giovedì 5 marzo 2009

Segnalazione

Vorrei segnalare un articolo che mi è molto piaciuto.

http://lasperanzasempre.blogspot.com/2009/02/frasi-fatte.html

Buona lettura,
Enzo

martedì 3 marzo 2009

Il Lavoro funziona?

Il lavoro funziona?
Il sistema offre una "mappa" dell'uomo ricca e nuova grazie alla quale è possibile imparare a distinguere le diverse parti di sé.
Il sistema ci invita a riconoscere la natura umana, nella sua espressione più automatica e ci guida a domandarci cosa siamo e ad osservare le nostre manifestazioni. L'educazione contemporanea non insegna a vedere e ad avere a che fare con la nostra natura, il sistema porta l'attenzione su parti differenti di noi.
Il sistema offre una visione del mondo per analogia con ciò che possiamo verificare. Verificiare significa trovare in sé nuovi punti di vista grazie ad un indicazione che prima non consocevamo.
Il sistema ha lo scopo di aiutare le persone a trovare quello che cercano, e se quello che cercano consapevolmente o meno è la sopraffazione del prossimo, il sistema può essere usato per questo, in questo senso può provocare grandi danni, almeno come ogni ideologia che esiste al mondo, e per questo va saputo usare.
Il sistema indica delle leggi che governano il mondo e che possono essere verificate nella vita di tutti i giorni.
La manifestazione del suo funzionamento è legata alla possibilità di cambiare le proprie risposte in maniera consapevole, se ci troviamo di fronte ad una difficoltà possiamo osservarla da punti di vista nuovi grazie alle domande che ci possiamo porre in relazione alle indicazioni che riceviamo dal sistema.
Vivere in maniera differente e maggiormente armonica rispetto a quello che ci circonda è un risultato del lavoro su di sé.
Il sistema è solo una delle manifestazioni di quello che l'uomo è, nella storia ci sono stati molti insegnamenti che hanno avuto lo scopo di trasmettere all'uomo come vivere una vita più ricca.
Il sistema è difficile da comprendere, e non può essere diversamente, per questo tante persone sono convinte che non funzioni perché nella difficoltà a metterlo in pratica non hanno verificato nessun cambiamento in sé.
E' necessario avere dubbi e rimettere in discussione quello che si è imparato, ma rimanere chiusi in un solo punto di vista sia positivo che negativo è la prigione che si chiama mente formatoria.
Riuscire a osservare le proprie risposte e imparare a mettere delle basi differenti alle proprie manifestazioni cambiando l'automatismo delle proprie risposte è una potenzialità che gli uomini hanno, ma perché questo avvenga devono essere trovate delle ragioni più forti del semplice automatismo della propria educazione, il sistema offre questa possibilità se usato in maniera coerente.
Queste sono parole, sono giudicabili vere o meno in base alla propria esperienza, ma quello che è necessario per le persone è uno scambio in cui si cerca di scoprire come usare quello che ci viene dato. Possiamo imparare da tutto fino a che rimaniamo aperti, ma non appena ci chiudiamo in una visione assoluta ci mettiamo un luccicante paraocchi che non ci permette di vedere quello che ci circonda.

Quando ho lasciato la scuola di cui facevo parte è stato perché le persone erano troppo prigioniere di certe visioni e non vi era più nessuno scambio, ho sperato di trovare altrova persone con cui scambiare, con cui condividere l'esperienza di ciò in cui personalmente credo. Lo scopo di questo blog era quello di confrontarsi nelle verifiche di come portare avanti il lavoro, di come questo si maifestava ed aiutava le vite delle persone. L'ida originaria era questa, ma mi sembra di notare che questo non sta accadendo, è un lugo dove per la maggior parte le persone deluse dal lavoro mainfestano il loro astio in qualcosa che non hano trovato e cercano di convincere il prossimo dell'inutilità del proprio viaggio. E' lecito conforntarsi con tutti i punti di vista, ma non è relaizzato lo scopo per qui questo posto esiste. Questo mi porta a riflettere sul fatto che probabilmente internet non è un luogo in cui sia possibile intavolare una discussione su come usare il sistema. Che per qualcuno non funzioni è normale, ma che questo sia il centro di tutte le discussioni esula dal mio campo di interesse, è lo stesso motivo per cui ho lasciato la scuola in cui ero, perché era tutto monopolizzato da pochi solo perché urlavano più delgi altri.
In base a questo rignrazio tutti per il loro apporto, è stato molto utile e ricco fino a che era una novità adesso è diventato un centro in cui l'impotenza di chi non è riuscito a trarre dal sistema quello che immaginava di dover trarre prende un spazio faticoso e inutile.
Arrivederci a tutti.
Enzo

