venerdì 14 marzo 2008

PROLOGO

Continua la traduzione del libro di Bennett.
Buona Lettura,
E.

E’ mezzanotte passata. Per circa due ore, quindici o venti allievi Inglesi e Americani hanno ascoltato la lettura della Seconda Serie dei suoi scritti. In un’altra stanza, venticinque o trenta membri del gruppo francese stavano ascoltando lo stesso capitolo in francese. Adesso siamo seduti intorno al tavolo, tutti quelli che possono essere contenuti nella piccola sala da pranzo ed altri stanno mangiando la loro cena seduti sul pavimento nella stanza accanto dove si era tenuta la lettura in francese.
Molte facce sono familiari, ma ci sono due visitatori dalla Grecia che non avevamo visto prima, che occupano il posto d’onore alla sua destra, e due nuovi arrivati dall’America che sono vecchi amici di molte delle persone nella stanza. La stanza è molto affollata, ma non c’è trambusto nel servire, i piatti erano stati portati prima e le portate sono cambiate in silenzio da quelli che si trovano dietro il tavolo, che stanno a loro volta mangiando dalla mensola del caminetto.
Tutta l’attenzione è rivolta verso Gurdjieff. Il pasto ha raggiunto l’apice che tutti stavano aspettando. E' stato fatto un brindisi che serviva come testo per il sermone che, per quanto molte volte ripetuto, sembrava solo guadagnarne per questo in forza drammatica.
“Ognuno deve avere uno scopo. Se non avete uno scopo, non siete uomini. Vi dirò un semplice scopo, morire di una morte onorevole. Ognuno può prendere questo come suo scopo senza nessun filosofeggiamento – non morite come cani”. Poi ha chiesto a qualcuno dei presenti di spiegare cosa questo volesse dire, e la risposta fu “Solo chi ha lavorato su di se' nella vita può morire di una morte onorevole. Chi non lavora su di se' nella vita inevitabilmente prima o poi perirà come uno sporco cane”. Gurdjieff ripeté che questo era il primo e il più semplice scopo che ogni uomo deve darsi prima di tutto, e solamente quando ha raggiunto questo può procedere oltre per uno scopo più alto. Come sempre, fece diventare la conversazione un gioco, ed in un minuto la stanza era scossa dalle risa per via di una storia circa le peculiarità degli Inglesi. Ma l’impressione della profonda serietà della nostra condizione umana rimaneva, della scelta con cui ci confrontavamo tra la vita e la morte.
Il pasto continua, e durante la conversazione con uno dei nuovi arrivati, Gurdjieff inaspettatamente dice, “Ti dirò il primo comandamento di Dio all'uomo. Questo non è uno dei comandamenti che fu dato a Mosè, che erano per persone speciali, ma uno dei comandamenti universali che sono sempre esistiti. Ve ne sono molti, forse venti, ma questo è il primo. ‘Lascia che una mano lavi l’altra.’ E’ molto difficile per una mano lavarsi da sola, ma se una mano lava l’altra , entrambe saranno pulite.” Parole semplici, ma dette così penetravano alla radice dell’egoismo presente in ognuno di noi. Ci guardavamo l’un l’altro con occhi diversi, comprendendo che da soli eravamo senza speranza, e realizzare che c’era qualcosa che ci legava con qualcosa di più forte dell’amicizia o della razza o del credo. Anche chi era completamente estraneo in mezzora si era unito a noi in una comprensione comune.
Gurjieff è molto stanco. Mangia con difficoltà, C’è un lungo silenzio. Qualcuno gli pone una domanda circa la pubblicazione di Belzebù. Parla dei suoi scritti, e dice che sono i suoi soldati. Con essi farà guerra al vecchio mondo. Il vecchio mondo deve essere distrutto al fine di permettere al nuovo mondo di nascere. I suoi scritti faranno molti amici ma anche molti nemici. Quando saranno pubblicati, egli sparirà. Forse non ritornerà. Abbiamo protestato dicendo che non potevamo lavorare senza di lui. Se fosse scomparso lo avremmo seguito. Sorrise e disse, “forse non mi troverete.”
Il pasto finisce, il caffé è servito. Gurdjieff si fa portare il suo strumento musicale preferito, un organetto con una forma particolare, e suona un lungo corale su una scala greca. Ce ne andiamo alle 2:30. Tre visitatori tornano in Inghilterra al mattino presto poche ore dopo perciò partono carichi di doni di cibo in regalo per le loro famiglie.

J.G. Bennett, 1950

giovedì 13 marzo 2008

Ostacoli - L'immaginazione

A seguito del post sugli ostacoli ho fatto un analisi più dettagliata dei singoli ostacoli, di seguito l'immaginazione, seguiranno nel tempo gli altri.
Buona lettura e buon lavoro.
E.

L'uomo è una macchina stimolo risposta; questo vuoi dire che ogni stimolo che riceviamo evoca una risposta automatica. Ma da dove vengono queste? Nel corso della vita, dall'infanzia all'età adulta, accumuliamo informazioni, atteggiamenti, idee e concetti che sono registrati all'interno dei centri che formano la struttura dell'essere umano. Tutte queste informazioni sono collegate a particolari circostanze e avvenimenti e sono riproposti quando uno stimolo ha una relazione con l'evento precedente.
Possiamo osservare come, ad esempio quando stiamo guidando la nostra autovettura, che le immagini che vediamo portano con se' il ricordo di qualche associazione di pensiero, se vedo una mamma con il suo bambino penso a mio figlio o se vedo due persone che si baciano posso pensare a mia moglie o al film d'amore visto la sera prima. Ogni stimolo evoca una risposta. La risposta generata è ciò che dobbiamo osservare quando parliamo di Immaginazione.
Il processo meccanico associativo dei pensieri, ricordi e proiezioni, portato avanti senza controllo è quello che, nel sistema della Quarta Via, viene chiamato Immaginazione, è il sognare ad occhi aperti, con la differenza che non ci accorgiamo che è la condizione in cui ci troviamo per la maggior parte del nostro tempo.
Il tipo di immaginazione, in questo caso, non è quella creativa, che è l'espressione di un pensiero intenzionale volto ad un fine, ma il pensiero associativo che semplicemente accade, in cui ci perdiamo da un sogno ad un altro, da un'associazione di pensiero ad un'altra senza minimamente renderci conto di quello che accade.
Possiamo verificare che questo tipo di pensiero non lascia traccia: se abbiamo un momento di maggiore consapevolezza dopo un periodo di immaginazione difficilmente ricorderemo i pensieri che abbiamo avuto.
CONTINUA...

mercoledì 12 marzo 2008

La Legge del Sette - Le fasi dell'ottava

Da questo post inizia un nuovo progetto. E' stato creato un sito per accogliere le idee della Quarta Via che sono state già pubblicate su questo Blog e che verranno pubblicate in futuro. La trattazione di molte di esse è lunga e sul Blog non sono organizzate in maniera da essere facilmente consultabili, quindi sul Blog appariranno solo in forma ridotta con un link diretto al nuovo sito che le contiene per intero.

Buon Lavoro.
E.

Le ottave sono composte da tre fasi, nelle ottave ascendenti queste prendono il nome di Preparazione, Esecuzione e Compimento. Questi sono nomi generali e devono essere considerati al fine di spiegare e non in maniera letterale, potremmo alternativamente usare i termini di raccolta delle informazioni, realizzazione e raffinamento. Nelle ottave discendenti possono essere espresse con i termini, Concepimento, Maturazione, Espressione o stimolo, associazione, reazione.

Nell’enneagramma le tre parti di un’ottava sono rappresentate dai lati del triangolo inscritto nel cerchio. I punti del triangolo che toccano la circonferenza hanno un significato ben preciso nello svolgersi dell’ottava. Nelle ottave ascendenti il primo punto corrisponde al DO dove si trova l’impulso iniziale dell’ottava, fra il MI ed il FA è l’influenza esterna che serve per colmare l’intervallo e proseguire nell’ottava, e tra il SOL è il FA è un punto particolare, siamo a metà strada e un grande lavoro è stato fatto, siamo nel mezzo, l’inizio e la fine sono equidistanti quindi non vediamo chiaramente la fine e sappiamo che tornare indietro è altrettanto lungo e difficile; adesso dobbiamo raccogliere quello che ci serve per avviarci alla fine con tutto quello che comporta. Gurdjieff chiamava questo punto influenza intenzionalmente inclusa, è qui che iniziamo la preparazione per l’ultimo intervallo, il SI DO dell’ottava.

Le note dell’ottava disposte in senso orario sulla circonferenza mostrano lo sviluppo dell’ottava nel tempo e le connessioni interne mostrano i legami di ogni singola nota con le diverse fasi dell’ottava nel loro orientamento, mostrano le connessioni “al di fuori del tempo lineare”. Sono i sostegni delle differenti fasi dell’ottava. In questo senso esprimono il concetto di come tutto è collegato e dalla loro connessione risulta la possibilità di concludere l’ottava. A proposito delle connessioni interne è importante sottolineare quanto l’esperienza fatta in una data ottava sia importante al fine di creare legami forti tali da poter sostenere le ottave successive.
Per fare un esempio, se è la prima volta che costruisco qualcosa, e non faccio per niente attenzione alle differenti fasi della costruzione, non avrò creato una memoria sufficientemente forte da sostenermi in un’esperienza successiva, ma se sono riuscito ad essere più consapevole delle mie azioni e di quello che faccio, le volte successive la mia memoria e comprensione diventerà il sostegno per le nuove ottave.

