che si professano tali.
* Un insegnante che si pone al di sopra degli altri parlando del suo livello d’essere e di quanto ha raggiunto pone gli allievi in uno stato di considerazione interna e di timore reverenziale, devono essere le azioni a parlare per lui e non le parole.
* Un insegnante che non sia anche umano, e quindi con tutte le caratteristiche di un uomo sta recitando una parte.
* I collaboratori dell’insegnate che si arrogano diritti superiori solo per la loro prossimità con lui non hanno compreso i principi del lavoro e quindi rischiano di fare del male alle persone con cui entrano in contatto.
* Se in un’organizzazione la parte preponderante è quella istintiva: denaro, sesso, successo, fama. La direzione che sta seguendo è quella di un’ottava discendente.
* Se gli studenti sono portati a recitare la parte del “bravo studente” hanno perso o stanno perdendo la possibilità di osservare se stessi.
*Il cieco senso del dovere vero l'organizzazione imposto e non costruito attraverso le verifiche personali.



Queste situazioni e molte altre che cercherò di aggiungere ed approfondire nel tempo sono le principali cause di danneggiamento delle persone che, nella speranza di trovare qualcosa che le aiuti, incappano in un’organizzazione distruttiva.

Molte di queste persone una volta uscite se riescono a rimettere insieme i pezzi della propria vita iniziano delle personali crociate contro l’organizzazione stessa. E’ importante che certe informazioni vengano diffuse e che si conoscano i rischi a cui si va incontro quando si cerca un gruppo di lavoro o una scuola. E’ altresì importante però non cristallizzarsi, come purtroppo accade certe volte agli ex-studenti nell’opposto, cioè riproporre lo stesso atteggiamento imparato nella falsa scuola che giudica e limita ogni forma di lavoro, in questo senso ripropongono quello che è stato il loro essere limitati all’interno dell’organizzazione. Queste rappresentano le stesse limitazioni da cui sono giustamente scappati, ma in cui rischiano di rimanere coinvolti in futuro coltivando così ciò che hanno rifiutato.

Queste riflessioni sono il frutto dell'esperienza personale di chi scrive non sono un assoluto ma hanno lo scopo di aiutare chiunque desideri entrare in contatto con gruppi o scuole.

mercoledì 8 ottobre 2008

Nuovo esercizio in TOOL BOX

Un nuovo esercizio per la settimana.
buona lettura.

CONTINUA

martedì 7 ottobre 2008

Discussione

Apro questo post come luogo di prosecuzione delle discussioni iniziate precedentemente, data la lunghezza raggiunta dei commenti. Per favore usate questo post per continuare i vostri commenti.
Grazie,
Enzo.

PS. credo che un blog che possa funzionare meglio è Wordpress, ho uno spazio web sul quale metterlo, ma vorrei sapere se ci sono persone che lo conoscono per dare aiuto nei settaggi e per trasferire il materiale da questo a quello.

lunedì 6 ottobre 2008

Tipi di blog

Salve a tutti i lettori, ho una domanda per tutti. Nell'ultima settimana vi sono stati molti commenti interessanti che hanno messo in luce diversi soggetti interessanti e possibilità di comunicazione. Ora questo tipo di blog, blogspot.com non dà molto spazio ai commenti per renderli visibili, cosa che potrebbe essere molto utile per chi legge.
Chiedo se qualcuno di voi conosce degli strumenti (blog o altro) o sa se è possibile settare diversamente questo tipo di blog, per dare maggiore spazio e visibilità ai commenti dei lettori. Mi interessa anche sapere se, nel caso di uno spostamento del blog su altre piattaforme, vi sono persone che possono aiutare a trasferire il materiale in esso contenuto.
Grazie e a presto,
Enzo.

martedì 30 settembre 2008

Nuovo esercizio in TOOL BOX

Un nuovo esercizio per la settimana.
buona lettura.

CONTINUA

mercoledì 24 settembre 2008

TOOL BOX

Salve a tutti, è un po che non scrivevo, settembre è stato un mese pieno di novità ed eventi, ci sono stati diversi incontri e le conferenze hanno assorbito tutto il mio tempo per cui non ho avuto modo di pubblicare nuovo materiale sul Lavoro anche se c'è stato molto su cui approfondire.
Ringrazio tutti quelli che in questo mese hanno partecipato ad attività ed eventi portando la loro comprensione e i loro sforzi di esserci.