martedì 17 febbraio 2009

LA LIBERAZIONE CONDUCE ALLA LIBERAZIONE

LA LIBERAZIONE CONDUCE ALLA LIBERAZIONE. Queste sono le prime parole di verità, non una verità fra virgolette, la verità nel vero senso della parola; verità che non è solo teorica, non semplicemente una parola, ma verità che può essere compresa in pratica. Il significato che sta dietro a queste parole può essere spiegato così:
Per liberazione si intende la liberazione che è lo scopo di tutte le scuole, di tutte le religioni, in ogni tempo. Questa liberazione può di fatto essere molto grande. Tutti gli uomini la desiderano e si sforzano per averla. Essa però non può essere ottenuta senza la prima liberazione, una liberazione minore. La grande liberazione è la liberazione dalle influenze all’esterno di noi. La liberazione minore è la liberazione dalle influenze dentro di noi.

Gurdjieff VEDUTE DAL MONDO REALE

giovedì 12 febbraio 2009

Una storia Sufi

Ringrazio Claudio per questa storia.
Buona lettura,
Enzo

Un giorno, Nasreddin Hodja e suo figlio andavano al mercato. Il figlio cavalcava l'asino, e lui, lo accompagnava a piedi. Un passante brontolò : - Ecco la nostra gioventù moderna : lasciarsi portare tranquillamente dall'asino, obbligando il suo vecchio padre, con il suo pesante turbante, a seguirlo a piedi! - Padre , te lo avevo detto! mormorò il figlio. Andiamo, non indugiare e prendi il mio posto. Nasreddin Hodja acconsenti. Essi fecero cosî un pezzo di strada fino a che si sentirono interpellare da un gruppo di paesani : - Ehi Hodja, le tue ossa si sono indurite, sei rotto dal ricordo degli anni, perché costringi quest'adolescente, nel fiore degli anni, a zoppicare leggermente dietro di te A queste parole, Hodja non trovò meglio che far montare suo figlio dietro di lui, sulla groppa dell'asino. Non erano andati molto lontano che alcuni individui gli sbarrarono la strada, gridando : - Che gente spietata Due persone su di un povero asino E dire che é il nostro famoso Hodja che tollera ciò! Se questa non é una vergogna! Questa volta, Nasreddin Hodja, fuori di se, discese subito dal somaro, ed anche suo figlio, e tutti e due proseguirono andando dietro l'asino libero del suo carico. Siccome ogni cosa ha una fine, subirono i rimproveri di alcuni. mascalzoni che încontrarono poco dopo. - Che idiozia! Vedere l'asino sgambettare e caracollare in libertà, mentre i suoi padroni, sfidando la polvere e l'intollerabile calore, fanno la strada a piedi! Non si è mai vista una cosa simile! - Vedi, figlio mio, disse Nasreddin Hodja, al culmine della pazienza, ammiro le persone che si sono liberate delle malelingue! Tu, fai come ti sembra meglio e che la gente dica ciò che più desidera, perché le bocche degli uomini non sono un sacco che si possa chiudere !

lunedì 26 gennaio 2009

Domanda aperta

Mi piacerebbe aprire una discussione, ispirata dagli ultimi commenti che sono stati postati, che parte da una domanda aperta a tutti i lettori del blog.

La domanda è, in relazione ad una tematica che sembra essere molto importante in relazione ad un lavoro su di sé in generale:

Che cosa è secondo te (lettore) un Maestro, quali sono le sue caratteristiche, se ne ha, le sue peculiarità, la sua natura, la sua conoscenza, se ne deve avere, su cosa questa si dovrebbe fondare, quale dovrebbe essere il suo approcio ai suoi studenti o a chi lo interroga o a chi non lo interroga, cosa lo definisce.


Questi sono solo alcuni punti se ve ne sono altri per favore fateli presenti. Mi piacerebbe però se la discussione si focalizzasse sull'entità, sull'idea di cosa è o non è un Maestro, lasciando in un secondo tempo e ad altra discussione la questione di quanto sia giusto o meno seguire un Maestro e soprattutto con che atteggiamento porsi.