Dei deboli legami interni dell’ottava fanno si che essa devii in altre ottave laterali in base alla legge di minima resistenza, che porta lo sviluppo delle forze a cercare l’espressione con apparente minore dispersione di energia, nutrito dall’inganno della semplicità.
CONTINUA

sabato 8 marzo 2008

Pratica 3

Domanda: Vorrei avere più informazioni in merito alla parte istintiva del centro emozionale dove gran parte delle emozioni negative sono create....se capisco il meccanismo di questo vuol dire che avrò la comprensione della totalità delle origini di queste creazioni negative? (premetto che chi scrive non è di madre lingua italiana)

Per quanto riguarda la parte meccanica del centro emozionale, non è in quel centro che si generano le emozioni negative, esse appartengono ad un centro "artificiale" che si è creato durante la nostra vita per imitazione degli atteggiamenti delle persone e per assimilazione della cultura in cui siamo cresciuti.

Il lavoro sulle emozioni negative è un lavoro di conoscenza di noi stessi, delle ragioni per cui un certo stimolo evoca in noi certe risposte. Le emozioni negative sono una parte di energia che non viene usata e che viene eliminata, se impariamo a comprendere perché si creano e da dove, e a vedere diversamente le stesse cose, impariamo a dirigere questa energia per la nostra crescita, se le esprimiamo semplicemente perdiamo quello ci servirebbe per avere un maggiore controllo.
E' come dire che ho dei soldi a disposizione ed invece di pensare come spenderli compro la prima cosa che vedo e poi non ne ho più per quello che è veramente importante.

C'è tanto da dire sul modo di osservare e lavorare praticamente sulle emozioni negative, sto scrivendo un articolo che analizza le emozioni negative come ottava discendente, spero che sia ultimato presto. Un consiglio pratico per adesso è quello di comprendere che non sono reali, e questo lo puoi fare provando, quando ti è possibile, a dare, nel caso di emozioni negative più leggere, delle risposte diverse. Un esercizio è quello di cambiare la risposta che diamo alla negatività quando guidiamo. Quando qualcuno ci taglia la strada o fa qualcosa che ci irrita, diventiamo negativi, spesso questa negatività è causata dal fatto che siamo così concentrati su noi stessi che pensiamo di aver ricevuto un torto, questa è la radice dell'emozione negativa. A questo punto, facciamo lo sforzo di non pensare subito a noi stessi, ma di osservare la persona che ci ha "fatto il torto", se la guardiamo, nella totalità dei casi verificheremo che quella persona non sa nemmeno quello che sta facendo, è così assorbita dal suo mondo che non si può rendere conto di quello che ha fatto. Questa osservazione ci aiuta a comprendere come, una volta che ho cambiato la direzione dell'impulso che genera l'emozione negativa, questa inizia a perdere intensità, ho usato l'energia che potevo sprecare per l'osservazione. E' un esercizio preparatorio ed in esso dobbiamo cercare verifiche di quanto detto.

Spero di esserti stato utile.
A presto,
E.

venerdì 7 marzo 2008

I commentari di Belzebù - progetto traduzione

Nel progetto dei commentari di Belzebù, che sinceramente sembra essere entrato in un intervallo, si è affacciato un testo molto interessante di Bennett che potete scaricare in versione inglese QUI.

E' comunque interessante l'idea di tradurlo per chi non legge l'inglese.
Di seguito l'ultimo capitolo, dove Bennett racconta il suo incontro con G nell'ultima settimana della sua vita.
Se siete interessata partecipare alla traduzione fatevi avanti.
Buona lettura.
E.

Discorsi su I racconti di Belzebù.
di J. G. Bennett


EPILOGO

Il 20 ottobre 1949 mi recai a Parigi. Telefonai per avere notizie di Gurdjieff, mi dissero che era completamente esausto e si era ritirato nella sua stanza. Il taxi dall'aeroporto mi portò attraverso Rue des Acacias e mi fermai e domandai novità a una delle numerose persone li presenti. Quando mi girai vidi Gurdjieff in piedi di fronte al banco della frutta del suo fruttivendolo preferito e quando lo raggiunsi stava ordinando un grande casco di banane "pour les anglais" (per gli inglesi). Era una delle sue prese in giro il raccontare che gli inglesi non avessero banane, e ad ogni visitatore inglese ne dovevano essere date almeno due a pasto.
Camminai con lui alla volta del suo caffè all'incrocio con Rue des Acacias e Avenue MacMahon. Non aveva messo piede fuori di casa da una settimana ed un flusso infinito di mendicanti francesi, e vecchi esuli russi ed armeni si presentavano al suo tavolo a chiedere l'elemosina. Invalidi - un ragazzo paralitico - una donna evidentemente vicina alla disperazione - lo avvicinarono. Poche calme parole di consiglio - alcune medicine - o istruzioni per il dottore - ed essi se ne andavano con un'aria di incoraggiamento e rinata speranza. Alcuni arrivarono e gli diedero una grossa somma di denaro come offerta per una paralisi curata. Fu subito distribuita ai mendicanti. Bambini venivano per le caramelle, e vecchi amici del quartiere per dire una parola di saluto. Tutti riuniti nella speranza che adesso sarebbe tornato forte di nuovo - nessuno sospettava che lo stavano vedendo per l'ultima volta.

L'ultima settimana di Gurdjieff fu così. Fu come se avesse deciso di non lasciare nulla di irrisolto, niente in disordine alle sue spalle. Infatti le settimane che seguirono la sua morte, ci rendemmo conto con crescente stupore della cura meticolosa che aveva avuto per ogni cosa.

giovedì 6 marzo 2008

la pratica 2

Ciao E.,
non è solo la verifica della mia meccanicità lo stimolo al cambiamento, ma è anche la consapevolezza che questa meccanicità mi limita fortemente. Ti faccio un paio di esempi,
mi prefiggo di fare qualcosa per il mio lavoro o le mie attività, mi faccio un programma e poi regolarmente non riesco a portarlo a termine, c'è sempre qualcosa che rema contro, un sabotatore interno.
la mia miopia. Credo che ci sia un problema tra il centro motorio e gli altri centri, qualcosa non va, c'è uno squilibrio di funzioni. Forse il centro emotivo va a sovrapporsi al centro motorio o istintivo o qualcosa del genere. Ed inoltre, come l'esempio precedente, se mi prefiggo di fare una serie di tecniche per migliorare la vista, non riesco ad essere costante perché ci sono sempre nuovi stimoli e nuove cose da fare che mi sballottano qua e là. So benissimo che quelle tecniche funzionano, ma faccio fatica a rimanere "fermo".Osservarmi non è facile. Inizio e poi vado avanti per qualche minuto, poi sopravvengono altri pensieri ed adieu!Comunque oggi ho cominciato attivamente e mi sono anche procurato il libro di Ouspensky "Frammenti di un insegnamento sconosciuto". Va bene per cominciare?


Ciao GC,
quello che scrivi è molto interessante, parli esattamente di quella frustrazione che iniziamo a provare di fronte alla verifica della nostra mancanza di unità, una parte sceglie ed un'altra non ne sa nulla e appena un nuovo stimolo arriva dimentica tutto quello che è successo precedentemente e segue il nuovo.
Ricordati che il lavoro richiede tempo, non basta vedere per cambiare, quello è indispensabile, ma è necessario un percorso di comprensione e sviluppo per poter apportare dei cambiamenti in maniera tale da non arrecare danni da altre parti.
Una delle leggi fondamentali di cui si parla nel sistema è la legge del Tre, questa, per farla semplice, mostra che tra due forze esisterà sempre una sorta di bilanciamento e che quindi non è possibile un reale cambiamento. Nella dualità tra bene e male, giusto e sbagliato rimaniamo imprigionati in un onda da cui non si esce. La terza forza è qualcosa che dobbiamo scoprire e usare per poter sperare in un cambiamento reale.
Devi creare degli scopi alla portata delle tue possibilità questo ti aiuterà a scoprire le vie di accesso ad obiettivi più grandi.
Il tuo scopo in questo momento è diventare consapevole della meccanica delle cose, cerca di osservare il momento di passaggio dal tuo scopo ai desideri o disattenzione della macchina, cosa ti porta lontano, perché quale è la sua forza e su cosa fa leva in te. Insieme a questo cerca di farti, a livello intellettuale, un'idea chiara delle divisioni dei centri, delle loro funzioni, riflettici crea delle ipotesi e portale con te durante il giorno, vedrai che si attaccheranno o verranno confutate dalle tue azioni, in questo modo la comprensione che guadagni è tua e torna a te.
Fai questo esercizio:
quante più volte puoi durante la giornata, cerca di rallentare il flusso degli Io. Questo è direttamente collegato al tuo livello di attenzione, se sei nelle parti meccaniche dei centri non puoi avere attenzione, se sei in quelle emozionali essa sarà attratta da qualcosa e quindi catturata, per poter rallentare dei fare lo sforzo di focalizzare la tua attenzione, vale a dire essere nelle parti intellettuali dei centri, riflettere in maniera neutrale su quello che stai osservando o agendo e raccogliere l'informazione, cerca in abbinamento di non giudicare il momento ma di prenderlo per quello che è e ricordare da cosa è formato. Scrivilo, è parte dell'esercizio, la scrittura rappresenta una forzatura alla costanza se ti basi solo sul pensiero facilmente lascerai correre, se devi scrivere diciamo su base giornaliera almeno un'osservazione, hai un piccolo obbligo di costanza che ti può aiutare e che genererà la frizione tipica della decisione che deve essere portata avanti. Gurdjieff diceva di prendere uno scopo e di farne il proprio Dio, rifletti su cosa questo significa per te e porta la tua comprensione in questo esercizio. Datti almeno 5 giorni di esercizio.