Un nuovo progetto che è nato in via sperimentale è il progetto della TOOL BOX una pagina dove ad intervalli settimanali si pubblicano esercizi generali per quanti desiderino provare e verificare il lavoro su di sé. Questo al fine di aprire nuovi canali di confronto e scambio per quanti sono interessati a questo Lavoro. La TOOL BOX è collegata ad un forum in cui scrivere le proprie verifiche e domande. E' anche in atto un esperimento di incontri on line via Skype per approfondire le idee del sistema, quanto meno ad un primo livello intellettuale. Chiunque abbia interesse a partecipare a questi incontri può chiedere informazioni dal sito vivereilmiracoloso.com.
Ovviamente tutto questo non è ancora Lavoro, ma una semplice sperimentazione per iniziare a toccare in maniera pratica e verificare i principi di base del sistema, non aspettatevi da questo lavoro nulla di profondo, potere vedere che non riuscite a essere presenti ad uno scopo o lo sviluppare una capacità di osservazione più alta rispetto al sonno, il vero Lavoro inizia quando ci si ritrova con le persone e quando facciamo un passo verso un impegno reale.

Bene buon Lavoro a tutti,
E.

TOOL BOX

venerdì 5 settembre 2008

Sul ricordo di sé

Un interessante articolo di Iro sul ricordo si sé,
buona lettura.
E.

Sul ricordo di sé

(parte prima)

Durante il percorso lungo il cammino nel Lavoro della Quarta Via (la Via del non credere ma del verificare e comprendere per noi stessi in prima persona), a un certo punto immancabilmente ci si chiede che cosa è esattamente ricordare sé stessi, se stiamo avendo questi stati, se dei particolari momenti con percezioni acute dell’ambiente che ci circonda così diversi dal solito, possiamo definirli ricordo di sé.

Il centro intellettuale ha bisogno del suo cibo, cioè di definire - sotto forma di parole ovviamente - tale significato e il comprenderlo implicano inoltre la capacità di trasmetterlo ad altri, ognuno di noi a suo modo e con i mezzi che il secondo stato offre e il linguaggio è uno di questi mezzi.

Ricordiamoci pure, che la maggior parte del Lavoro inizia ed è svolto nel secondo stato, forse però non prima del capuccino e brioche …

“… riesco a ricordarmi di me ora ? … ho questa capacità dopo un mese, un anno, dieci anni, vent’ anni che Lavoro su di me? … e ora, nuovamente ora, eternamente ora, in questo momento, mi sto ricordando di me? … sii voglio ricordarmi di me proprio ora … in questo preciso momento … ma … succede qualcosa ?!?

… sta cambiando qualcosa ora che … v-o-g-l-i-o r-i-c-o-r-d-a-r-m-i d-i m-e!! Me lo sto urlando interiormente che l-o v-o-g-l-i-o!!! “.

Ahimè … forse nulla accade … ma allora cos’è ricordare noi stessi ?!?

Per poter in parte parlare di cosa è il ricordare noi stessi sarebbe meglio descriverne il suo opposto cioè cosa non è ricordare noi stessi ossia cos’è dimenticare noi stessi e, togliendo le cose inutili e superflue come la gratuita identificazione (il calciatore che dico io, è sicuramente più bravo del calciatore che dici tu), l’economicissima e spesso pure gratificante immaginazione (… ero soprapensiero … se vincessi la lotteria … ), e le non meno mirabolanti, energiche e orgogliose emozioni negative (espresse a destra e a manca solamente perché vogliamo essere sinceri con gli altri e dire ciò che realmente pensiamo di loro), togliendo tutto questo e qualche altra non meno importante quisquilia dicevo; ne rimarrebbe uno stato di coscienza (il terzo stato di coscienza) che potremmo definire come ricordo di sé.

Ciò che stiamo cercando quindi è uno stato di coscienza che è diverso dall’ordinario, da quello che stiamo vivendo quotidianamente da una vita, diverso da quello che di solito ci fa lavare i denti, bere il caffè, andare al lavoro, guardare la tv, fare il tifo per una squadra di calcio, discutere di politica, provare fastidio solamente perché una persona inciampando ci ha leggermente toccati, che ci fa fare sesso, procreare e che ci fa sentire imbarazzati di fronte a sconosciuti e al capo, che ci fa suonare il pianoforte, che ci fa credere che siamo esseri coscienti, che abbiamo volontà, che ci fa distruggere i nostri simili, i nostri consanguinei e alle volte persino noi stessi.