Vi rignrazio per ogni vostro punto di vista, l'obiettivo non è trovare una risposta assoluta ma sondare i diversi aspetti della questione che ognuno di noi si trova o si è trovato ad affrontare nel suo percorso ed esperienza.

Enzo

venerdì 23 gennaio 2009

Lettera a Savonarola

Salve a tutti,
una interessante immagine che è venuta fuori dagli ultimi scambi con James è stata di come possiamo sentirci come Troisi e Benigni quando scrivono la lettera a Savonarola in "Non ci resta che Piangere", dunque mi è sembrato carino postare questo pezzo meraviglioso del cimena Italiano.



Voglio anche dire che sono molto contento che vi sia stato un sincero chiarimento con James, e che non ha più senso la moderazione dei commenti, che ho tolto.

Enzo

martedì 20 gennaio 2009

Pagina dei commenti aperti #2

Questa è la nuova pagina dei commenti aperti. In questa pagina si possono postare commenti non collegati ai soggetti dei post o che sono la prosecuzione di discussioni iniziate in vecchi post, o che semplicmente sono pensieri e opinioni che volete scrivere e comunicare.

Enzo.

giovedì 15 gennaio 2009

Nuova Traduzione, Il senso della Vita

Vorrei segnalare una nuova traduzione che è stata pubblicata sul sito vivereilmiracoloso.com grazie all'aiuto di Nisha Maggioni del Gruppo If. E' un estratto del testo da cui è stato tratto il pezzo sull'Ipnosi. E' molto interessante per cui invito tutti a leggerla.
Buona lettura,
Enzo - Detto Dhen-Zho (Bonzo Mongolo errante.. ahaha..)

(Originariamente letto come “Emozioni pure ed impure”)
Quale è il senso della vita? Ci sono molte opinioni su questo argomento. “Essi” (le persone in genere ndr.) dicono: è per perfezionare il sé, o il sacrificio del sé, o una preparazione per la vita futura, o un miglioramento dell’umanità, o persino che non ha nessun senso. Tutte queste opinioni cercano il significato della vita fuori della vita stessa. Bisogna guardare dentro se stessi. Il vero senso della vita è “connaissance” . Tutta la vita, tutte le esperienze, portano alla “connaissance”.

Il mondo è tutto ciò che esiste. L’uomo, nel suo divenire conscio, diventa conscio di se stesso e del mondo di cui è parte. La funzione della consapevolezza è di diventare consapevole dell'esistenza di sé stesso nonché dell'esistenza del mondo. La propria relazione con se stesso e con il mondo – questa è “connaissance”, o conoscenza.

Tutti gli elementi della psiche dell’uomo – percezioni, sensazioni, concetti, idee, emozioni, creazione, sono strumenti di conoscenza. Tutte le emozioni, dalla più semplice alla più complicata – religiosa, morale, artistica – sono tutti strumenti di conoscenza.

Secondo la teorie della “lotta per l’esistenza” è la sopravvivenza del più forte che crea l’intelletto e le emozioni, e questi servono la vita, infatti non sono casuali. Hanno un ruolo nella creazione e sono il prodotto di un'intelligenza di cui non conosciamo nulla; e conducono alla conoscenza. Ma non discerniamo la presenza del razionale nei fenomeni e nelle leggi della vita. Studiamo una parte e non il tutto. Quando comprendiamo che ogni vita è la manifestazione di una parte del tutto, si apre la possibilità di comprensione.

Per comprendere la razionalità del tutto è necessario comprendere il carattere del tutto, e tutte le sue funzioni. La funzione dell’uomo è la conoscenza; ma se non si comprende l’uomo come un tutto, non si comprende la sua funzione.

Le nostre vite separate sono la manifestazione di una entità più vasta. Un albero è una manifestazione del dominio psichico del regno animale. Le nostre vite non hanno altro senso se non quello del processo attraverso il quale acquisiamo conoscenza. Il processo di acquisizione della conoscenza non avviene solo attraverso l’intelletto ma attraverso tutto il nostro organismo e l’organizzazione della vita, della cultura e della civiltà. E noi acquisiamo la conoscenza di ciò che meritiamo di conoscere.