Spero che ti sia di aiuto.
A presto,
E.

mercoledì 5 marzo 2008

la pratica 1

Ho ricevuto una mail da un lettore del blog che chiede come iniziare il lavoro, è un bello scambio perché per poter rispondere ad una domanda è necessario aver vissuto la domanda. Se una risposta è meramente un esercizio dialettico e teorico non può avere nessuna forza a non può aiutare nessuno in questo cammino.
Ho chiesto l'autorizzazione a GC per pubblicare parte delle domande e risposte di questo scambio che abbiamo perché ritengo che possa essere utile anche ad altre persone che frequentano il blog.
Resta comunque che ogni risposta che viene data è riferita personalmente a GC perché il lavoro pratico può essere svolto solo nello specifico e in considerazione delle contingenze reali.
Questi sono i primi passi conoscitivi, per poter procedere lo scambio fra chi lavora deve diventare più concreto, si deve creare come dicevo in un precedente articolo una relazione di mutua sincerità e fiducia, che nasce solo dalla comprensione reciproca e da un sincero desiderio di lavorare su di se.
Spero ancora che lo scambio che pubblicherò sul blog in differenti momenti possa essere di aiuto ed ispirazione per chi sta leggendo e lavorando su di se.
Buon Lavoro a tutti.

29/02/2008
Voglio iniziare a lavorare su di me perché mi sono accorto di essere veramente un automa per lunga parte del giorno, reagisco a stimoli automatici. Per esempio mi prefiggo di fare qualcosa e poi non ci riesco perché la mia mente inizia a correre qua e là.. c'è sempre qualcos'altro da fare prima. Non ho alcun controllo sulla mia vita sono completamente sballottato qua e là dalle onde della vita. Beh, forse ora sto esagerando, ma vorrei iniziare a guidare la mia barca, per evitare che il mio viaggio sulla terra sia inutile.
Ora, non so se ho capito qualcosa del sistema, ma c'è una sequenza di esercizi da fare, per poter riacquistare il controllo su se stessi. Dal tuo penultimo post sul blog, deduco che devo iniziare ad osservare gli altri in uno stato dissociato ed osservare tutto quanto succede: è bene partire da questo esercizio?

Risposta
Ciao GC,
capisco la situazione che descrivi, e spero che la verifica della tua meccanicità sia uno stimolo sufficientemente forte per spingerti al cambiamento.
Mi preme farti notare che il cambiamento che deriva dal lavoro su di sé è inizialmente l'acquisizione della capacità di vedere per periodi più lunghi le nostre reazioni meccaniche, il che spesso induce una profonda frustrazione. Questo per introdurre un punto fondamentale nell'idea del lavoro e che non possiamo essere soli in questo percorso, abbiamo bisogno di altre persone che sono passate prima di noi nelle stesse difficoltà e ci possono aiutare a superate gli inevitabili intervalli che intervengono in ogni ottava. Per questo è necessario che fra le persone che lavorano insieme vi sia, come lo definisce Gurdjieff, una relazione di mutua sincerità e fiducia, che si può costruire solo partendo da un personale desiderio di cambiamento e dalla necessità di un confronto reale.
Venendo a qualcosa di più immediato, il lavoro deve essere fatto su più punti in parallelo, principalmente dal punto di vista di acquisizione di nuova conoscenza e di verifica della stessa attraverso la propria esperienza diretta.I libri del sistema e il blog che sto scrivendo sono un "contenitore"di queste idee, quello che è necessario poi è prenderle ed iniziare a verificarle.
Praticamente il passo che devi fare adesso è quello di imparare ad osservarti e perché questo avvenga devi avere qualcosa da osservare, cioè una terza forza. E' un buon punto di partenza l'idea dei quattro centri e delle funzioni ad essi collegate, cerca di riconoscerle di vedere le loro manifestazioni, come un gruppo di Io viene attivato e perché, inizia ad acquisire più informazioni che puoi su di essi. Ricorda di credere alle tue percezioni il lavoro viene da te e giunge a te, come ti ho scritto una mente critica e analitica è un presupposto fondamentale.
Osserva, poniti delle domande, riconosci quante più parti di te ti è possibile e continua ad aggiungere conoscenza del sistema.
Scrivi le tue osservazioni e le manifestazioni che attribuisci ai diversi centri, è utile, e se vuoi mi puoi spedire ciò che hai raccolto.L'osservazione degli altri è importante perché spesso è più facile vedere negli altri certe manifestazioni piuttosto che in noi stessi, ma ricorda che devi sempre tornare a te, quello che vedi degli altri è un riflesso di quello che sei tu, di come filtri la realtà che ti circonda.

lunedì 3 marzo 2008

RIFLESSIONI - IL LAVORO SBAGLIATO DEI CENTRI

Succede molto spesso che un centro si appropri del lavoro di un altro. Una delle maggiori interferenze è quella del centro istintivo sul centro emozionale. Quando abbiamo una frizione a livello istintivo di qualunque genere, da un semplice mal di schiena a patologie più gravi, il nostro mondo emozionale cambia completamente, diventiamo irascibili, nervosi, spesso intrattabili vediamo il mondo attraverso il filtro del nostro disagio. Questo perché la difficoltà a livello istintivo viene assimilata e vissuta come difficoltà emozionale.Facciamo un esempio di pensiero attivo: perché un disturbo istintivo dovrebbe assumere valore a livello emozionale? è forse collegato direttamente il mio mal di schiena alla relazione con mio figlio? o con i miei amici? No perché loro si comportano sempre nello stesso modo sono io che sono cambiato in relazione a loro. E' forse collegato alla relazione con me stesso? sono da meno perché sto male? forse. La sensazione di non essere in forma a livello istintivo mi fa sentire in balia degli eventi, ricordiamo che il centro istintivo è la parte "animale" in noi, questo innesca un naturale istinto di difesa. Se osserviamo un animale domestico durante una malattia possiamo vedere come si ritira e protegge. Ma se considerando la possibilità di poter essere al di sopra della semplice reazione istintiva animale, possiamo iniziare a separare le funzioni del centri istintivo da quelle del centro emozionale, possiamo osservare la differente provenienza dei nostri io e comprendere, specialmente per quello che riguarda il centro emozionale, la loro mancanza di reale connessione nello specifico dell'espressione delle emozioni negative.
Questo significa praticamente rispettarsi e prendersi cura di se e della propria condizione istintiva, ma imparare nello stesso momento a considerare la nostra condizione emozionale in maniera separata attraverso la non espressione delle frizioni a livello emozionale e la considerazione della loro inutilità a livello della nostra condizione generale.
In questo modo possiamo stare male ed avere simultaneamente una visione realistica della nostre vite e relazioni non inquinate dalla frizione istintiva che stiamo provando.Buon Lavoro.
E.

domenica 2 marzo 2008

I Centri e le Funzioni

La macchina umana è composta da diverse parti. Nel Sistema vengono chiamate centri e svolgono differenti funzioni collegate alla vita interiore ed esteriore dell'uomo.

Questi quattro centri, a cui si aggiungono altri due di cui parleremo più avanti, sono rispettivamente:
Il centro Intellettuale, che svolge le funzioni relative al pensiero e alla comparazione. E' il centro più lento ed è il primo con cui possiamo iniziare a lavorare.
Il centro Emozionale, che governa le funzioni emotive. E' il centro più veloce quando lavora correttamente.
Il centro Istintivo, che regola il funzionamento biologico dell'organismo. E' un centro che agisce automaticamente per mantenere il nostro organismo funzionante e in stato di equilibrio con l'ambiente circostante.
Il centro Motorio, che sovrintende le funzioni motorie. E' il centro che produce l'immaginazione e che permette la comprensione delle meccaniche delle cose.

Possiamo immaginare quattro individui viventi in noi. Quello che chiamiamo istintivo è un uomo fisico. L'uomo motorio è anch'esso un uomo fisico, ma con inclinazioni differenti. Poi c'è l'uomo sentimentale o emotivo e quello teorico o intellettuale.