Un modo per acquisire informazioni e comprensioni sul ricordo di sé è quello di praticare l’osservazione dei diversi stati di coscienza che si susseguono durante il nostro quotidiano vivere ricordandoci che il terzo stato - quello cui miriamo - è sovrapposto al secondo stato di coscienza ovverossia allo stato ordinario di veglia (quello citato nel precedente paragrafo), il quale è sovrapposto a sua volta al primo stato, che rappresenta letteralmente la funzione del dormire, del sonno fisiologico della macchina umana.

Per comprendere meglio i diversi stati di coscienza e le loro sovrapposizioni potremmo dire che quando siamo nel primo stato non siamo consci né di noi stessi -a letto che dormiamo- né dei vicini che alle sei e tre quarti del mattino se ne stanno gridando di cotte e di crude, né degli altri due possibili stati.

Nel secondo stato -quello in cui ho ragione solo io- possiamo avere la consapevolezza che eravamo nel primo stato fino alle sette del mattino, solo che magari ce ne rendiamo conto solamente al pomeriggio perché un collega durante la pausa caffè ci ha espresso tutto il suo disappunto per la nottataccia che aveva appena passato e il pensiero associativo ci ha portato a ricordare che noi invece avevamo dormito beatamente come dei bimbi fino a quando non ha suonato la sveglia alle sette.

Nel terzo stato - quello del ricordo di sé -, possiamo essere coscienti di noi stessi e ricordare noi stessi indipendentemente dalle pause caffè e dalle nottatacce passate dai colleghi, ci svincoliamo dalla legge dell’accidente e una delle grazie che possiamo quasi immediatamente notare è l’essere liberi dal pensiero associativo ma questa è solo una piccola perla della grande collana che il terzo stato ci offre, inoltre, va ricordato pure che il terzo stato ha gradi, e che i differenti gradi rendono disponibili più perle della collana e, tanto per citarne un’altra connessa con il corpo, i movimenti non si fanno più automaticamente quindi, niente gesti inconsulti, grattate di capo, trilli con le dita e corruccia menti vari perciò bisogna volere ogni singolo movimento … che faticaccia eh …?!? (Ma che è … diverremo mica degli automi senza spontaneità??).

L’idea degli stati che si sovrappongono l’un l’altro può divenire forse più comprensibile pensando a una casa a tre piani come ai tre stati di coscienza dove ogni piano serve a sorreggere quello successivo, tutti i piani hanno una funzione precisa, solo che il terzo piano non è indispensabile né al primo né al secondo, la casa sta in piedi comunque e si può benissimo vivere nei primi due piani una vita intera, anzi addirittura solo nel primo piano e poi, guarda caso, sono già arredati. Vivere nel terzo piano non è un obbligo per l’essere umano, spesso non sa neppure che esiste tale piano e inoltre per poterci abitare -per usufruire della meravigliosa veduta dell’oceano- bisognerebbe liberarne l’ingresso da tutte le cianfrusaglie che vi abbiamo depositato davanti … nooo … troppa fatica.

Tutto il Lavoro con piccoli scopi quotidiani ci porta a osservare questi stati e le loro diverse gradazioni, noi stessi e allo sviluppare poco a poco l’attenzione, la volontà e a bilanciare i centri. Sarà così quindi che inizieremo a coglierci in differenti momenti della giornata nei diversi stati. Ci saranno dei momenti che, pure mentre stiamo colloquiando con altre persone inizieremo a sbadigliare e coglieremo che avremmo voglia di fare una pausa e magari un sonnellino -saremo quindi più vicino al primo stato- e altri che ci ricorderemo esattamente le cose da fare e le parole da dire senza quasi perdere il filo dell’attenzione e senza che nulla c’impensierisca e ci faccia deviare dai nostri scopi, saremo quindi più vicini al terzo stato, allo stato del’ricordo di sé’.

Nella brama del definire, talvolta scambiamo certe percezioni e certe osservazioni per quanto acute siano per ricordo di sé. Fare lo sforzo di ricordare noi stessi (anche se non capiamo bene come), cercare di perseguire gli scopi che ci siamo dati o che ci hanno dato, parallelamente allo studio del Sistema della Quarta Via, ci permette alla fine di sviluppare correttamente una parte precisa in noi stessi (il maggiordomo) che osserva e accumula materiale prezioso. Più il maggiordomo è sviluppato maggiore sarà il controllo esercitato sui centri inferiori ma ciò non significa ancora essere nel terzo stato. Un maggiordomo correttamente forgiato risiede nei centri inferiori (nel re di cuori) ed è l’unica parte della macchina che ha la capacità di tenere uno sguardo verso il cielo, altrimenti non ci sarebbero proprio speranze per l’essere umano di divenire tramite i propri sforzi, un essere unificato e con volontà, un essere conscio.