CONTINUA

venerdì 9 gennaio 2009

Il pensiero pernicioso

Ringrazio Andreja che anche dal confino ;oP rilascia nella rete delle interessantissime informazioni.. mi verrebbe da dire alle ombre interne ed esterne di meditare... è un pezzo che ci tocca tutti..
Buona lettura,
Enzo

" Il pensiero pernicioso e’ un pensiero incredibilmente rigido.
Fatemi spiegare cosa intendo. Una persona sospettosa e’ una persona che ha qualcosa in testa. Osserva il mondo con una aspettativa fissa e preoccupante, e cerca, solamente, con ossessione, di confermarla. Non verra’ persuaso ad abbandonare la sua idea o il suo piano per attuarla. Anzi, non prestera’ nessuna attenzione ai ragionamenti logici, a meno che non vi riesca a trovare qualcosa che confermi in qualche aspetto o dettaglio la sua idea originale. Chi provasse ad influenzare o persuadere una persona cosi’, non solo fallira’, ma se non fosse abbastanza furbo da smettere i suoi sforzi in tempo, diventera’ lui stesso un oggetto dell’idea perniciosa originale.."

....

"Le persone perniciose, in generale, non ignorano le informazioni; al contrario, le esaminano con grande attenzione. Ma lo fanno con straordinario pregiudizio, eliminando cosa non sia importante per loro supposizioni, e aggrappandosi a tutto cio’ che le confermi.
In piu’, il fatto e’ che, l’ignorare ed eliminare tutto cio’ che non confermi le loro presupposizioni, e’ un processo attivo ed intenzionale. Lo fanno per principio, perche’ partono dal presupposto che tutto cio’ che non confermi la loro idea sia “pura apparenza”.
Cosi’, potranno dire che sono interessati a penetrare entrambi, la pretesa ed il superficiale; vogliono arrivare al cuore della materia, alla verita’ nascosta. Questo non dovrebbe interferire nel notare che questa verita’, invariabilmente, e’ esattamente quello che si aspettavano sin dal principio."

--David Shapiro, Neurotic Styles (Basic Books, 1965)

giovedì 8 gennaio 2009

I molti Io

Siamo formati da tante parti differenti e spesso opposte, coesistono in noi e si manifestano in differenti momenti. Nel negare la loro esistenza o nel cercare di rimanere solo su alcune si manifesta la nostra identificazione, pensiamo di essere solo in un modo o in un altro senza ricordare o vedere l'insieme e quindi il cambiamento a cui siamo soggetti. Anche quando ci rapportiamo agli altri pensiamo che siano solo la cosa che vediamo o pensiamo di vedere in quel momento, ma non ci accorgiamo che esistono molti più elementi che li costituiscono.
Quello che ci hanno insegnato, quello abbiamo vissuto, che siamo e ci stiamo vivendo determina la lente attraverso cui vediamo le cose, è un filtro che ci portiamo sempre dietro e attraverso cui leggiamo il mondo che ci circonda. Gli altri sono uno specchio e spesso non è facile vedere il riflesso di noi stessi in questo specchio.
Se facciamo leggere una pagina a cento persone diverse è facile che avremo cento interpretazioni differenti.
Gurdjieff in una delle sue conferenze dice:
"Non ci capiamo l’un l’altro perché viviamo in differenti sentimenti (emozioni). Lo stesso sentimento da le stesse comprensioni."
Ogni tanto camminando per strada incrocio delle persone che "a pelle" non mi piacciono, o che sono cupe in volto, provo quindi ad immaginarle mentre ridono, hanno il volto rilassato e sono in situazioni in cui altre persone stanno bene con loro, e questo mi è utile a vederle da un diverso punto di vista.