I centri sono divisi poi in metà positive e metà negative, ma questa accezione non è intesa a carattere morale, ma semplicemente come affermazione e negazione, si/no, azione/non azione. Ad esempio la metà positiva del centro intellettuale è la parte che afferma, quella negativa che nega. Nel centro motorio la divisione si esprime attraverso l'espressione di moto o di staticità. Nel centro istintivo è accettazione o repulsione a livello organico. Per il centro emozionale questa divisione è differente, le emozioni negative sono parte di un centro artificiale sviluppatosi attraverso l'educazione per imitazione di un certo tipo di atteggiamenti; la vera parte negativa del centro emozionale è quella che sperimentiamo in un momento di grande sofferenza reale, come ad esempio la perdita di qualcuno a cui eravamo attaccati emozionalmente.

Un'ulteriore divisione dei centri è data dal livello di attenzione con cui possono essere svolte le differenti funzioni di un centro, in base a questa divisione i centri sono divisi in:
Parte meccanica
, non richiede nessuna attenzione, ed in cui sono "registrate" tutte le azioni abituali e ripetitive relative a quel centro, ad esempio guidiamo la macchina con la parte meccanica del centro motorio.
Parte emozionale
, funziona per fascinazione ed attrazione, è la parte che si attiva quando qualcosa cattura la nostra attenzione, ci concentriamo su una cosa perché ci piace e ci stimola, in senso positivo o negativo, la possiamo osservare quando vediamo un film quando seguiamo un evento sportivo.
Parte intellettuale
, che funziona con attenzione focalizzata, è la parte che viene usata ogni volta che è necessaria concentrazione. Quando impariamo qualcosa di nuovo o con un alto livello di difficoltà, è la parte che usiamo quando studiamo per un esame o facciamo un lavoro manuale molto difficile.

Per moltissimo tempo dovete soltanto osservare e cercare di scoprire tutto quel che potete circa le funzioni intellettuali, emozionali, istintive e motorie. Da ciò potrete arrivare alla conclusione che avete quattro menti ben definite: non una sola, ma quattro menti diverse. Una mente controlla le funzioni intellettuali, un'altra mente completamente diversa controlla le funzioni emotive, una terza controlla quelle istintive, e una quarta, anch'essa del tutto diversa, controlla le funzioni motorie. Noi le chiamiamo centri: centro intellettuale, centro emotivo, centro motorio e centro istintivo. Essi sono completamente indipendenti. Ciascun centro ha la propria memoria, la propria immaginazione e la propria volontà.
Ouspensky - La Quarta Via (pag. 15)

Non siamo abituati ad osservarci, e non vediamo che ogni centro ha una propria individualità, una propria memoria, una propria immaginazione, in definitiva ogni centro ha un proprio mondo separato l'uno dall'altro. Ogni centro è un individuo in noi e ogni individuo vive una vita sua, in alcuni casi senza minimamente conoscere l'esistenza degli altri individui.

Differenti gruppi di Io appartenenti a diversi centri costituiscono quello che nel sistema viene chiamato personalità, cioè un gruppo di atteggiamenti che corrispondono al ruolo che interpretiamo in differenti momenti. Possiamo pensare a "chi" siamo sul luogo di lavoro, a casa con la famiglia, quando incontriamo una persona che ci piace o quando incontriamo qualcuno che non ci piace. Tutti questi "individui" che vivono in noi vengono "attivati" in relazione a differenti stimoli che riceviamo dall'ambiente che ci circonda. In un'analisi delle azioni, può sembrare che non ci sia nulla di male ad essere una persona differente con i propri figli rispetto a quella che siamo con un cliente o con il capoufficio, e questo è vero, quello che è importante notare e verificare personalmente è che questo cambiamento non avviene in maniera intenzionale, è frutto di acquisizioni automatiche piuttosto che di un ragionamento o valutazione consapevole delle proprie azioni. Come facciamo il padre e la madre non è conseguenza di un lavoro consapevole, di una capacità di valutazione e di giudizio sviluppato intenzionalmente attraverso un processo di apprendimento e comprensione del ruolo di genitore, ma è il frutto delle proprie esperienze come figlio e delle idee situate nella parte meccanica dei centri. Questo lo dobbiamo e possiamo verificare nella nostra vita quotidiana personale, e delle persone che ci circondano altrimenti non è possibile iniziare questo lavoro.

Se osserviamo la relazione che abbiamo con le persone vedremo che tutto quello che facciamo accade, e se cerchiamo di cambiare qualcosa non ci riusciamo, la risposta è troppo rapida e di fronte ad un atteggiamento diverso usiamo una serie di respingenti che si oppongono a fare qualcosa di diverso da quello che già conosciamo. Abbiamo bisogno di una terza forza perché qualcosa di differente realmente accada.

A questo punto è utile puntualizzare che quando iniziamo l'osservazione di sé non possiamo osservare fisicamente i centri, perché questi sono parte integrante del corpo, sono "distribuiti" in tutto il corpo che rappresenta un ricevente ed un trasmittente delle azioni e reazioni simultanee di tutti i centri. Quello che possiamo osservare sono le loro funzioni, vale a dire le loro peculiari espressioni a livello della nostra esistenza esteriore ed interiore. Più osservazioni riusciamo ad accumulare maggiori saranno le possibilità che avremo nel controllare la loro espressione. Ogni funzione può essere controllata solo quando abbiamo imparato a conoscerla, quando sappiamo che ad un certo stimolo ed i certe condizioni si manifesta, nel tempo impariamo a riconoscere l'arrivo e il crearsi delle condizioni per la manifestazione di quella peculiare espressione e quindi possiamo provare a cambiare e scoprire la possibilità di nuove espressioni, di maggiore controllo.

La seconda cosa da necessaria in uno studio serio di se stessi è lo studio delle funzioni: osservandole, apprendendo la dividerle nella maniera giusta, imparando a riconoscerne ciascuna separatamente. Ogni funzione ha il proprio compito, la propria specialità. Esse vanno studiate separatamente e le loro differenze comprese chiaramente, ricordando che sono controllate da diversi centri o menti. E' utilissimo pensare alle nostre differenti funzioni, o centri, e rendersi conto che sono del tutto indipendenti. Noi non ci rendiamo conto che esistono esseri indipendenti in noi, quattro menti indipendenti. Cerchiamo sempre di ridurre tutto ad un'unica mente.

E' un passo indispensabile del lavoro su di sé il riconoscimento delle funzioni. Per lungo tempo nel lavoro dobbiamo osservare le funzioni e, riconoscendole, associarle ai differenti centri. Dobbiamo comprendere che nella vita ordinaria le funzioni lavorano in maniera squilibrata, un centro svolge il lavoro di un altro e usa l'energia di un altro.

L'osservazione delle funzioni richiede un lungo lavoro. E' necessario scoprire parecchi esempi di ognuna. Studiandole dovremo vedere inevitabilmente che la nostra macchina non funziona bene; alcune funzioni sono giuste, altre sono indesiderabili dal punto di vista del nostro scopo.Perché dobbiamo avere uno scopo, altrimenti qualsiasi studio non darà risultati. Se ci rendiamo conto che siamo addormentati, lo scopo è svegliarci; se ci rendiamo conto di essere macchine, lo scopo è smettere di essere macchine. Se vogliamo essere più consci, dobbiamo introdurre una cera valutazione delle funzioni dal punto di vista della loro utilità o dannosità agli effetti del ricordare noi stessi. Ci sono quindi due linee di studio: studio delle funzioni dei quattro centri, e studio delle funzioni inutili o dannose.
Ouspensky - La Quarta Via (pag. 68-69)

In determinati momenti della giornata, dobbiamo cercare di vedere in noi stessi cosa pensiamo, come sentiamo, come ci muoviamo e così via. In un certo momento vi potete concentrare sulla funzione intellettuale, in un altro su quella emozionale, poi sull'istintiva o sulla motoria. Per esempio cercate di scoprire cosa state pensando, perché lo pensate e come lo pensate. Cercate di osservare le sensazioni fisiche quali il calore, freddo, ciò che vedete, ciò che sentite. Allora, ogni volta che fate un movimento potete vedere come vi muovete, come sedete, come state ritti, come camminate e così di seguito. Non è facile separare le funzioni istintive, perché nella psicologia ordinaria essere sono confuse con quelle emozionali; ci vuole tempo per metterle a posto.Ogni centro è adatto al lavoro con un certo tipo di energia e riceve esattamente quello di cui ha bisogno; ma ogni centro ruba all'altro e così un centro che ha bisogno di un tipo superiore di energia si riduce a lavorare con un tipo inferiore, oppure un centro adatto a lavorare con un'energia meno potente ne usa una più potente , più esplosiva. Così è come attualmente funziona la macchina.
Ouspensky
- La Quarta Via (pag. 84)

Dobbiamo distinguere quattro energie che lavorano attraverso di noi: energia fisica o meccanica, per esempio spostare questa tavola; energia vitale la quale fa si che il corpo assorba cibo, ricostruisca tessuti, e così di seguito; energia psichica o mentale, che fa funzionare i centri, e più importante di tutte, energia di consapevolezza.