Certe percezioni, come potrebbero accadere per esempio entrando inaspettatamente in un bar o in un determinato luogo, la strana consapevolezza delle persone e dell’ambiente circostante potrebbero essere scambiate per stati superiori dato che succedono di rado e sono piuttosto insolite ma normalmente sono accompagnate da una freddezza interiore quasi glaciale, più che altro è come se il centro istintivo avesse detectato un possibile pericolo e quindi si fosse attivato per la difesa del corpo cui è ospite, acuendo così la percezione degli eventuali pericoli o nemici. Lo stato del ricordo di sé contiene prevalentemente un aspetto emozionale e le persone sono viste tutt’altro che come nemici.

Generalmente all’attivarsi degli io di Lavoro e del maggiordomo si attiva anche un cambio dello stato di coscienza che di norma, fluttua nei gradini del secondo stato, quasi sicuramente diverso da quello rispetto quando ci siamo appena alzati dal letto alle cinque del mattino, certamente più vicino al terzo stato ma non ancora al ricordo di sé, perciò potremmo incautamente definire ciò che in noi osserva la capacità o l’incapacità di perseguire un determinato scopo come lo stato dell’essere presente.

Alle volte, a seguito di esperienze di vita quelle quali del mettersi in viaggio per andare a trovare un vecchio e caro amico che non vedevamo da anni, oppure passare un periodo di vacanza in un paese esotico a stretto contatto con la natura, oppure in Tibet, accade che per un po’ ci si spogli del solito maleodorante fardello che ci accompagna tutti i santi giorni costantemente, cioè la falsa personalità. Ciò che di solito appare e rimane per un po’ a seguito di queste esperienze è l’essenza, la nostra essenza, l’aspetto emozionale del nostro vivere la vita, il bambino che è in noi, in alcuni più cresciutello in altri meno. Vivere la nostra essenza può essere fantastico, un’esperienza liberatoria, con meno pensieri (sotto meno leggi) potremmo scorgerci dire delle cose a delle persone che non avremmo mai avuto il coraggio di dire prima e soprattutto dirle con leggerezza, magari ci metteremo pure a danzare allegramente, a muovere il corpo, a camminare a piedi nudi sull’erba anche se non abbiamo mai avuto il coraggio di farlo prima in pubblico, potremmo tranquillamente trovarci a colloquiare per ore con una persona che ci è sempre stata antipatica -una cosa di pelle- e trovarla addirittura simpatica, carina e attraente ciò nonostante, queste che ho appena descritto e altre meraviglie legate all’essenza non sono ancora lo stato del’ricordo di sé’ in quanto sovente in questi stati non abbiamo ne coscienza di noi stessi ne consapevolezza di ciò che ci circonda.

L’apparire del terzo stato è come l’apparire del sole attraversando con l’aereo le nuvole, la turbolenza nell’attraversarle e l’aereo che vibra, possono ben rappresentare lo stato di veglia con tutta la miriade di ‘io’ senza senso che ci catturano e spadroneggiano -la tribolazione dell’essere umano- poi man mano che si sale, le vibrazioni diminuiscono e appare il sole, la quiete, l’aereo sembra immobile, sembra galleggiare sul nulla, vediamo le nuvole come il secondo stato, sono sotto di noi, sembrano proprio il mare dell’immaginazione, un cimitero e solo pochi attimi prima ne eravamo dentro, immersi nel secondo stato, identificati, pieni di paure, dubbi, incertezze … ci chiediamo dove eravamo, che abbiamo fatto tutto quel tempo la dentro? … Pazzesco, quanto tempo sprecato in quella valle di lacrime.


venerdì 29 agosto 2008

Introduzione alle Leggi

In questo articolo si introduce il principio delle Leggi Cosmiche in relazione alle idee della Quarta Via.
Buona lettura,
E.

Nel sistema della Quarta Via la relazione dell’uomo con il tutto si fonda sul principio di relatività, questo principio ci mostra come l’analisi della nostra esperienza sia collegata con i differenti livelli o “mondi” che prendiamo in considerazione in relazione a ciò che stiamo osservando. Il Raggio di Creazione indica la divisione di questi mondi e le forze o ordini di leggi che agiscono in ognuno di essi.

Nel Raggio di Creazione ad ogni “Mondo” è assegnato un numero corrispondente di leggi pari al numero di forze che agiscono in quel mondo.