Buon lavoro,
Enzo

domenica 4 gennaio 2009

Buon 2009

Salve a tutti, un caro agurio di un buon 2009, buono nel senso che ritenete migliore per voi e per quello che state portando avanti.
Nel 2009 voglio dare una nuovo orientamento al blog e non usarlo solo, come è accaduto negli ultimi mesi, come link agli articoli pubblicati sul sito vivereilmiracoloso. Vorrei orientarlo maggiormente ad una discussione sulle esperienze del lavoro, che siamo verifiche del lavoro o del non lavoro. Nel caso ci siano articoli che mi interessa discutere o che interessano ai lettori questi (su richiesta di chi ne ha interesse) verranno inseriti nel blog e discussi, anche se sul sito si trova una sezione forum dove è possibile fare altrettanto, ma per gli aficionados del blog verranno ricopiati. Se vi sono esperienze che volete postare come articoli basta che facciate richiesta.
So che è molto difficile ma vorrei invitare i lettori che commenteranno sul blog a considerare la differenza profonda che esiste tra un confronto ed una polemica ad oltranza, per coloro che non sono d'accordo con queste idee e con il modo di portarle avanti espresso in questo sito ci sono varie opzoni, la prima è cambiare sito, la seconda è quella di considerare che ci possono essere persone che sono interessate ad uno scambio dialettico, la terza è quella di sforzarsi di proporre osservazioni aperte.
Mi ripropongo di lasciarre i commenti aperti fino a che reputerò che sia qualcosa di utile, poi verranno moderati se se ne creerà la necessità.
Buon lavoro e buon proseguimento, che il materiale postato sia di utilità a quanti lo leggeranno.
Enzo

martedì 9 dicembre 2008

SULL'IPNOTISMO

Questa è una traduzione di una parte di un testo di conferenze di Gurdjieff il cui originale lo potete leggere QUI e che tratta dell'ipnotismo.(ndr)

Buona Lettura.

TIFLIS

In Europa si parla molto di ipnotismo d è molto usato nella terapia medica. Tuttavia la sua conoscenza è molto superficiale e questo spiega i risultati frequentemente fallimentari del trattamento.

Si può dire che la cura di un uomo malato dipende interamente dal caso in cui all'ipnotista accada di fare accidentalmente ciò che al dato paziente necessita.

Genericamente parlando ci sono tre metodi di ipnosi di cui il terzo metodo, trasferimento del pensiero, è completamente sconosciuto in Europa.

Il primo metodo può veramente essere chiamato auto-ipnosi, per esso non si richiedono poteri di alcun tipo da parte dell'ipnotista. Egli deve solo sapere come interrompere il collegamento tra il centro emozionale e il centro pensante.

La complessità dei metodi di ipnotismo sono determinate dal numero di combinazioni possibili.

CONTINUA

mercoledì 3 dicembre 2008

La Sindrome da Archiviazione

Questo è un articolo che è nato da una ricca conversazione con Andreja che ringrazio per la messa in luce di certi rischi che si corrono nel lavoro.
Buona lettura,
Enzo..

Il sistema della Quarta Via studia l’uomo e la realtà dei mondi in cui vive. Tutte le idee, divisioni e catalogazioni dell'uomo e della natura possono essere di grande aiuto per costruire una visione più ampia della realtà che ci circonda e per farci uscire dai limiti dei punti di vista che abbiamo appreso durante l'età formatoria, dall'educazione, dall'estrazione sociale da cui proveniamo e dalle nostre esperienze di vita. Le idee del sistema hanno la possibilità di farci espandere la nostra visione del mondo a patto che siano impiegate nel modo giusto.

Un rischio che si corre nello studio intellettuale del sistema è quello della "sindrome da archiviazione". Questa sindrome è sperimentata dalla maggior parte delle persone che si accostano al lavoro su di sé, è molto sottile e sfrutta diversi respingenti.

Capita spesso che le persone si avvicinano a idee spirituali o esoteriche a causa della loro difficoltà di relazionarsi con il mondo, al fatto di sentirsi in un luogo ostile in cui percepiscono e desiderano che vi sia di più di quello che hanno verificato. Spesso si prova il desiderio di cambiamento perché quello che abbiamo visto di noi e del mondo non ci è piaciuto o perché sentiamo che non ne sappiamo abbastanza. In questo senso vi sono diversi gruppi di io che cercano delle risposte per sentirsi più tranquilli, a posto, al sicuro, e io che desiderano avere una risposta per affermare sé stessi.

La sindrome da archiviazione prende diverse forme, la più ricorrente si manifesta nei momenti di difficoltà, in cui ci confrontiamo con situazioni che ci mettono in gioco generando molta frizione. In questi momenti la sindrome da archiviazione si manifesta a livello intellettuale cercando nel proprio archivio di conoscenze quello che il sistema dice della situazione, come ad esempio, "ah ecco questa è un’emozione negativa..." oppure ancora peggio cataloghiamo le espressioni degli altri e di fronte ad un momento difficile di una persona semplicemente pensiamo: "ecco sta esprimendo un’emozione negativa... non voglio sottostare a questa situazione perché quella persona sta sbagliando, non sa quello che perde...". In questi momenti se osserviamo il centro emozionale possiamo osservare la sua “contrazione”. Stiamo respingendo la situazione che ci ha toccati in diversi centri usando una definizione che spieghi il momento e "attutisca" la frizione, ed invece di cercare di viverlo in maniera più completa per capire da cosa viene una certa espressione e come si manifesta, racchiudiamo una realtà complessa in una scatoletta con un bollino che cerchiamo di mettere da parte.