I nostri quattro centri, intellettuale emozionale, motorio e istintivo, sono così coordinati che un movimento in un centro produce immediatamente un movimento corrispondente in un altro centro. Alcuni movimento e alcune posture sono collegati con alcuni pensieri; certi pensieri sono collegati con certi sentimenti, sensazioni, emozioni; tutto è collegato. Come siamo, con tutta la volontà che possiamo concentrare, possiamo acquisire qualche grado di controllo su un centro, ma soltanto su uno, e anche questo solamente per un breve periodo di tempo. Ma altri centri andranno avanti da sé, corromperanno immediatamente il centro che vogliamo controllare, e lo porteranno di nuovo alla reazione meccanica. Supponete che io sappia tutto ciò che dovrei sapere, e supponete che decida di pensare in una maniera nuova. Comincio a pensare in una maniera nuova, ma sto seduto nella postura ordinaria, o fumo una sigaretta nella solita maniera, mi ritrovo ancora nei vecchi pensieri.

E' la stessa cosa che con le emozioni; uno decide di sentire in una maniera nuova qualcosa. Poi pensa nella maniera vecchie e così le emozioni negative vengono di nuovo come prima, senza controllo. Quindi, al fine di cambiare, dobbiamo cambiare le cose contemporaneamente in tutti e quattro i centri,e ciò è impossibile in quanto non abbiamo volontà per controllare i quattro centri.

Ogni cosa deve esser sviluppata con la lotta, altrimenti non sarebbe né consapevolezza ne volontà.
Ouspensky - La Quarta Via (pag. 294)

mercoledì 27 febbraio 2008

Gli Ostacoli

E' importante domandarci: perché non siamo svegli?, quali sono le ragioni per cui è necessario lavorare su di se?, perché dobbiamo imparare la consapevolezza?, perché non la possediamo già?

Il nostro essere a livello ordinario è quello di persone addormentate, in balia degli stimoli che ricevono e che si destano accidentalmente e solo per brevi periodi.
Vivendo in una macchina che non è bilanciata, dobbiamo iniziare il lavoro su di noi studiando e correggendo l'espressione delle funzioni che ci tengono addormentati, perché non conoscendole non possiamo modificarle.
Il risveglio è possibile solo correggendo parecchie cose nella macchina e rendendo l'idea del la presenza il nostro centro di gravità permanente.


Lo squilibrio della nostra condizione rappresenta un ostacolo alla nostra armonia. La Quarta Via riconosce una serie di manifestazioni, tipiche di tutti gli uomini, che ci mantengono in una condizione di sonno e di schiavitù.
Perché queste condizioni si sono create non ci è dato saperlo, Gurdjieff lo spiega in maniera "romanzata" nei racconti di Belzebù, ma personalmente non possiamo avere verifiche di questo, l'unica cosa che possiamo fare è riconoscere gli ostacoli al risveglio in noi stessi e lavorare alla loro eliminazione. Attraverso un lavoro attivo, volto a "contrastarne" le manifestazioni, creiamo le condizioni per prolungare i nostri momenti di presenza costruendo un luogo per la manifestazione di altre funzioni, proprie dell'uomo, che adesso non hanno la possibilità di esprimersi a causa delle nostre "cattive abitudini".


I principali ostacoli al risveglio sono:
* Immaginazione, rappresentata da una sequenza di Io su un soggetto che muta senza controllo e senza alcun risultato.
*Mentire, è uno dei nostri maggiori ostacoli, l'uomo mente su ogni cosa. Mentire nel sistema viene inteso nel senso di parlare o pensare cose che non si conoscono come se si conoscessero.
* Espressione delle Emozioni Negative, consumiamo una grande quantità di energia con una funzione che non esiste in realtà ma che è un apparato artificiale che nutriamo sin dall'infanzia.
* Identificazione, siamo troppo assorbiti dalle cose,troppo presi da esse specialmente quando portano con se un elemento emozionale. L'identificazione è una un tipo di attaccamento, è essere perduti nelle cose.
* Considerazione, è un tipo di identificazione che deve essere analizzata a sé perché prende cosi tanto spazio nella nostra vita che ha bisogno di un lavoro specifico e profondo per essere controllata. E' l'identificazione in relazione alle persone, a quanto gli altri ci considerano o non ci considerano, se ci valutano o sottovalutano ecc.
* Il Parlare Inutile, non smettiamo mai di parlare di dire quello che pensiamo come le cose dovrebbero essere e perché, spesso parliamo per riempire gli spazi vuoti nei nostri momenti insieme, o per esprimere negatività. Una delle condizioni che ci tengono addormentati è che parliamo troppo di cose inutili e senza scopo.


Immersi in immaginazione, menzogne, negatività e identificazioni varie non abbiamo nessuno spazio per ricordarci di noi, viviamo in un costante stato di sonno ad occhi aperti. Quando facciamo lo sforzo di ricordarci di noi stiamo cercando di svegliarci, e per un breve momento siamo più svegli, ma poi ritorniamo nel sonno.


Dobbiamo iniziare a studiare gli ostacoli che ci tengono addormentati, riconoscere i momenti e le situazioni in cui vengono fuori; ognuno di noi reagisce in modi diversi a certi stimoli, per cui lo studio degli ostacoli deve essere un lavoro individuale di osservazione e"catalogazione".
Nelle nostre giornate dobbiamo imparare a chiederci: in quale degli ostacoli mi trovo adesso?. Possiamo essere sicuri che se non siamo presenti è perché siamo persi in qualche ostacolo. E' importante creare delle "mappe mentali" delle situazioni in cui ci manifestiamo e ricordarci cosa esprimiamo. Se riusciamo a prepararci in anticipo, possiamo combattere contro le nostre manifestazioni meccaniche in anticipo, sviluppare controllo, ma quando queste hanno iniziato ad esprimersi, arrestarle è molto più difficile.


Possiamo scrivere delle liste per ogni ostacolo in relazioni alle azioni o situazioni in cui abbiamo visto la sua manifestazione, e se riusciamo a "ricordarci" di questo in tempo, possiamo scoprire molte nuove espressioni e possibilità nelle stesse condizioni esteriori. Se Noi siamo diversi il mondo sarà diverso.

martedì 26 febbraio 2008

Principi 1

In questo articolo, o serie di articoli, vorrei trattare i principi del sistema della Quarta Via e la lettura degli stessi in maniera pratica e funzionale alla nostra esistenza.
Prima di affrontare le idee della Quarta Via vorrei fare una premessa partendo da una citazione di G. I. Gurdjieff:

Non avete nessuna ragione per credermi.
Vi domando di non credere a nulla che non potete verificare per voi stessi…
Se non avete una mente critica, la vostra visita qui è inutile.
G.I. Gurdjieff


Per poter lavorare con il sistema della Quarta Via è necessario avere una mente critica e analitica, ogni idea deve essere compresa, questa parola nel sistema ha un significato particolare, individualmente e concretamente in relazione alla propria esistenza pratica. Senza una mente critica è assolutamente inutile intraprendere un percorso di lavoro perché il rischio minore che corriamo è di imbattersi in qualche ciarlatano dell’esoterismo che tutto al più può insegnarci la scorciatoia per un bravo psichiatra, quello maggiore è quello di perdere la propria sanità mentale per sempre.
Il lavoro su di sé non è qualcosa da proporre come un piatto gustoso del tipo “sai oggi ho mangiato questo perché non lo provi?”, è un percorso duro e insicuro, non è mai garantito nulla e solo attraverso i propri sforzi e comprensioni possiamo sperare di arrivare a ciò che è possibile raggiungere per l’essere umano a livello della vita organica sulla terra.

Premesso questo partiamo dall’idea da cui parte il Sistema, cioè che l’uomo non è realmente consapevole di se stesso e vive, durante il periodo che chiamiamo veglia, in uno stato di sonno, diverso da quello in cui ci troviamo durante la notte, più vicino all’equivalente di uno stato ipnotico, in cui le suggestioni che abbiamo ricevuto indirizzano le nostre azioni al di là della nostra volontà, la quale non viene in sviluppata ed esercitata. Questo perché nessuno può sviluppare qualcosa ed usarla se non ne sente la mancanza o crede di possederla già, e noi non ci accorgiamo che quello che ci accade avviene in maniera automatica.