Al livello dell’Assoluto le tre forze costituiscono un’unità, una la singola e indipendente Volontà. All’Assoluto corrisponde il numero 1. Nel mondo del secondo ordine (Tutte le Galassie) le tre forze sono divise; a questo mondo è assegnato il numero 3. A questo livello la volontà dell’Assoluto si esprime direttamente.

Proseguendo, nella discesa del Raggio di Creazione, ogni mondo inferiore eredita tutte le forze dei i mondi superiori così come accade a Mondo 3, e in aggiunta possiedono tre forze loro proprie, al livello di Mondo 6 “La Via lattea” vi sono tre forze del mondo stesso, più quelle dei mondi che lo precedono. A questo livello non vi è più l’azione diretta della volontà dell’Assoluto e le forze che fanno parte di questo mondo iniziano ad avere una componente di meccanicità. Questo può essere compreso se pensiamo ad esempio ad un’invenzione, alla sua creazione le possibilità di utilizzo sono molto concentrate e direttamente collegate all’idea della persona che la ha realizzata; ma a mano a mano che questa entra a far parte di un ordine più vasto di persone che la usano sono scoperti o creati nuovi utilizzi della stessa, entrano così nel ciclo di vita dell’invenzione un maggior numero di possibilità di utilizzo e applicazione, si sommano nuove potenzialità, così nella differenziazione dei mondi si aggiungono nuovi elementi che nella loro interazione creano gli elementi costituenti del mondo stesso. Così nel mondo del terzo ordine ci sono (3)+3)=6 forze; nel mondo di quarto ordine ci sono (3+6) +3=12 forze e così via
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sabato 23 agosto 2008

I Tipi Fisici

Questo è un articolo introduttivo all'idea dei Tipi fisici secondo i principi della Quarta Via, grazie a Guido per il lavoro sui diversi tipi e a Gianni per le immagini sull'Enneagramma dei Tipi.
Buona Lettura,
E.

Il sistema della Quarta Via distingue le differenti tipologie di essenza, e di conseguenza di tipo di macchina umana, in base allo studio del sistema endocrino. Ogni uomo normale è nato con tutte le ghiandole endocrine attive ma, in base alle idee del Sistema, alcune di queste sono più attive di altre nell’individuo.
Ogni ghiandola endocrina influenza un aspetto della natura umana, da quello fisico a quello psicologico; secondo il Sistema la ghiandola endocrina più attiva determina la tipologia di individuo, la sua essenza.
Sappiamo ad esempio che una particolare attività delle ghiandole surrenali attive si esprime in un individuo attraverso certi comportamenti. A livello medico è riconosciuto che una iper-attività di una ghiandola influenza sia la conformazione fisica, specialmente nel periodo dello sviluppo che le reazioni psicologiche, per esempio una attività molto sviluppata della ghiandola pituitaria anteriore, produce un eccesso di ormone della crescita durante il periodo dello sviluppo facendo si che l’individuo risulti essere molto alto. Il tipo fisico a cui è associata la ghiandola pituitaria anteriore è il tipo Saturnino, caratterizzato, tra le altre cose, dalla sua altezza.
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mercoledì 13 agosto 2008

La Frizione

La frizione è l'energia che si genera da un'azione di sfregamento tra due parti fra cui è presente attrito. L'attrito è una forza che si genera tra due superfici a contatto tra loro in cui una si oppone al movimento, questa opposizione genera energia.
Che lo voglia o no nella vita di un essere umano si generano frizioni dovute alle lotte interiori ed esteriori innescate dal necessario esistere in un contesto sociale e naturale. Queste frizioni sono dovute a diversi gruppi di Io che entrano in contraddizione tra di loro; dalle scelte più semplici, come che indumento mettersi, a quelle più difficili, come con chi avere una relazione e che direzione dare alla propria esistenza.

Quello che accade a livello meccanico è che queste frizioni vengono vissute in maniera inconsapevole, vale a dire che la persona non conosce in maniera "reale" le cause e le conseguenze delle proprie "scelte" e decide una direzione piuttosto che un'altra, non in maniera consapevole ma in maniera meccanica e accidentale, in base alla propria natura e “programmazione”. Questo è quello che di solito accade nelle nostre vite: di fronte a scelte difficili tendiamo ad optare per la risposta conosciuta perché è quella più facile o che ci viene spontanea.

Abbiamo la naturale tendenza a reagire automaticamente in base alle esperienze "registrate" durante la nostra esistenza. Questo è naturale e “giusto” per una persona che non sta portando avanti un Lavoro su di sé, ma cambia per coloro che desiderano e hanno scelto di tentare di essere consapevoli delle proprie scelte.

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