CONTINUA

lunedì 17 novembre 2008

Attenzione Divisa

Ouspensky parla per la prima volta del concetto di attenzione divisa in relazione alla sua comprensione dell'idea del ricordo di sé:

...nell'atto del ‘ricordarsi di sé’ l'attenzione di divide: una parte è diretta verso lo sforzo stesso, l'altra verso la sensazione di sé... Parlo del ‘ricordarsi di sé’ come divisione di attenzione, che ne è il tratto caratteristico.
Quando osservo qualcosa, la mia attenzione è diretta su ciò che osservo:
IO-------------------->il fenomeno osservato

Quando, sempre osservando, tento di ricordarmi di me, la mia attenzione è diretta contemporaneamente verso l'oggetto osservato e verso me stesso:
IO<------------------->il fenomeno osservato
Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto


In questo articolo tratteremo solamente il concetto i attenzione divisa in due, Rodney Collin (‘La teoria delle Influenze Celesti’) introduce il concetto di attenzione divisa in tre, ma questa sarà il soggetto di un altro articolo.

Solitamente la nostra attenzione è “catturata” da ciò che ci accade. Una prima osservazione di questo è relativa al diverso livello di attenzione che caratterizza le parti della macchina umana, i centri. L'uomo è diviso in quattro centri principali: emozionale, intellettuale, motorio e istintivo che a loro volta sono suddivisi in diverse parti. Vi è una divisione verticale, vale a dire che in ogni centro possiamo trovare una parte istintiva-motoria una emozionale ed una intellettuale.

CONTINUA

mercoledì 5 novembre 2008

Considerazione Iinterna e Considerazione Esterna II

La seconda parte della traduzione dal testo di Nicoll sulla considerazione interna ed esterna.
Buona Lettura,
E.

Considerazione Iinterna e Considerazione Esterna II
Testo tratto da:
“Commentari psicologici agli insegnamenti di Gurdjieff e Ouspensky”

parte II°


Birdlip, 1 Marzo 1943

Più esigenze avete, più considerazione interna avrete. Sarete sempre delusi e sentirete che qualcun altro è da biasimare. La gente che ha tante esigenze rende la vita molto difficoltosa per se stessa. Niente è giusto: essi non sono circondati dalla gente giusta, non sono trattati come si deve, e così via. In questo Lavoro, noi dobbiamo gradualmente sentire la nostra propria nullità attraverso l’osservazione.

L’opposto della considerazione interna è la considerazione esterna. La considerazione esterna è pensare agli altri. E’ una delle poche cose del Lavoro che ci è richiesto realmente di fare.Ci viene richiesto di non considerare internamente e non avere emozioni negative, e così via, ma anche di considerare esternamente proprio come è necessario ricordare noi stessi. Quando siamo in uno stato di considerazione interna, (e questo è il nostro stato usuale), stiamo pensando veramente solo a noi stessi. Solitamente consideriamo noi stessi come il centro dell’universo. Come Copernico, dobbiamo realizzare che non siamo il centro dell’universo. La considerazione interiore ci dà solo auto-emozioni e come queste aumentano, il carattere diventa più chiuso in se stesso. Tutti voi conoscete, certamente, coloro ai quali non si può parlare per un momento senza che inizino a dirvi quali problemi hanno, quale dura vita essi conducano, e così via, questa gente è rovinata, essi sono morti. Voi sapete che il Lavoro dice che sono le emozioni negative che governano il mondo, non il sesso o il potere. Pensate solamente a quanta gente è completamente rovinata dall’indulgere costantemente in emozioni negative. La considerazione interna è un ramo della identificazione. E’ strettamente connessa con gli stati negativi in noi. Non dovete pensare che l’opposto della considerazione interiore consista in un caloroso, ottimistico umore e in un ridere vistoso. Questa non è considerazione esterna.
CONTINUA