Ma partiamo dal principio, un bambino non sa distinguere diverse realtà, per lui dai cartoni animati agli essere umani tutto appartiene ad un'unica realtà, crescendo osserva ed assimila il comportamento delle persone che lo circondano, genitori parenti e amici, e inizia, per imitazione e non per ragionamento, a costruire un pantheon di “verità” ed assunti che nel tempo diventano le sue personali suggestioni, gli strumenti per la generazione delle sue risposte agli stimoli dell’ambiente circostante. Ma queste riposte non provengono dalla volontà dell’individuo, ma bensì dal processo automatico di assimilazione casuale delle esperienze.
A questo punto possiamo introdurre l’idea del dormire e per farlo mettiamo in parallelo l’unica forma di sonno che diamo per assunto, il sonno notturno chiamato nel sistema il primo stato, in cui ricarichiamo i nostri accumulatori per il giorno successivo e il sonno nello stato di veglia, chiamato secondo stato.
Nel primo stato siamo scollegati dalla realtà, quello che accade non ci riguarda e non ne abbiamo nessuna memoria consapevole, in questo stato sogniamo, viviamo cioè delle esperienze che sembrano reali, evocano emozioni, ci muoviamo, parliamo, pensiamo e proviamo sensazioni, a tutti gli effetti l’idea di sogno è equiparabile ad un’esperienza reale. Ma il sogno non permane, la memoria di un sogno molto difficilmente è completa, ricordiamo degli sprazzi, e anche se appena svegli ne abbiamo una memoria maggiore poche ore dopo è quasi completamente persa.
Analizzando ora il normale stato di veglia, il secondo stato, in cui viviamo le nostre vite possiamo trovare molti punti di collegamento con il primo stato. Durante il secondo stato non siamo completamente scollegati dalla realtà che ci circonda, come nel primo stato, ma interagiamo con essa in base alle suggestioni della nostra educazione, per questo le risposte che diamo agli stimoli che riceviamo ogni momento, le impressioni, sono, per la quasi totalità dei casi, automatiche; molto raramente provengono dalla nostra essenza, il che vorrebbe dire che sono proprio nostre, essendo questa completamente avvolta dalla falsa personalità. Possiamo anche osservare che non abbiamo una profonda memoria degli eventi che accadono nel secondo stato, sappiamo che abbiamo compiuto delle azioni, ma se proviamo a ricordarle, nella maggior parte dei casi, quello che c’è rimasto è una visione sfocata di ciò che è accaduto, esattamente come il ricordo di un sogno. Capita certe volte che sia difficile distinguere se un sogno avuto nel primo stato è accaduto realmente o no, questo perché, nello stato di veglia, la possibilità di essere consapevoli è presente solo in potenza e non in maniera automatica. Nella vita come nei sogni accadono cose straordinarie, ma la nostra connessione con esse è sempre parziale, analizzando il nostro passato possiamo trovare eventi e situazioni che ricordiamo con maggiore chiarezza; quelli sono i momenti in cui l’incontrarsi di diverse linee di eventi accidentali ci ha portato ad uno stato più elevato di coscienza, registrando l’evento nella nostra memoria.

Per chiarire questo di passaggio da uno stato ad un’altro è utile a questo punto introdurre l’idea di IO. Nel sistema si dice che l’uomo è formato da molti IO, che si riuniscono in gruppi e danno vita a quelle che vengono chiamate personalità. Ma cosa sono questi IO? Ouspensky li definisce:
Un IO è solo un desiderio, una voglia.
E successivamente aggiunge:
Pensate che gli IO sono piccoli e la personalità consiste in desideri già più complicati.

Durante l’età formatoria, e nel corso della nostra vita assimiliamo diversi IO, molti dei quali nel sistema vengono definiti IO immaginari, perché si basano sull’imitazione piuttosto che sulla comprensione e formano quegli strumenti che sono chiamati respingenti che ci permettono, nel secondo stato, di rimanere distaccati dalla realtà e non vedere le contraddizioni che abbiamo in noi.
Facciamo un esempio per meglio capire questa idea: se sono cresciuto in una famiglia molto religiosa, avrò imparato certe nozioni e certi pregiudizi nei riguardi di altre fedi; incontrando una persona che professa un altro credo quello che accadrà in me è quello di essere immediatamente prevenuto verso questa persona e di alzare un muro alla comunicazione o di cercare di forzare, se sono un tipo attivo, per far prevalere le mie ragioni sulle sue. Tutte queste azioni sono il risultato dell’azione dei respingenti che generano una limitazione alle possibili risposte nel momento.

Se iniziamo a vedere e a percepire emozionalmente questa condizione di sonno e suggestione nelle azioni degli uomini e principalmente in noi stessi, ciò che ci circonda, anche nelle sue espressioni più assurde, inizia ad avere un senso. Iniziamo così a creare la possibilità di aprirci ad altri IO, ad entrare in contatto con la realtà; stiamo facendo il primo passo nel terzo stato di coscienza, perché possiamo incominciare a vedere e a non respingere le contraddizioni che si trovano in noi stessi.

La falsa personalità è un gruppo di IO limitato che si oppone alla possibilità di una visione più ampia della realtà perché è formata da pochi IO che per loro natura non permettono l’ingresso di altri, per questo il lavoro è così difficile. Dobbiamo pensare alla falsa personalità come ad un individuo che ragiona in una sola direzione, quando cerchiamo di mostrargli che esistono altre forme di pensiero, più vaste e più ricche egli si oppone perché non è nelle sue possibilità fare questo cambiamento, una visione più ampia lo fa semplicemente scomparire. Questo è un punto molto importante per coloro che intraprendono il viaggio del lavoro, è un intervallo molto delicato in cui una forza esterna deve entrare per aiutare questo passaggio difficile. Questa forza esterna si compone delle verifiche personali, del desiderio, e di un metodo. Gurdjieff dice che perché il lavoro posa iniziare fra le persone è necessario avere una relazione di mutua sincerità e fiducia. Questo è il presupposto per fare entrare il mondo che ci circonda all’interno di noi e per uscire dal sonno del secondo stato.
E’ senza ombra di dubbio un processo difficile e spesso doloroso, la falsa personalità ha una vita propria alla quale non vuole, in maniera meccanica, rinunciare e per questo si dice che il lavoro è l’equivalente di una morte e rinascita, perché dopo tanto tempo distaccarsi e trasformare la falsa personalità nella vera personalità evoca l’emozione di una perdita, di una morte. Questo è uno dei significati del sacrificio nelle scuole esoteriche, superare la menzogna della morte della falsa personalità per permettere la nascita di qualcosa di nuovo.
Ma questo non deve accadere tutto in una volta, il lavoro è un processo lungo e graduale, non si tratta di compiere un omicidio interno ma di costruire una struttura in grado di sostenerci e sostituirsi alla falsa personalità, la personalità di lavoro nutrita dalla volontà. Lo sviluppo della volontà è ciò che sostituisce i respingenti e ci apre alla comprensione.

Ma cerchiamo di essere più pratici. Attraverso lo strumento del ricordo di sé, che significa costruzione della consapevolezza di sé, possiamo ampliare il numero ed i tipi di IO in nostro possesso e creare nuove connessioni più ricche più vaste e all’interno delle quali possiamo muoverci e sviluppare la volontà.
Attraverso l’uso dell’attenzione divisa possiamo essere nel momento in un modo più completo, ma per fare questo è importante ricordare di non ascoltare e seguire subito il flusso dei pensieri automatici, ma di cercare di rallentare, per primo il pensiero e poi la risposta emozionale. Per fare questo possiamo usare sempre il pensiero che, per sua velocità, è lo strumento che è più facile da gestire, ed in questo ci ricolleghiamo alla citazione di G. all’inizio, senza una mente critica non possiamo lavorare.
Un esercizio per sviluppare questo è: quando parliamo con qualcuno di cercare di arrestare i nostri pensieri automatici ed iniziare ad osservare l’altra, il modo in cui parla, il soggetto, come si muove, e ricordando che ognuna di queste osservazioni evocherà in noi una serie di risposte automatiche dobbiamo fare del nostro meglio per arrestarle e cercare di vedere cose nuove che non abbiamo visto fino a quel momento. E’ nell’espansione delle nostre percezioni che risiede la reale costruzione del sé e la possibilità di indirizzare le energie che di solito sono disperse in immaginazione nella costruzione della consapevolezza e della coscienza.
Un altro esercizio per lo sviluppo della consapevolezza è quello di richiamare alla mente tutto quello che sappiamo su un soggetto o oggetto e di comprendere con sincerità: è tutto qui quello che so? Riconoscendo che è possibile e necessario espandere la conoscenza di qualcosa o qualcuno.

L’obiettivo del lavoro è quello di espandere le nostre realtà permettendoci di poter “fare” delle scelte differenti. Nello stato ordinario crediamo di avere la possibilità di rispondere diversamente, ad esempio ricordando un evento passato possiamo pensare che avremmo potuto comportarci in un modo completamente diverso e questo, forse, sarebbe possibile se la situazione si ripetesse in maniera completamente uguale, ma in realtà la risposta che abbiamo dato allora era l’unica che eravamo in grado di dare in quel momento per più ragioni: la prima è perché non essendo presenti nel momento a quello che ci accade creiamo un immagine sfuocata delle cause che hanno portato alla nostra azione. Secondo è che non sappiamo e non possiamo sapere che variabili porterà con se il momento, quindi è praticamente impossibile programmare un azione futura in maniera completa. Terzo le nostre caratteristiche e centro di gravità influiscono in maniera automatica sul tipo di risposte che diamo.

Se, attraverso il lavoro, riusciamo ad espandere la nostra comprensione della realtà, non vi sarà solo una possibilità data dalla nostra risposta automatica, ma svariate possibilità che si esprimono attraverso la nostra comprensione degli elementi che stanno agendo nel momento.
Il lavoro su di sé non è qualcosa a cui si arriva e ci si ferma, è un costante stimolo e sforzo per il miglioramento di sé, se abbiamo espanso la nostra comprensione della realtà possiamo continuare a farlo e dobbiamo continuare a farlo per sempre, ci sono e ci saranno sempre nuove realtà da scoprire e realtà già conosciute da approfondire ed arricchire.

Introducendo l’idea del primo passo nel lavoro pensiamo a questo: come il sonno notturno inizia a finire quando ci stiamo accorgendo di essere addormentati, così il sonno del secondo stato inizia a finire quando iniziamo ad accorgerci di esso, questo è il primo passo, da li in poi il desiderio, lo sforzo e la capacità di aprirsi a nuove comprensioni racchiude la speranza della propria crescita.

Spero che questo articolo sia di aiuto a tutti coloro che sentono il desiderio e lo stimolo al lavoro su di sé, e spero altresì che generi domande e apra lo spazio ad un confronto con i lettori del blog.

Buon Lavoro
E.

mercoledì 20 febbraio 2008

Processo di Rigenerazione



Al livello simbolico è il processo in cui la creatura imita il creatore.

La FORMA agisce sulla MATERIA per organizzarla in qualcosa di completamente nuovo ispirato ad un modello superiore. In natura esistono alcuni esempi di rigenerazione, come il lombrico o la coda della lucertola, nell'uomo, se escludiamo la ricostruzione della pelle in una ferita o la capacità di ricostruzione dei tessuti da parte di certi organi, il processo di rigenerazione è collegato esclusivamente al mondo interiore ed alla psicologia. Ciò che differenzia l'uomo dagli altri animali è la possibilità di diventare conscio di se stesso; questo è il processo di rigenerazione: l'uomo ha la possibilità di ricreare se stesso come essere conscio.
Questo processo è possibile, ma non automatico, cioè può accadere solamente attraverso uno sforzo intenzionale e mirato, gli altri processi che abbiamo studiato fino adesso avvengono anche in assenza di consapevolezza e coscienza.
Se osserviamo il grafico del processo vediamo che la prima forza è la FORMA, rappresentata dall'uomo stesso, in particolar modo dalla parte dell'uomo che desidera lavorare per la coscienza; è quel gruppo di Io che dal centro magnetico si sviluppa successivamente, attraverso il processo di rigenerazione, nel maggiordomo interinale, nel maggiordomo fino a raggiungere la sua massima realizzazione nella coscienza.

Da queste osservazioni appare chiaro che lo stimolo (prima forza) è possibile esclusivamente per quei gruppi di Io che sono in grado, e desiderano, essere presenti, da questo comprendiamo che questo processo dipende da un atto di volontà.

Per questo non possiamo sottrarci all'identificazione in maniera meccanica o automatica, è sempre necessario uno sforzo, perché appena fo sforzo viene meno torniamo nel sonno cioè ad agire in maniera automatica senza nessuna possibilità rigenerativa vale a dire senza nessun possibile cambiamento intenzionale.

La seconda forza nel processo, la MATERIA sono gli Io meccanici che possono essere cambiati dall'azione della volontà (prima forza). Attraverso il lavoro, la costanza e gli sforzi possiamo modificare le parti squilibrate in noi e permettere la creazione e manifestazione di facoltà "superiori" e la crescita della consapevolezza.
In base a cosa la prima forza agisce sulla seconda? La terza forza è il risultato della triade e ne è anche il "motore". Per poter riorganizzare e ricreare noi stessi dobbiamo agire in base ad un obiettivo, ad un principio vitale al di sopra della nostra spinta, un principio ispiratore che diriga i nostri sforzi.
Le idee del sistema e l'insegnamento forniscono la terza forza, la verifica degli stati superiori e di come questi rappresentino e introducano a una vita più completa sono lo stimolo per continuare il lavoro su di se e per verificare dell'esistenza di qualcosa di "superiore." Il maestro e gli studenti sono coloro che rappresentano la manifestazione vivente dei principi del lavoro su di se.

L'immaginazione incontrollata è una condizione meccanica che evidenzia uno stato di sonno, ma l'immaginazione intenzionale è creatività, è l'esperienza del processo di rigenerazione a livello del centro intellettuale, come l'idea di compiere le proprie azioni fisiche in maniera intenzionale rappresenta la rigenerazione del centro motorio. Il centro istintivo è in collegamento alle percezioni del nostro corpo, agli stimoli che ci invia, ad esempio riguardo al cibo che mangiamo, il centro emozionale si rigenera attraverso la considerazione esterna, la capacità cioè di percepire emozionalmente le persone che ci circondano.

Lo strumento attraverso cui tutto quello detto fino ad ora si manifesta è l'attenzione. Un livello di attenzione basso o in stato di fascinazione è la rappresentazione del sonno in cui siamo immersi per la maggior parte del nostro tempo, è una condizione di identificazione con quello che ci circonda e con gli stimoli che riceviamo. Quando una persone inizia a lavorare su di se gli viene insegnata l'idea dell'attenzione divisa, attraverso di essa possiamo essere consapevoli di noi stessi e di quello che stiamo facendo in maniera simultanea, possiamo iniziare a vedere come reagiamo agli stimoli, al fatto che siamo costantemente persi in uno stato di identificazione e di immaginazione e che le nostre azioni non sono il risultato della nostra volontà ma di reazioni automatiche incontrollate. Iniziamo a vedere con maggiore chiarezza la nostra reale condizione e così a fare i primi passi per comprenderla e per poterla, in futuro, cambiare.
Quando l'attenzione viene deliberatamente mantenuta su ciò che sta accadendo e su noi stessi è possibile innescare il processo di rigenerazione. Ma non dobbiamo dimenticare che, perché un processo avvenga devono concorrere in esso tre differenti forze. Così il nostro sforzo è la prima forza (FORMA) rivolto verso l'oggetto (MATERIA) la nostra abitudine, può innescare il processo di rigenerazione solo in presenza di una terza forza (VITA) che nel corso della storia umana ha assunto differenti nomi, Dio, Coscienza, Oro, Sole, Amore, Speranza, Libertà.
Il processo di rigenerazione si esprime nella sua forma, il Ricordo di Se, quando l'attenzione non è più divisa in due ma in tre, per cui lo sforzo di cambiare è finalizzato ad un ideale superiore che pervade le nostre azioni e ci porta a rappresentare con la nostra esistenza qualcosa di più grande che trascende la nostra singola forma.
Nel sistema quel ideale è raggiungere la coscienza, il "faro" e lo stimolo che genera e spinge il nostro lavoro, la sua manifestazione e ciò che permette di essere diversi da quello che siamo.

Benvenuti nel Lavoro

Ho già detto che ci sono persone che hanno fame e sete di verità. Se esaminano i problemi della vita e sono sinceri con se stessi, presto si convinceranno che non è possibile vivere come hanno vissuto ed essere ciò che sono stati fino adesso; che la via d'uscita da questa situazione è necessaria e che l'uomo può sviluppare le sue capacità nascoste e i suoi poteri solo attraverso la pulizia della sua macchina dalla sporcizia che si è appiccicata nel corso della vita. Ma per poter intraprendere questa pulizia in un modo razionale, deve vedere cosa deve essere pulito, dove e come; ma vedere questo per se stesso è quasi impossibile. Per poter vedere qualcosa egli deve guardare dal di fuori; e per questo è necessario aiuto reciproco.
G. I. Gurdjieff.

domenica 17 febbraio 2008

Processo di Guarigione




Invenzione, riorganizzazione.

La malattia, riscoprendo la forma originale della natura, diventa di nuovo canale per la vita, ed è restituita alla salute R. Collin "La Teoria delle Influenze Celesti"

Attraverso il processo di guarigione si ristabilisce un equilibrio in una situazione corrotta da un processo di malattia per permettere alla forza VITA di scorrere di nuovo liberamente. E’ grazie a questo processo che l'organismo si adatta a condizioni difficili o estreme.
Nel processo la prima forza è data dalla MATERIA che, come nel processo di raffinamento, gioca questo ruolo attraverso la sua sola presenza. Nello specifico del processo la materia è la condizione di minima energia in cui arriviamo ad iniziare il processo di guarigione. La materia subisce l’azione della forza neutralizzante con un livello di vibrazioni maggiori che inizia a riorganizzarla per farla tornare a quella che era la sua condizione originaria di sanità ovvero a livello di vibrazioni della forza VITA. Questo avviene attraverso la riscoperta di una condizione di normalità e di contatto con le leggi naturali che governano la vita dell’uomo.
L’azione della prima forza è comprensibile se pensiamo al processo di malattia; il risultato del processo stesso induce il desiderio di essere curato. Così, se sono ammalato, ciò che voglio maggiormente è guarire. Certe volte il processo di guarigione avviene in maniera naturale una volta che le cause della malattia sono rimosse, così ad esempio può succedere che dopo un grande litigio ci sentiamo più calmi, dato che il processo di eliminazione ha aiutato a rimuovere parte della sostanza che generava malattia, e possiamo comunicare in maniera equilibrata. Come gli altri processi la guarigione avviene anche in maniera meccanica.
Quando però il processo di malattia ha raggiunto livelli troppo estesi vi è la necessità di un aiuto esterno, così una ferita che sta infettandosi deve essere trattata da un medico esperto per non degenerare in cancrena.

La terza forza del processo di guarigione risiede nell’emulazione della condizione di guarigione attraverso degli strumenti che, per la loro funzione innalzano il livello di vibrazioni riportando, attraverso un principio di ripristino di energia, quello che è stato danneggiato in una condizione di salute.
Questo principio vale anche a livello intellettuale ed emozionale, durante l’esperienza di un’emozione negativa o subito dopo la sua espressione, quando ancora siamo catturati dall’ottava discendente che è in noi, il modo per iniziare ad uscire è ricordare i momenti in cui non eravamo identificati con quello a cui stiamo credendo nel momento, e comprendere che vi sono altri gruppi di Io ai quali possiamo crede, altrettanto che a quelli negativi, ma che possono riportarci ad una condizione di armonia e controllo.

La guarigione è un’ottava ascendente e come nel processo di eliminazione essa non genera una catena di processi, quando si ha una completa guarigione l'ottava non prosegue oltre, essa ha già raggiunto il suo apice di vibrazioni.

Questo è il processo per mezzo del quale possono essere riparati errori e disastri, un organo danneggiato può tornare alla salute, e l'uomo si può avvicinare alla necessità, per mezzo di una guarigione, di una giusta comprensione delle leggi naturali. R Collin "La Teoria delle Influenze Celesti"

venerdì 15 febbraio 2008

Processo di Crimine



Malattia, Ribellione, CrimineSi ha quando la forma prevale sul principio vitale riducendo quello su cui agisce al livello di vibrazioni più basso, a materia inerte.Questo processo s'innesca attraverso il fallimento di un corretto processo di eliminazione. Se le materie che devono essere eliminate rimangono nell'organismo generano dei veleni che innescano il processo di malattia. E' innescato da un prima forza (FORMA) che è il rifiuto di una funzione superiore che non è stata "assimilata" nel modo corretto, la presenza di materiale che non deve trovarsi in quel luogo genera la malattia. E' un'ottava discendente che per sua natura genera una catena discendente, poiché i prodotti del processo di malattia diventano prima forza (FROMA) per il processo di malattia successivo fino a che un'ottava ascendente (il processo di Guarigione) non intervenga a ristabilire l'equilibrio necessario. Ad esempio nel decorso di una malattia virale se non sono prese delle precauzioni o non vengono somministrate le cure necessarie il decorso della malattia diventa degenerativo.Il processo di malattia riguarda tutti i centri e le funzioni ad essi collegati, così se non eliminiamo correttamente le materie di scarto, proprie di ogni centro, possiamo innescare differenti tipi di malattia. Ad esempio l'impossibilità di esprimere ciò che si è compreso al proprio livello, attraverso una "costrizione" al silenzio o per via di ostacoli dettati dal dominio femminile, dà origine a forti espressioni d'immaginazione incontrollata, a dialoghi interiori interminabili ed a ogni sorta di "sogni ad occhi aperti" che, nel peggiore dei casi, possono diventare cronici e svilupparsi in forme di paranoia e psicosi difficili da curare. Se non riusciamo a gestire la nostra energia emozionale possiamo diventare violenti o essere dominati dalle nostre paure, e non lasciare lo spazio ad altre persone di esprimersi e di poterci aiutare.Nella società contemporanea troviamo moltissimi luoghi comuni e atteggiamenti formatori che sono "la mela avvelenata" germogliata da precedenti processi di crimine e che si manifestano per intere generazioni.Nelle nostre famiglie e nelle nostre vite possiamo testimoniare sopraffazioni e sofferenza creati dalla mancanza di comprensione delle dinaniche umane e delle leggi che governano le cose.Le impressioni che riceviamo sono cibo, se non abbiamo sviluppato degli organi digestivi per esse, quando penetrano in noi (e dobbiamo ricordare che riceviamo un costante flusso di impressioni che non può essere arrestato) è paragonabile al non avere gli enzimi per digerire il cibo organico, l'organismo lo rifiuta. L'uomo ha sviluppato nel corso del tempo, vari strumenti per "eliminare" le impressioni non digerite e che si sono "entrate in conflitto" con la nostra ignoranza i respingenti sono il risultato a volte necessario della necessità dell'uomo di non vedere le cose in modo diverso e proteggere il suo stato di sonno da scontri e frizioni che non potrebbe affrontare. Le impressioni sono il tipo di energia più sottile che riceviamo, questo le rende difficili da digerire senza una adeguata preparazione che richiede sforzi e conoscenza. Le energie che un sano processo digestivo renderebbe disponibili sono quelle che ci permetterebbero di armonizzare la nostra vita e di comprendere piani differenti di esistenza ma, nel momento in cui queste sostanze non vengono digerite correttamente producono i loro veleni, che noi conosciamo, come giudizio, negatività (un centro inesistente formatosi per l'eliminazione dell'energia malate delle impressioni), sospetto, paura, immaginazione negative, avidità, malignità ecc, danneggiando noi stessi e ciò a cui sono rivolte ed innescando a loro volta altri processi degenerativi.Qualcosa che ci fa capire meglio lo svolgersi del processo di crimine è l'idea che esso si basa sul concetto di ottenere qualcosa senza "pagamento" (come il comune furto), questo innesca un debito che se non pagato degenera in crimine, così possiamo avere un debito conoscitivo su qualcuno che, se non pagato, porta al giudizio, o più semplicemente un debito economico che se non pagato porta ad una causa.Il processo di malattia è qualcosa che riguarda noi stessi, non il mondo esterno, ogni volta che siamo testimoni di tale processo dobbiamo cercare di comprendere ciò che lo ha causato e così facendo avviare il processo di guarigione. Possiamo essere testimoni o subire un processo di crimine da parte di qualcuno, ma nel punto dell'ottava in cui ci accorgiamo che è in corso un processo di crimine (l'intervallo) abbiamo la possibilità di deviarlo in un ottava laterale (processo di guarigione), una volta che l'intervallo è passato non sarà possibile fermare il processo nel suo svolgersi fino al prossimo intervallo. Essendo un'ottava discendente il primo intervallo arriva subito, se non riusciamo a deviare l'ottava continuerà senza interruzioni fino quasi alla sua fine, nel punto cioè in cui il secondo intervallo permetterà la deviazione prima della fine del processo.Quando esprimiamo un pensiero a qualcuno e questo non lo capisce o lo respinge, possiamo vedere come per noi l'altra persona "tradisce" le nostre aspettative, così la nostra considerazione interna FORMA, abbassa il nostro ideale di trasmettere qualcosa e generiamo giudizio nei confronti della persona espressione di negatività, in quel momento il nostro desiderio di dare si è trasformato in istinto a distruggere. E' buffo vedere come dalle più nobili intenzioni possa nascere un istinto di violenza e di repressione, questo spiega moltissime condizioni in cui l'uomo e la società si trovano. La difficoltà è che ogni processo ne genera a sua volta un altro, così la persona che secondo la mia comprensione non mi ha capito e che ho giudicato si sentirà ingiustamente aggredita e reagirà, nella maggior parte dei casi, in maniera negativa contribuendo così al ripetersi del processo di crimine che, se non arrestato, può arrivare fino alle estreme conseguenze in cui si raggiunge il massimo livello di materia, la morte di una delle parti in conflitto (questo è il processo psicologico che nutre le guerre). La nostra aspettativa, nell'esempio precedente, è stata il nostro punto debole, il fatto di avere creato una forma immaginaria del nostro ascoltatore invece di essere consapevoli di chi realmente avevamo di fronte è stata l'ignoranza che non ha permesso un sano processo digestivo. Questa ignoranza ci fa essere in balia degli eventi che possono modificare i nostri stati d'animo in ogni momento, questo spiega la mancanza di volontà che non ci permette di essere padroni di noi stessi.Attraverso il processo di crimine eliminiamo sia le materie che naturalmente verrebbero eliminate, sia le sostanze che servirebbero, se digerite correttamente, al benessere, sostentamento e crescita del nostro organismo. Per queste ragioni per l'uomo il cambiamento è quasi impossibile, perché egli, non usando e raffinando i sui organi di digestione, semplicemente elimina la maggior parte delle sostanze che gli sono necessarie per il suo cambiamento di livello d'essere.Attraverso la conoscenza si apprendono nuovi strumenti e con la pratica, l'"essere", si fanno lavorare e si raffinano creando spazio per nuova conoscenza, e più essere, nuova conoscenza (nel senso di una lettura più vasta di quello che già conoscevamo) e così di seguito, crescendo e migliorando se stessi.Dobbiamo incominciare a considerare il processo di malattia nelle nostre vite e trovare strumenti per passare al processo di guarigione ogni volta che ne siamo in grado.